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Dopo le sanzioni lo strappo diplomatico. Bruxelles esce allo scoperto e condanna apertamente, senza giri di parole, l’uccisione dell’ex spia russa Sergei Skripal e l’avvelenamento di sua figlia Yulia a Salisbury puntando il dito contro Mosca. Lo fa con un comunicato al vetriolo del Consiglio Europeo, assai più diretto della dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri di inizio settimana, che incolpa direttamente il Cremlino per l’omicidio, dal momento che “è altamente probabile che la Federazione Russa sia responsabile e non c’è altra spiegazione plausibile”. Ma soprattutto annunciando il ritiro dell’ambasciatore Ue a Mosca, il tedesco Markus Ederer, cui è stato chiesto di fare ritorno questo giovedì notte.

La notizia si è diffusa con un tam tam di indiscrezioni partito da una dichiarazione del primo ministro olandese Mark Rutte ed è stata confermata dal primo ministro irlandese Leo Varadkar. Giovedì sera si è tenuta a Bruxelles una cena dei leader dei Paesi membri alla vigilia del Consiglio Europeo di venerdì. La solidarietà a Theresa May per il caso Skripal, ha ricordato il presidente Donald Tusk su twitter, è stata unanime. Il comunicato congiunto non lascia spazio a interpretazioni: “esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà con il Regno Unito dinnanzi a questa grave minaccia alla nostra sicurezza comune […] Gli Stati membri decideranno sulle conseguenze da prendere alla luce delle risposte che saranno fornite dalle autorità russe”.

Non mancano invece remore sulle misure diplomatiche che i singoli Stati membri adotteranno contro la Russia di Vladimir Putin. Non tutti infatti sono pronti ad espellere i diplomatici russi e a ritirare i propri ambasciatori da Mosca. Theresa May, che prima della cena ha avuto un briefing con Emmanuel Macron e Angela Merkel, può senz’altro contare sulla pronta reazione di Francia e Germania, che a pochi giorni dall’omicidio di Skripal avevano firmato un comunicato congiunto di condanna al Cremlino assieme agli Stati Uniti. Al coro si uniranno subito anche alcuni Stati del gruppo di Visegrad, Polonia in testa, mentre il ministro degli Esteri della Lituania Linas Linkevičius, scrive il Guardian, ha espresso dubbi sull’opportunità di far giocare i mondiali in Russia, perché sarebbe poco intelligente “rendere la Russia fiera di essere la capitale di questa religione mondiale che è il calcio”.

Più cauto il premier del Lussemburgo Xavier Bettel, così come il primo ministro greco Alexis Tsipras, che ha espresso la solidarietà a Theresa May e al popolo britannico, ma al tempo stesso ha ricordato che “c’è bisogno di indagare” prima di accusare Mosca. Sarà invece più difficile, se non impossibile, convincere Stati membri come Ungheria, Bulgaria e Slovacchia a seguire gli alleati nella strategia “occhio per occhio” contro Putin. Rimane infine il rebus Italia: il governo Gentiloni fin da subito ha scelto di usare cautela rifiutando la linea dura di Parigi, Berlino e Washington. Molto dipenderà dalla coalizione di governo che riuscirà ad ottenere la fiducia dalle Camere: se infatti il Movimento Cinque Stelle non si è espresso pubblicamente sul caso Skripal, il leader della Lega Matteo Salvini ha già manifestato tutti i suoi dubbi sulle accuse a Mosca, definendo le sanzioni europee “una follia culturale, economica e commerciale”.

“Il comunicato lascia dei margini di flessibilità, l’attuazione dell’eventuale misura rimane nella discrezione dei singoli Stati membri” commenta ai microfoni di Formiche.net Ferdinando Nelli Feroci, già Rappresentate Permanente dell’Italia a Bruxelles e Commissario europeo, oggi presidente dell’Istituto Affari Internazionali (Iai), “credo che l’Italia dovrebbe ancora aspettare qualche giorno per vedere se ci sono prove di un coinvolgimento diretto di autorità governative russe nella vicenda Skripal”. Certo, aggiunge l’ambasciatore, “tutto lascia intendere che questo sia il caso, ma ritengo giusto attendere prima di prendere decisioni come l’espulsione dei diplomatici russi o il richiamo dell’ambasciatore italiano a Mosca. Al momento la decisione del Consiglio Europeo mi sembra sufficiente”.

La reazione del Cremlino al comunicato del Consiglio Europeo non si è fatta attendere. A parlare è stato il portavoce del presidente Putin Dmitry Peskov, che punta il dito soprattutto contro la formula usata da Bruxelles per condannare le ingerenze russe. “Noi deploriamo il fatto che ancora una volta tali misure siano prese usando la dicitura “molto probabilmente” ha detto alla stampa. “Noi non vediamo ancora alcun fatto” ha invece rincarato il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, secondo cui l’assenza di prove certe “fa pensare che tutto questo sia una provocazione”.

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