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Avversari un tempo, forse. Oggi un po’ meno. E poi, ciò che non divide, unisce. Soprattutto se si parla di Ilva. Una strana coppia quella vista ieri intorno al tavolo dell’Istituto Luigi Sturzo:  Giulio Tremonti, ex ministro dell’Economia (nella fotoqui l’intervista a Formiche.net) e Maurizio Landini, ex leader Fiom. Riuniti in occasione del convegno A come acciaio, B come banche, nel corso del quale è stato presentato Rinascimento, libro manifesto dell’omonimo movimento fondato da Tremonti con Vittorio Sgarbi.

SE (IN ITALIA) COMANDA LO STRANIERO

Tremonti è partito forte,  da uno dei grandi mali dell’Italia. L’incapacità di tenersi stretta la propria industria. Riferimento nemmeno troppo esplicito al caso Ilva, su cui l’attuale governo si è macchiato di un peccato originale. “Averla venduta agli stranieri, agli indiani di Arcelor Mittal. Questi sono i tempi della chiamata allo straniero”. Tremonti ha anche un colpevole, il ministro dello sviluppo Carlo Calenda. “Non può essere mercatista sull’Ilva e colbertista su altre cose italiane, oppure andare in Francia e farsi fare prigioniero”.

PROTEZIONISMO STILE LANDINI

Sulla questione della scarsa protezione dell’industria italiana dalla concorrenza straniera, sollevata da Tremonti, ha detto la sua anche Landini. Che ha citato in proposito l’esempio dei costruttori di autobus. “In Francia o in Germania a differenza dell’Italia non è che non esista la concorrenza ma ci sono dei vincoli. Se un’azienda vince una gara nei trasporti può anche essere straniera rispetto al Paese dove si aggiudica la gara ma ha un vincolo. Quello cioè di produrre per il 60%-70% nel Paese dove vince l’appalto. E parlo di tutta la filiera a monte della costruzione di un bus”.

CDP, ORGOGLIO DI TREMONTI

Il Tremonti pensiero e il Landini pensiero hanno però trovato un’inaspettata convergenza proprio sul tema dell’Ilva. A Tremonti non va giù l’attuale destino dell’acciaieria di Taranto e nemmeno a Landini. Il jolly per i due, ci sarebbe: la Cassa Depositi e Prestiti. Perchè, dice Tremonti, La vendita dell’Ilva “è l’unico caso in cui un governo fa una gara, partecipa con la Cdp e perde perchè la dà agli indiani, che non comprano l’azienda ma comprano il mercato per produrre dove vogliono”. Di qui l’orgoglio tremontiano. La Cdp, ha proseguito Tremonti, “l’ho inventata io, è nata per l’acciaio, per la grande industria e quindi è giusto che abbia un ruolo sull’Ilva”.

LA SPONDA DI LANDINI

Pronta la sponda dell’ex leader delle tute blu. “Come è possibile fare una gara in cui ci sono due soggetti, in uno c’è la Cdp, ed è comunque in grado di perderla?” Come sindacato, ha proseguito Landini, “non possiamo che fare i conti con il soggetto che si è presentato al tavolo” anche se “abbiamo chiesto che Cdp entri nella nuova società perchè così ci sia un minimo di controllo pubblico. Anche io vedo un vuoto”.

Ilva, Cdp e Calenda. L’asse d’acciaio Landini-Tremonti

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