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Impegno in Niger confermato e convergenza totale tra Roma e Niamey sul controllo dei traffici illegali. È quanto trapela dall’incontro di oggi tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica del Niger Mahamadou Issoufou, in visita a Roma per partecipare alla conferenza del Programma alimentare mondiale (Pam). Dopo i bilaterali con il presidente francese Emmanuel Macron e con la cancelliera tedesca Angela Merkel, inevitabilmente focalizzati sulla questione migratoria, il premier italiano ha affrontato oggi il primo incontro con un leader africano, particolarmente delicato per la discussa missione italiana nel Paese.

L’INCONTRO A PALAZZO CHIGI

Il colloquio a Palazzo Chigi, durato all’incirca due ore, ha toccato tutti i punti dei rapporti tra i due Stati. Tra i dossier più rilevanti, quello della “Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger – Misin”, approvata dal Parlamento allo scadere della scorsa legislatura e soggetta a un acceso dibattito politico. Tra i più critici, proprio gli esponenti delle forze politiche che sostengono ora il governo, in particolare il Movimento 5 Stelle. Per questo c’era grande attesa sull’incontro odierno del premier Conte, chiamato a dare profondità alla “rivalutazione” delle missioni internazionali prevista nel contratto di governo Lega-M5S.

CONVERGENZA TOTALE

Ad ogni modo, come trapela dal bilaterale odierno, l’impegno italiano è stato confermato, mentre il presidente del Consiglio ha incassato da Issoufou anche l’invito a Niamey. Sui rapporti tra i due Paesi, è emersa una piena convergenza. Nel corso del colloquio è stata infatti condivisa l’analisi della situazione del Niger, ritenuto da entrambi la frontiera a sud dell’Europa, soprattutto in considerazione delle condizioni attuali della Libia, per ora non in controllo delle proprie frontiere. I due leader si sono detti poi d’accordo sulla rilevanza geopolitica del controllo dei flussi migratori illegali nell’Africa sub-sahariana, vero terreno di proliferazione di molteplici attività criminali. Sulla missione tutto continua, ma solo nei prossimi giorni si capirà meglio come l’invio del contingente italiano possa proseguire.

I NUMERI DELLA MISSIONE

Il pacchetto missioni approvato dal Parlamento prevede un dispiegamento massimo di 470 militari italiani, 130 veicoli e due aerei. Per primi, una quarantina di soldati italiani del team di ricognizione, guidato dal generale Antonio Maggi, sono arrivati nella base americana di Niamey. Il primo C-130 era arrivato in aprile e il secondo il 28 maggio. L’obiettivo dichiarato è “incrementare le capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’area e il rafforzamento delle capacità di controllo del territorio da parte delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel”.

IL PERCHÉ DELLA MISSIONE

“L’Italia ha più di una ragione per partecipare” a uno sforzo in Niger, spiegava su Airpress Stefano Silvestri, direttore di AffarInternazionali, e consigliere scientifico dell’Istituto affari internazionali (Iai). Primo, “la Libia e la necessità di meglio regolare il flusso dei migranti e la condizione dei clandestini. È illusorio pensare di stabilizzare il Paese se non si pone sotto controllo il flusso di instabilità che viene da sud e che coinvolge, attraverso confini invisibili e porosi, tutte le tribù del Sahara”, aggiungeva l’esperto. Secondo, “accrescere la solidarietà tra europei su terrorismo e criminalità organizzata, e quindi su migrazioni clandestine; partecipare a uno sforzo che vede già in prima linea francesi e tedeschi – rimarcava Silvestri – è un passo importante in questa direzione”.

SUPERATE LE INCOMPRENSIONI?

Inoltre, la “positività” dell’incontro odierno sembra dissolvere le incomprensioni che a più riprese erano emerse nei mesi passati. Sin dall’inizio dell’anno, la missione è stata accompagnata da una serie di messaggi ambigui apparentemente provenienti da Niamey. Prima indiscrezioni di stampa, poi il ministro dell’Interno, e infine lo stesso presidente Issoufou (sempre secondo i media), avrebbero espresso insofferenza per la missione italiana. Lo Stato maggiore della Difesa ha sempre smentito, forte della richiesta proveniente dal Niger e dell’accordo tra i due Paesi. Sui segnali ambigui si sono interrogati molti esperti, rintracciandone le cause in due possibili fattori: questioni interne al governo di Niamey o insoddisfazione francese per l’impegno italiano in una zona che Parigi giudica di sua competenza. Ad ogni modo, l’impressione è che qualcosa nei rapporti tra Italia e Niger non sia andata come previsto. Ora, l’incontro tra Conte e il presidente nigerino pare aver riportato nei ranghi la questione.

Ecco cosa si sono detti il premier Conte e il presidente del Niger Issoufou nell'incontro a Roma

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