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La Corte Costituzionale dice sì alla riforma delle banche popolari, voluta per decreto nel 2015 dall’allora governo Renzi. Ma non tutti i soggetti coinvolti sono d’accordo e qualcuno spera ancora, tanto da voler portare la questione davanti alla Corte Ue di Strasburgo. Piccolo passo indietro.

Ieri la Consulta ha respinto come infondate le istanze di costituzionalità sollevate dal Consiglio di Stato sulla riforma delle banche popolari. Nel dettaglio, la Consulta si è espressa sulla parte della norma in cui si prevede una limitazione al rimborso in caso di recesso del socio in seguito alla trasformazione della popolare in spa. “Le questioni sono state ritenute infondate”, spiega la nota della Corte Costituzionale, confermando che sussistevano i presupposti di necessità e urgenza per il decreto legge. Modalità da sempre avversata da Assopopolari, l’associazione delle banche popolari. “Prendiamo atto della decisione della Consulta – ha commentato Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari -. In attesa di conoscerne le motivazioni si può solo dire che la sentenza premia la stabilità del sistema, riforma delle Popolari compresa. La giustizia amministrativa dovrà comunque occuparsene ancora. La sentenza della Consulta non blocca in ogni caso le indagini penali in corso” (qui l’intervista del presidente Corrado Sforza Fogliani a Formiche.net)..

Lo scontro riguardava in particolare la delega per stabilire, di volta in volta, quando limitare il rimborso in caso di recesso se questo va a erodere i requisiti patrimoniali della banca (il Cet1). Banca d’Italia ha redatto una circolare che estende la limitazione all’azzeramento del rimborso, con un rinvio sine die. La base giuridica per la limitazione risiede in un regolamento comunitario che concede la facoltà all’organo di vigilanza di limitare o rinviare il rimborso del recesso se questo è incompatibile con i requisiti prudenziali dell’istituto di credito. Un conto, però, è la limitazione, un altro è l’azzeramento, come si configura il rinvio sine die consentito dalla vigilanza italiana.

Adesso che cosa succede? Il Consiglio di Stato non potrà fare altro che adeguare il proprio orientamento recependo a sua volta quello espresso dai giudici costituzionali sulle popolari. Dunque, la riforma entrerà nel pieno della propria operatività con le ultime due popolari rimaste ancora fuori dalla trasformazione in spa, Sondrio e Bari, che dovranno affrettarsi per varare in tempo il cambio di statuto. Ma se a Bari hanno accolto la decisione della Consulta con favore, a Sondrio le acque sono più agitate.

“Accogliamo con favore il pronunciamento della Suprema Corte, che pone fine ad una situazione di grande incertezza, che fin dal dicembre 2016 ha condizionato le scelte strategiche dell’Istituto e ha generato diffuse preoccupazioni negli stakeholders sull’esito del pronunciamento”, hanno fatto sapere dall’istituto guidato da Giorgio Papa.

“La conferma della costituzionalità dell’impianto normativo di riforma pone ora la Banca Popolare di Bari e i suoi soci sullo stesso piano delle altre ex cooperative che hanno già realizzato la trasformazione e consente di programmare con consapevolezza il futuro percorso di cambiamento, prodromico al perseguimento degli obiettivi di ulteriore crescita e rafforzamento a sostegno dei territori in cui la banca è storicamente presente”.

Chi invece non molla è l’avvocato che sta perorando la causa di un gruppo di soci della popolare lombarda, Francesco Savaerio Marini. “Siamo pronti ad andare alla Corte di Strasburgo. Se nella sentenza leggeremo che il rimborso si può escludere integralmente in caso di recesso del socio per la trasformazione in spa, ricorreremo, sperando in un giudice più lontano dal sistema istituzionale e bancario italiano”. Con questa sentenza, spiega, si dice che “il sistema bancario e la sua stabilità prevalgono sui diritti dei risparmiatori e, in generale, del singolo. Mi auguro che la Corte non arrivi a tanto”. Insomma, la guerra continua.

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