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L’India, il Paese più popoloso del mondo e destinato a diventare presto la seconda economia globale, è stata inclusa nel nuovo pacchetto tariffario annunciato da Washington. Le misure, volute dal presidente Donald Trump, prevedono dazi fino al 26% su alcune categorie di importazioni. Pur rappresentando un elemento di attenzione per New Delhi, si tratta di un fattore con cui il Paese può confrontarsi facendo leva su solidi fondamentali economici e una crescente centralità nello scenario globale.

Secondo un’analisi dell’European Centre for International Political Economy (ECIPE), l’India si trova in una fase cruciale nella definizione della propria strategia commerciale. Alcune tendenze interne, come il protezionismo selettivo e un certo scetticismo verso la globalizzazione, stanno ridisegnando i rapporti economici esterni, mentre i cambiamenti tecnologici e strutturali stanno mutando profondamente le regole del commercio internazionale.

Lo studio individua tre possibili traiettorie strategiche. La prima è un approccio difensivo, definito “Trade Zero”, che punta a sostenere la crescita interna utilizzando il commercio in modo funzionale alla gestione della produzione nazionale. La seconda, detta “Diet Trade”, valorizza i legami esistenti con partner economici consolidati, concentrandosi su beni e servizi ad alto valore aggiunto e rafforzando il ruolo della diplomazia economica. La terza via, “Trade Regular”, propone un’integrazione commerciale più ampia e strutturata, attraverso il rinnovamento degli accordi esistenti, la firma di nuovi patti e l’avvio di riforme interne, con l’obiettivo di fare dell’India un hub connettivo tra le principali aree economiche globali.

Secondo Fredrik Erixon, coautore dell’analisi, la politica commerciale indiana dovrà anche confrontarsi con logiche internazionali che tendono a privilegiare scambi bilanciati tra partner, talvolta secondo criteri poco flessibili. Tuttavia, l’India dispone di leve importanti per mantenere un ruolo centrale: un settore dei servizi altamente competitivo, esportazioni manifatturiere in crescita e relazioni solide con economie avanzate come Stati Uniti e Unione Europea.

Questi elementi dimostrano la capacità dell’India di adattarsi alle nuove dinamiche globali e di posizionarsi sempre più come un attore ad alto valore aggiunto nelle filiere internazionali. Per sostenere questa traiettoria servirà una spinta verso una maggiore integrazione economica e un rafforzamento delle politiche settoriali nei comparti più dinamici.

Parallelamente, si rafforzano le relazioni strategiche con partner chiave. Un segnale in questa direzione è arrivato durante l’incontro “India e Italia. Rotte di incontro tra Oriente e Occidente”, ospitato il 2 aprile al Senato della Repubblica e documentato da Radio Radicale. Nel corso dell’evento, rappresentanti istituzionali, accademici e imprenditori hanno discusso le potenzialità del partenariato tra i due Paesi, sottolineando la crescente convergenza su temi come la crescita inclusiva, la trasformazione industriale e la cooperazione internazionale. Ne è emerso un quadro di opportunità concrete: l’Italia, forte della sua tradizione manifatturiera e della sua capacità di innovazione, e l’India, protagonista della nuova globalizzazione, possono costruire insieme una piattaforma di dialogo e scambio tra economie complementari, rafforzando i legami tra Oriente e Occidente in una fase cruciale per gli equilibri globali.

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