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Trascorsi quasi 150 giorni dalle elezioni del 4 marzo scorso e circa 60 dall’inizio dell’attività del governo del prof. Giuseppe Conte, gli annunciati segnali di “cambiamento” evocati con tanta enfasi dai due estensori del “contratto” (Lega e M5S), sono ancora da definire.

L’esecutivo si sta distinguendo più per la sua eccessiva inclinazione mediatica che per un’azione di governo concreta e pregnante. La realtà, infatti, racconta di fluviali esternazioni degli esponenti di governo più in vista, di poche sedute parlamentari per discutere atti legislativi, di parlamentari scarsamente impegnati nelle due Camere. È vero che Casaleggio valuta il Parlamento un inutile orpello, considerato che in futuro, a suo avviso, la democrazia si reggerà sulla “rete”, caso mai quella della piattaforma Rousseau che lui gestisce con molto dinamismo e capacità; per non dire delle scoppiettanti dichiarazioni di Grillo sul sorteggio dei membri da mandare in Senato.

Allo stato bisogna però agire nell’ambito dell’ordinamento istituzionale nato dalla Costituzione del 1948, e ad essa e solo ad essa bisogna riferirsi. Tutto il resto è aria fritta. È giusto, quindi, evidenziare che il governo è preso da frenesia mediatica più che dalla voglia di svolgere azioni concrete di buongoverno. Le dichiarazioni pubbliche a ripetizione di Salvini sui rapporti con l’Ue, con i paesi di origine dei richiedenti asilo, con le Ong, con gli sbarchi di gente che fugge dai pericoli della guerra, con la chiusura dei porti ne sono la chiara prova.

Atti coerenti di governo che riguardano i cittadini italiani, la malavita organizzata al Nord come al Sud, la sicurezza nelle strade, nelle case fino ad oggi non se ne sono visti. Si preferisce insistere su questioni di propaganda piuttosto che agire, come se la campagna elettorale fosse ancora in corso. La stessa questione del Crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici italiani è antica, la si utilizza per fare propaganda. Senza andare troppo indietro nei secoli, si presenta con l’avvento al potere del fascista Mussolini nel 1922.

Fu causa, tra le altre, della spaccatura del PPI di Sturzo e della fine del primo partito di ispirazione cristiana. Anche allora i fascisti, utilizzando malamente una forma di captatio benevolentiae nei confronti dei cattolici, proposero di collocare il Crocifisso nelle aule scolastiche. Oggi qualche bontempone leghista, immaginando di recuperare a buon mercato consensi cattolici al nazionalsovranismo leghista, ripropone la vecchia pratica, dimenticando che per i cattolici c’è il Vangelo a dettare la linea e non raffigurazioni, sia pure di importanza unica e assoluta, che appartengono alla coscienza cristiana.

Chi ama il Crocifisso deve adoperarsi direttamente e indirettamente anche per evitare di causare sofferenze in mare alla povera gente, che arriva sulle coste italiane da paesi meno fortunati del nostro. La Croce è simbolo di redenzione, di accoglienza, di amore, di fraternità, di condivisione della sofferenza. Questo è il significato del Crocifisso per i cattolici, popolo di Dio, e non riserva di caccia per qualche partito in cerca di voti.

La croce del governo. Storia e vangelo sconosciuti

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