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Il tema dell’indipendenza della Catalogna non riguarda solo la Spagna. Anche i rapporti con l’Unione Europa potrebbero subire contraccolpi. Il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, ha detto che rispetta la decisione della Catalogna. Non si è pronunciato sul referendum del 1° ottobre, ma ha detto che “se un giorno la secessione diventerà realtà, con l’approvazione del Tribunale Costituzionale e il Parlamento spagnolo, il giorno dopo la Catalogna sarà fuori dall’Unione Europea”. La regione, una volta indipendente, dovrà sottoporsi al comune processo per l’ingresso.

OPZIONE DI UN INGRESSO EXPRESS?

Luca Bellizzi, delegato della Generalitat in Italia, ha detto in un’intervista a Formiche.net che non ci saranno effetti per l’Europa dopo un’ipotetica indipendenza catalana: “La Catalogna resta europeista. Le conseguenze che ci saranno dipendono dalle reazioni della Spagna in caso di secessione se, come disse l’ex ministro degli Affari esteri, fuori dalla Spagna la Catalogna resterà nel limbo perché imporrano il veto”. Secondo Bellizzi, il 20 per cento del Pil spagnolo è nella regione catalogna e in Spagna ci sono circa 600 imprese italiane, di cui l’80 per cento è in Catalogna, oltre a 48mila cittadini italiani: “Siamo convinti – conclude – che per problemi pratici l’Unione europea proporrà soluzioni pratiche e ci sarà magari un ingresso express, per gli interessi dell’Europa”.

LA DIPENDENZA COMMERCIALE CATALANA

Non tutti però la pensano allo stesso modo. Anche perché a perdere, in termini quantitativi, saranno soprattutto i catalani. In un articolo pubblicato sul quotidiano Cinco Días, Benito Cadenas Noreña, professore di Economia alla Schiller International University, sostiene che “l’incredibile crescita del commercio estero della Catalogna si deve al mercato europeo”. A beneficiare la regione ci sono l’Accordo Preferenziale firmato dalla Spagna nel 1970 e l’entrata del Paese come membro a pieno diritto nel 1986. La dipendenza dell’economia catalana dal commercio estero rappresenta il 50 per cento del Pil. Secondo l’impresa Intereg, il 35 per cento delle esportazioni sono destinate ad altre regioni della Spagna e circa il 45 per cento ad altri Paesi europei. “Questo rappresenta un terzo del Pil della regione – indica Cadenas Noreña -. Si sta mettendo in gioco il rapporto giuridico con la Spagna e questo comporta un cambiamento nei rapporti con l’Ue”.

PERDITA DELLA COMPETITIVITÀ

Con l’uscita della Catalogna dall’Unione europea, ci sarebbe una riduzione della produzione, sommata all’aumento dei prezzi catalani nei mercati internazionali. I dazi aumenterebbero di circa il 9 per cento, secondo un report dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocde). Un’importante perdita di competitività che si rifletterebbe sugli stipendi e il tasso di occupazione.

I PRIVILEGI DEL FINANZIAMENTO EUROPEO

Tra il 2007 e il 2013, la Catalogna ha ricevuto 1,4 miliardi di euro di fondi europei. Nel bilancio 2014-2020, sono stati stanziati altri 1,4 miliardi di euro, secondo l’Accordo di Associazione firmato tra la Spagna e la Commissione europea. In termini assoluti, la Catalogna è la quarta comunità autonoma spagnola con più privilegi, dopo l’Andalusia, Extremadura e Castilla La Mancha. La Catalogna non ha raggiunto gli obiettivi del deficit e debito e ha dovuto attingere ai fondi statali per pagare la spesa pubblica.

IL MODELLO DELLA NORVEGIA

“La Catalogna dovrebbe avere nell’Unione Europea uno status simile alla Norvegia, che permette la libera circolazione di servizi e merce, o come Svizzera e Andorra, che appartengono allo Spazio Economico Europeo”, ha scritto Cadenas Noreña. La Catalogna potrebbe restare nella zona euro, ma forse non potrebbe influire nella politica monetaria e subirebbe restrizioni della Banca Centrale Europa per il finanziamento del debito.

INTERESSI ECONOMICI E SOCIALI

Per Alfonso González, professore di Diritto dell’Unione Europea all’Università Rovira i Virgili di Tarragona, le strade giuridiche che potrebbe seguire l’Unione europea sono diverse. Nel caso si dovesse decidere per l’esclusione definitiva della Catalogna, “gli interessi economici e sociali degli Stati membri e del nuovo Stato sarebbero colpiti negativamente. Il problema si potrebbe risolvere con una soluzione pragmatica per evitare la rottura tra l’Ue e il nuovo Stato”.

RISCHIO DI CONTAGIO

Jean-Claude Piris, già direttore generale del servizio giuridico dell’Ue dal 1998 al 2010, pensa che sia un’illusione credere che una dichiarazione unilaterale d’indipendenza potrebbe contare con il sostegno di altri Paesi dell’Unione europea. È una misura che va contro i Trattati europei e gli interessi e la stabilità di molti Stati membri: “Come esperto giuridico dell’Ue – ha scritto sul quotidiano El Pais -, esperto di diritto internazionale pubblico e diritto costituzionale, ma soprattutto come cittadino che crede e lavora per il grande progetto politico dell’integrazione europea, penso che chi sostiene che l’Unione Europea accetterà una Catalogna indipendente dimostra di non conoscere il diritto che si applica alle realtà politiche degli Stati membri dell’Ue. […] Dal punto di vista di molti leader, nessuno difenderà questa posizione. Sarebbe rischiare di aprire la porta ad un possibile contagio e provocare nuovi problemi interni. […] La diplomazia della discrezione è una cosa, ma la realtà politica dei Paesi è un’altra”.

Tutte le prime tensioni fra Catalogna e Unione europea

Il tema dell’indipendenza della Catalogna non riguarda solo la Spagna. Anche i rapporti con l’Unione Europa potrebbero subire contraccolpi. Il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, ha detto che rispetta la decisione della Catalogna. Non si è pronunciato sul referendum del 1° ottobre, ma ha detto che “se un giorno la secessione diventerà realtà, con l’approvazione del Tribunale Costituzionale e…

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