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Da Mosca è arrivata una prima risposta “ufficiale” alla proposta del cessate il fuoco emersa in seguito al colloquio tra Stati Uniti e Ucraina avvenuto pochi giorni fa in Arabia Saudita. Durante una conferenza stampa congiunta con il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, tenutasi al termine di un bilaterale tra i due, il presidente russo Vladimir Putin ha affrontato la questione di un’eventuale interruzione degli scontri lungo la linea del fronte per un periodo di trenta giorni. Fornendo uno spiraglio di apertura, ma senza segnare uno spostamento della posizione diplomatica assunta in precedenza dal Cremlino. “Siamo d’accordo con la proposta di cessare le ostilità. Ma crediamo che questa cessazione debba portare a una pace a lungo termine ed eliminare le cause profonde del conflitto”, sono le parole usate dal presidente russo, che ha ribadito come l’invasione terrestre lanciata nel febbraio del 2022 fosse legittimata dalla “necessità” di proteggere la popolazione russofona nell’est del Paese, ed è tornato ad attaccare l’Alleanza Atlantica per il suo tentativo di avvicinare le proprie truppe al confine occidentale della Russia.

Putin si è anche soffermato su alcune questioni prettamente legate all’implementazione del cessate il fuoco, dal destino dei soldati ucraini presenti in suolo russo nella regione del Kursk (dove le forze armate di Mosca stanno portando avanti una controffensiva che ha spinto le truppe di Kyiv a ritirarsi dalla maggior parte del territorio occupato dall’agosto del 2024) al come impedire alle forze armate ucraine di riarmarsi e riorganizzarsi durante la pausa dai combattimenti, in un momento in cui l’esercito di Mosca “sta accrescendo il proprio vantaggio sul campo di battaglia”. Il leader russo ha chiesto di avere ulteriori dettagli dalla Casa Bianca riguardo alla proposta di tregua, aggiungendo che avrebbe potuto discutere al riguardo “in una conversazione telefonica con il presidente Trump”.

Telefonata che potrebbe avvenire già oggi, secondo quanto dichiarato dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, il quale ha specificato che la tempistica del colloquio sarà decisa dopo che l’inviato speciale del presidente Usa Steve Witkoff avrà informato Trump dell’esito dei colloqui con il leader russo che si sono tenuti ieri. “Attraverso Witkoff, Putin ha trasmesso informazioni e segnali aggiuntivi al presidente Trump”, ha aggiunto Peskov, affermando anche che “ci sono ragioni per essere cautamente ottimisti”.

Ottimismo che sembra essere condiviso anche dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, con il Presidente statunitense Donald Trump che si è detto disposto a parlare con Putin per telefono, che ha definito “molto promettente” la sua dichiarazione e ha detto di sperare che Mosca “faccia la cosa giusta”. “Ora vedremo se la Russia è pronta o meno, e se non lo è, sarà un momento molto deludente per il mondo”, ha aggiunto Trump.

La dichiarazione di Putin mette fine alle speculazioni (o, per meglio dire, al rumore) delle scorse ore, dove esponenti di alto livello dell’amministrazione russa avevano rilasciato dichiarazioni sparse riguardo alla proposta di tregua avanzata dagli Usa. Ma conferma l’approccio temporeggiante.

Elina Ribakova, senior fellow presso il Peterson Institute for International Economics, ha rilasciato una dichiarazione riportata dal Financial Times dove afferma che Putin non vuole essere incolpato di aver ostacolato l’accordo di Trump, ma non sente la pressione di “fare marcia indietro rispetto alle sue richieste massimaliste”, specificando che al Cremlino “vogliono giocare al gioco del pollo con gli Stati Uniti, per vedere cosa farà [Trump] se la Russia fingerà di stare al gioco e proporrà un ‘cessate il fuoco incondizionato’ altamente condizionato”.

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