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Il più mitico dei luoghi politici, il Centro, è pressoché scomparso. L’affermazione del tripolarismo all’italiana sembra aver esiliato il Centro e il Centrismo nei manuali di storia politica. Roba dell’altro secolo, quello dominato dalle ideologie e dai due partiti cardine della Prima Repubblica: la Democrazia Cristiana e il Partito comunista.

A dire il vero, dopo la crisi innescata prima dall’uccisione di Aldo Moro e poi dal fenomeno politico-giudiziario di Mani Pulite, avremmo dovuto capire, se solo fossimo stati un po’ più arguti e consapevoli, che una storia politica era ormai finita. Ma come spesso accade, il tramonto dei sistemi politici è lunghissimo. E così è stato in Italia, soprattutto grazie all’invenzione del bipolarismo all’italiana che ha visto i resti della Prima Repubblica fondersi da una parte (il centrosinistra) e le realtà nascenti come Forza Italia di Berlusconi, la Lega di Bossi e l’Alleanza nazionale di Fini coagularsi sul versante opposto (il centrodestra).

Schema politico, quello bipolare, nel quale il Centro politico e sociale ha sempre giocato un ruolo decisivo nel far prevalere l’uno o l’altro fronte. Al punto da far dire ai migliori commentatori politici del tempo che le elezioni si vincevano, appunto, al Centro. E che gli spostamenti di voto di quell’area erano fondamentali perché una parte prevalesse sull’altra.

Il resto è storia più recente: il prevalere di forze sovraniste (di provenienza dalla destra costituzionale) e di forze populiste (dalle radici nella sinistra ma apertamente in rotta di collisione con la sinistra storica) sembra aver mandato in soffitta ogni ambizione centrista. Che sarebbe sciocco svilire nel moderatismo storico, ma che andrebbe piuttosto rivisitata nella prospettiva dell’allargamento dei ceti medi strappati, di generazione in generazione, alla povertà.

Ma oggi il cuore (e anche la tasca) degli italiani si divide solo sulla diversa ricetta delle due forze di governo (Lega e 5 Stelle), nel rispondere alla domanda legittima ed estesa di sicurezza sociale. Se cioè si debba far prevalere un intervento a favore dell’anticipo pensionistico e della flat tax, oppure si debba introdurre uno strumento universale come pensione/reddito di cittadinanza. Dunque opposti interventi (quasi un nuovo bipolarismo) che toccano la pancia di larghi strati popolari. Lì, nel cuore di questa battaglia sulla spesa pubblica si gioca, più ancora che sul versante dell’immigrazione irregolare e in evidente frenata, il futuro dell’occupazione del Centro politico e sociale del Paese. Chi fra i due riuscirà a prevalere in questa contesa sul bilancio pubblico conquisterà il Centro della società per lungo tempo. Lo sa bene Salvini che pure sorride sulla montagna mediatica conquistata con la sua lotta spericolata e talvolta border line all’immigrazione clandestina. Ma lo sa benissimo Di Maio che ha l’urgenza di portare in dote alla sua parte politica la madre di tutti i provvedimenti: pensione/reddito di cittadinanza. Tutto fuorché una scelta simbolica, considerato che da essa dipende la fidelizzazione al grillismo di milioni di elettori, soprattutto meridionali.

Dunque, quella che si gioca in questi giorni, è una battaglia cruciale per occupare il Centro elettorale di un Paese alla ricerca di sicurezze di ogni tipo e che sembra aver abbandonato per sempre la postura moderata. Non si tratta più di immaginare o vaticinare la nascita di un contenitore moderato. Non c’è più il popolo moderato. Quello che poteva percepirsi parte di una classe sociale estesa ma composita che avrebbe avuto, comunque, la sua possibilità di migliorarsi. Principalmente attraverso il lavoro, ma anche attraverso i trasferimenti dello Stato.

Ed eccoci qui, invece, noi italiani, molto cambiati. La lunghissima recessione ci ha disillusi. Ha inchiodato i giovani alla disoccupazione e alla sottoccupazione. Ha fatto crescere in ogni famiglia lo spettro dell’insicurezza. Ed eccoci tutti diventati dei piccoli Robespierre o degli inguaribili Masaniello. Gente, di volta in volta, spietata e furba. Ripiegata comunque sulla propria pancia. In balia di chi offrirà di più. In attesa del Centro che nascerà dall’incontro-scontro fra i nuovi padroni della politica italiana. Sarà paradossale, ma è questa la grande partita che si gioca sulla Legge di stabilità. Fra cuore, tasca e pancia.

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La grande partita della Legge di stabilità, fra cuore, tasca e pancia

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