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Se il Pd voleva dimostrare di essere ancora una forza viva, la risposta di Piazza del Popolo dà fiducia al primo partito di opposizione. Gli organizzatori parlano di 50mila presenze, la piazza è gremita anche se non sovraffollata. I numeri sono in linea con quelli di questo periodo storico: molto lontani sia dalle cifre delle manifestazioni contro i governi guidati da Silvio Berlusconi sia da quelli dei cortei della Cgil contro il Jobs Act o contro l’abolizione dell’articolo 18.

Barbe bianche con La Repubblica sotto braccio si affiancano a volti giovani di diverse nazionalità. Le bandiere del Pd si mescolano al tricolore, ormai sdoganato anche nei cortei di sinistra, alle immancabili bandiere con i quattro mori e alle tantissime bandiere d’Europa.

“Noi crediamo nel Partito, è una comunità unica” – dice Luca, giovane militante del Pd pugliese. “Certo il Pd negli ultimi anni ha smarrito la sua anima sociale e dobbiamo riconoscere che il reddito di cittadinanza, seppur pericoloso per i conti dello Stato, è una risposta concreta alle fasce di popolazione in difficoltà. Quelle che il Pd ha dimenticato. E l’abbiamo visto anche alle urne”. Più indulgente, invece, un collega di partito sempre pugliese. “Noi siamo qui per affermare il dovere di avere rispetto delle minoranze, di tutte le minoranze: gli immigrati, i dimenticati delle periferie e chi lotta per i diritti civili” – ci dice Davide – “È importante ricordare che il senso della comunità ci ha consentito di costruire un soggetto molto più ampio dell’Italia come la Comunità Europea, non dobbiamo dimenticarlo”.

Non solo le generazioni più giovani guardano all’Europa e ne fanno un problema centrale del programma di Governo del Partito Democratico. Il tema dell’Europa è centrale nelle preoccupazioni dei militanti che vedono concretizzarsi il rischio di una collisione fatale tra il nostro Paese e le istituzioni europee. “Il congresso deve essere aperto” – dice una militante di Bologna. “Io sono una signora del secolo scorso e le posso dire che ragiono in maniera differente da un ragazzo giovane. Quello che chiediamo è pluralismo e che il Congresso sia aperto a quella famosa “società civile” che per anni ha costituito il sistema nervoso della nostra storia. Anche sull’Europa abbiamo un’idea diversa da quella che porta avanti il partito. Noi la vogliamo più sociale, è così che ce l’avevano promessa”.

In piazza, come promesso, ci sono tutti i big del partito: da Matteo Orfini a Nicola Zingaretti, passando per Maurizio Martina, Carlo Calenda, Graziano Delrio, Andrea Orlando, Maria Elena Boschi, Anna Ascani, Matteo Renzi, Ivan Scalfarotto, Stefano Ceccanti, Paolo Gentiloni e Valeria Fedeli.

Quale sarà il futuro del partito? Questa è una delle domande che serpeggia tra i militanti e che attraversa tutti gli interventi dal palco. “Non sono sceso in piazza per prendermi il partito” – dice Carlo Calenda a Formiche.net . “Sono qui a prendere questo bel sole di settembre, non ci penso proprio a prendermi il partito, sono venuto a fare una bella manifestazione. Dobbiamo partire tutti uniti, nell’opposizione subito e per dare vita a qualcosa di più grande dopo. Ma al momento non è ancora il caso di parlare di congresso”.

Soddisfatto dalla risposta del popolo del Pd anche l’ex ministro alle infrastrutture Graziano Delrio che per il Congresso di gennaio punta su un volto nuovo. “Quello che vediamo oggi é un popolo vero contro il popolo proclamato dal balcone, è una piazza che dice che il Pd deve stare unito e ripartire, che c’è un’Italia seria che capirà presto che le promesse del Governo non sono vere ma semplicemente sono fatte sulle spalle dei giovani e lanciano una seria ipoteca sul futuro di questo Paese” – afferma Graziano Delrio a Formiche.net. “Non c’è nessuna scissione o scioglimento. C’è un grande impegno per riportare le politiche del lavoro e quelle a favore delle imprese siano al centro dell’azione di governo. Per quello che riguarda il Congresso non è ancora tempo di candidature. Tutti noi stiamo cercando di valorizzare le risorse interne al partito io spero che emerga un giovane che, come ha fatto Matteo Renzi nel 2011, riesca a cambiare il linguaggio e l’approccio del Pd. Ora come allora io sono in campo al 100% per supportare un’azione di questo tipo”. Intanto, ad oggi, l’unico candidato che si è fatto avanti in maniera cristallina è il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. “Zingaretti? Adesso vedremo, partirà il confronto, ma credo che all’interno del partito ci siano tante risorse”.

Nessuna scissione o scioglimento in vista anche per Valeria Fedeli, ex ministro dell’Istruzione. “Questa piazza è un grande segnale di passione, di lucidità e di consapevolezza” – sostiene Valeria Fedeli ai microfoni di Formiche.net. “È una piazza che dice ‘abbiamo capito che quello che è avvenuto va combattuto e contrastato’. Secondo me dà un grande segnale al Partito Democratico, non dobbiamo solo resistere ma proporre un’alternativa al governo. Con una piazza come questa il Partito Democratico deve rilanciare le sue ragioni ovviamente cercando di coinvolgere i diversi mondi democratici e ripartire dai nostri valori. L’articolo 3 della Costituzione deve essere la nostra stella polare: superare tutti gli ostacoli che impediscono l’uguaglianza tra le persone in Italia, in Europa e nel mondo”.

 

 

La piazza dà fiducia al Pd. La versione di Calenda, Delrio e Fedeli

Se il Pd voleva dimostrare di essere ancora una forza viva, la risposta di Piazza del Popolo dà fiducia al primo partito di opposizione. Gli organizzatori parlano di 50mila presenze, la piazza è gremita anche se non sovraffollata. I numeri sono in linea con quelli di questo periodo storico: molto lontani sia dalle cifre delle manifestazioni contro i governi guidati…

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