Skip to main content

Sono trascorsi 72 anni dalla scomparsa, il 24 agosto 1954, di Alcide De Gasperi e la sua memoria è viva nell’opinione pubblica e nel dibattito politico. Durante i suoi governi (1945-1953), l’Italia realizzò importanti interventi strutturali ed economici per la ricostruzione post-bellica, tra cui la Riforma agraria (749.000 ettari espropriati ai latifondisti e assegnati ai contadini), l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno (infrastrutture, strade e opere idrauliche nel Meridione), il Piano Ina-Casa (due milioni di vani per famiglie a basso reddito), la fondazione dell’Eni (perseguimento dell’autonomia nello sviluppo energetico del Paese), la riforma tributaria ed economica (risanamento del bilancio e ancoraggio dell’Italia a un’economia di mercato aperta e occidentale), la scelta europea, il legame con gli Stati Uniti e l’adesione alla Nato.

Tanto che lo storico Piero Craveri concluse la biografia dello statista trentino scrivendo che l’Italia di oggi è quella disegnata in età degasperiana.

Ma nella rievocazione di tanti meriti non trova posto, pur in tempi di intensa attenzione all’emancipazione femminile, l’innovativo apporto di De Gasperi allo sviluppo del ruolo della donna. E in particolare a quel settore che anche oggi non riluce nel dibattito femminile: la tutela delle lavoratrici madri.

Eppure è un nodo attualissimo, specie in presenza dell’“inverno demografico”, che dovrebbe indurre a misure che consentano alla mamma di conciliare lavoro e cura dei figli. In assenza delle quali, essendo spesso indispensabile lo stipendio della donna accanto a quello del marito per gestire dignitosamente una famiglia, la rinuncia ai figli è consequenziale.

Ebbene, nel corso del sesto governo De Gasperi (27 gennaio 1950-26 luglio 1951) venne compiuto un passo storico per la protezione delle donne con la legge 26 agosto 1950, n. 860, la prima organica e moderna normativa sulla tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri e tappa storica nel percorso voluto dalla Costituzione, che all’articolo 37 recita: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

La riforma rappresentava un forte stacco rispetto al passato perché, dando corso all’attuazione della Costituzione, segnalava come nel dopoguerra il rilievo riconosciuto alle donne fosse un dato di fatto e, perseguendo l’intento di una disciplina più organica di tutta la materia, tendeva, nei limiti oggettivamente consentiti, a una remunerazione adeguata al costo della vita.

Gestì per conto del governo l’iter della legge l’allora ministro del Lavoro Amintore Fanfani, lo stesso statista cui si deve in Costituzione la definizione dell’Italia quale «Repubblica democratica fondata sul lavoro».

Come ricorda in un saggio Angela Maria Bocci, ordinaria di storia economica alla Sapienza di Roma, “i punti fondamentali della legge, in termini sintetici, riguardavano il divieto di licenziamento dall’inizio della gestazione fino al compimento del primo anno di età del bambino; il divieto di adibire le donne in gravidanza al trasporto e al sollevamento di pesi o a lavori pericolosi; l’obbligo all’astensione dal lavoro nei tre mesi precedenti il parto e nelle otto settimane successive. Inoltre venivano previsti periodi di riposo per l’allattamento nonché – elemento fondamentale – il trattamento economico durante le assenze per maternità”.

Traguardi non da poco, tenendo conto delle gracili condizioni economiche del Paese di allora.

La relazione generale sulla situazione economica del Paese presentata dal ministro del Tesoro Pella alla Camera il 30 gennaio 1950 evidenziava infatti che le difficoltà strutturali dell’economia italiana dopo il secondo conflitto mondiale si erano aggravate. Inoltre, con il ministero del Tesoro a Gustavo Del Vecchio e con le Finanze a Pella, il neoministro del Lavoro e della Previdenza sociale Amintore Fanfani si trovò a dover fare i conti con un gabinetto a egemonia liberista che, pur con alcune differenziazioni, tendeva a contenere la linea riformista della politica del lavoro ispirata ai principi della dottrina sociale cristiana.

Ma non mancò l’appoggio risolutore di De Gasperi, secondo il quale la Dc è partito di centro che guarda a sinistra, intendendosi con questa definizione l’irrinunciabile identità popolare e progressista del partito.

Aldo Cazzullo ha contestato che quella frase sia mai stata pronunciata. Ma lo smentiscono i fatti. Quelle parole appaiono in un editoriale de Il Popolo del 10 aprile 1945, firmato da Giulio Andreotti e concordato con De Gasperi, in risposta a una proposta di collaborazione politica di Togliatti, come ricorda Ortensio Zecchino, storico ed ex ministro Dc.

De Gasperi stesso, in un’intervista a Il Messaggero del 17 aprile 1948, proprio alla vigilia delle elezioni del giorno successivo, definisce la Dc «un partito di centro che cammina verso sinistra». Definizione confermata da Andreotti su Sintesi Dialettica del 4 ottobre 2007. Espressione poi richiamata anche dallo storico Pietro Scoppola a Borgo Valsugana il 19 agosto 2004 (“De Gasperi fra passato e presente”).

Il 18 ottobre 1953, in un discorso a Milano, proprio De Gasperi volle dare l’interpretazione autentica della celebre frase: “Se sinistra vuol dire apertura verso il progresso sociale, verso la giustizia per i lavoratori, allora non è vero che noi non andiamo o non vogliamo andare verso sinistra: siamo per principio a sinistra in questo senso” (M. R. Catti De Gasperi, De Gasperi uomo solo, Mondadori, 1964, p. 388).

