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Male, molto male ha fatto il ministro Matteo Salvini a scagliarsi contro Roberto Saviano alludendo al tema della scorta, perché evidenzia uno di quegli argomenti su cui il titolare del Viminale sembra ancora non in possesso della piena consapevolezza del ruolo che ricopre.

Malissimo però ha fatto Saviano a rispondergli in quel modo, con un video acido, aggressivo e provocatorio, pieno di astio e senza quel minimo di grazia che un autore del suo livello (cioè mondiale, senza se e senza ma) dovrebbe aver imparato ad usare.

Questo il malinconico bilancio di una polemica che lascia l’amaro in bocca, perché vede contrapposti due personaggi certamente lontani tra loro anni luce, ma non per questo automaticamente destinati a scendere così in basso nel livello dello scontro. Salvini è l’indiscutibile protagonista della scena politica e sta esercitando con energia formidabile il suo doppio ruolo di capo politico e di Ministro dell’Interno.

Fa bene a battersi sui temi che hanno indotto milioni di italiani a votarlo, fa male quando sembra non capire cosa vuole dire essere il responsabile della sicurezza nazionale. In Italia la malavita organizzata non è uno scherzo, siamo tra i paesi del mondo a più elevata densità mafiosa e certamente siamo in testa alla classifica tra le democrazie occidentali.

Il sistema di protezione delle persone minacciate ha delicatissimi equilibri, custoditi da professionisti di grande esperienza che debbono essere tenuti al riparo da polemiche politiche su questo o quel dispositivo, anche perché occorre guardare non tanto all’oggi (quando la protezione c’è) ma soprattutto al domani (quando magari la si revoca): proprio lì c’è il momento più delicato.

La mafia non dimentica, e neppure la camorra. Possono aspettare anni e anche decenni prima di consumare la loro vendetta di sangue, tramandando di generazione in generazione un ordine di morte che mantiene intatta la sua mostruosa efficacia. I ministri passano, i problemi di sicurezza e di lotta alla malavita restano: per questo il vertice politico del Viminale non deve mai scendere dal suo livello di responsabilità, che è sempre di carattere generale e non è chiamato a decidere di questa o quella situazione.

E comunque basterebbe a Salvini avere un poco di memoria storica per tornare a qualche anno fa, quando proprio un suo predecessore (Claudio Scajola) si giocò la poltrona proprio in tema di scorta (quella del povero Marco Biagi).

Però va ribadito che anche la reazione di Saviano è stonata, con addirittura un riferimento a personaggi vicini alle cosche calabresi presenti ad un comizio di Salvini a Rosarno.

Come se uno che parla dal palco fosse responsabile in qualche modo di tutti quelli che lo vanno ad ascoltare in piazza. Gomorra e l’intera produzione di Roberto Saviano sono motivo di orgoglio per noi italiani e sono prova di un lavoro serio e coraggioso fatto da un giornalista e narratore di prima grandezza, giustamente celebrato in tutto il mondo.

Questo è il Saviano che ci piace, non quello della battaglia di parole con il ministro dell’Interno del suo Paese. Ecco perché diciamo che tanto Salvini quanto Saviano hanno perso un’ottima occasione. Per stare zitti.

salvini

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