Come, al di là di ogni sterile disquisizione lessicale, confermano le numerose riforme sociali volute da De Gasperi. Centrismo dunque, come successivamente la “centralità” di Forlani, che pone la DC quale architrave del sistema con esclusione delle ali estreme di destra e di sinistra, e non certo immobilismo sociale.

E oggi?

In Italia, nel maggio 2022, il 42,6% delle mamme tra i 25 e i 54 anni non era occupata e il 39,2% con due o più figli minori disponeva di un contratto di lavoro part-time. Negli altri Paesi, in alcuni va un po’ meglio, in altri peggio. Non è comunque senza significato che il 9 ottobre 2023 l’Accademia delle Scienze di Stoccolma abbia deciso di assegnare il premio Nobel per l’economia a Claudia Goldin, storica dell’economia, economista del lavoro e docente dell’Università di Harvard, che ha dedicato tutta la sua ricerca scientifica allo studio della condizione femminile nel mondo del lavoro.

Vi racconto il sostegno di De Gasperi alle lavoratrici madri. Il ricordo di Girelli

L’eredità di Alcide De Gasperi non riguarda soltanto la ricostruzione economica, la scelta europea e l’adesione alla Nato. La legge del 1950 sulla tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri rivela il volto progressista del suo centrismo e offre ancora oggi spunti per affrontare occupazione femminile, famiglia e crisi demografica. La riflessione di Giorgio Girelli, coordinatore del Centro Studi Sociali “A. De Gasperi”

Chi è (e cosa ha fatto) Lev Shlosberg, il critico della guerra di Putin

Il leader del partito socio-liberale russo Jabloko è stato condannato a 11 anni di carcere per diffondere quelle che il governo di Putin considera informazioni false sulle Forze Armate. Inoltre, il suo partito è stato escluso dalle prossime elezioni

Colleferro, il secondo boato. La battaglia che si combatte dopo l'esplosione

A Colleferro l’esplosione si è sentita a trenta chilometri. La seconda, quella fatta di parole, ha viaggiato molto più lontano. Ed è quella su cui vale la pena ragionare. Il commento di Raffaele Volpi

Gli ori italiani e l'equivoco della retorica multietnica. L'opinione di Monti

I successi degli atleti italiani con origini straniere vengono spesso usati come argomento politico. Ma la vera lezione riguarda altro: la capacità di una società, delle sue istituzioni e dei suoi servizi di valorizzare il talento e trasformarlo in opportunità per tutti. L’opinione di Stefano Monti

Il caso El Dabaa mette nei guai il nucleare russo in Ungheria

Le accuse dell’autorità nucleare egiziana contro Rosatom per difetti, ritardi e presunte violazioni della sicurezza riaccendono i dubbi sul progetto Paks II, costruito con la stessa tecnologia russa, in un momento già difficile per l’iniziativa

Da Palermo a Messina, la lezione dei furti d'arte. E non è (solo) un problema di soldi

Di Alberto Pagani e Carlotta Predosin

I recenti episodi di cronaca riportano al centro una questione cruciale: proteggere opere irripetibili significa costruire una vera cultura della sicurezza. L’analisi di Alberto Pagani è docente a contratto di Geopolitica e Geostrategia all’Università di Bologna, esperto di Intelligence e Guerra Cognitiva, Carlotta Predosin è Art Security Manager e storica dell’arte, con un percorso professionale che unisce tutela del patrimonio culturale, gestione del rischio e sicurezza museale

Russia, dieci nuove basi per i droni al confine con Ucraina e Bielorussia. Cosa cambia per la Nato

Almeno dieci installazioni nuove o ampliate, 59 rampe individuate lungo le regioni russe prossime all’Ucraina e alla Bielorussia e infrastrutture pensate per aumentare il ritmo dei lanci. Un’inchiesta del Telegraph fotografa l’espansione della rete russa per i droni a lungo raggio. Sullo sfondo c’è anche il fianco orientale della Nato, ma capacità militare e intenzione di colpire l’Alleanza restano due piani distinti

Berlino rivede la Casa Russa. Sul centro culturale l’ombra dei servizi di Mosca

Il governo tedesco sta riesaminando lo status giuridico della Casa Russa di Berlino, storico centro culturale controllato da Rossotrudnichestvo. A riaprire il dossier è una valutazione del ministero dell’Interno francese, secondo cui la struttura sarebbe utilizzata come copertura dai servizi d’intelligence russi. La chiusura non è stata decisa, ma Berlino ha davanti una finestra giuridica che potrebbe cambiare il futuro dell’istituto già dal 2027

Phisikk du role - Vi racconto tutte le vite di Francesco Cossiga

Francesco Cossiga fu molto più del Presidente delle picconate. Fu uomo di intelligence, politico colto e irregolare, capace di intuire già nel 1990 che la caduta del Muro avrebbe travolto l’intero sistema politico italiano. La rubrica di Pino Pisicchio

ukraine ucraina

L’offensiva dei droni di Kyiv porta la guerra nel cuore della Russia

Dopo l’attacco record della notte tra sabato e domenica, con circa 822 droni lanciati contro la Russia, Kyiv continua a colpire in profondità mentre Mosca intensifica i raid contro infrastrutture e città ucraine

×

Iscriviti alla newsletter