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La dimensione sottomarina è oggi interessata da rapidi sviluppi che non solo sollevano complesse questioni di carattere scientifico e tecnologico, ma richiedono anche un confronto sul piano giuridico. Un primo bilancio a caldo del convegno tenutosi all’Università Milano-Bicocca, con interventi del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, di diplomatici, giuristi ed esponenti dell’industria nazionale, indica che l’obiettivo di approfondire tutti gli aspetti della dimensione subacquea è stato raggiunto. Particolare attenzione è stata riservata alle questioni giuridiche.

Ad esempio, il regime della navigazione di superficie, uno dei più antichi esempi di diritto internazionale consuetudinario, può essere applicato anche alla navigazione subacquea civile, a condizione che vengano rispettati i diritti dello Stato costiero sulla sua piattaforma continentale e sulla zona economica esclusiva (Zee). La protezione di condotte e cavi sottomarini è garantita da norme di antica origine – ora recepite nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) – che, tuttavia, non tengono conto della realtà attuale della minaccia ibrida all’integrità di tali infrastrutture. Poiché queste sono considerate critiche per la sicurezza e il funzionamento delle nazioni di arrivo, emerge l’esigenza di avviare un processo di aggiornamento normativo a livello internazionale. Nell’attesa, i rischi dovranno essere affrontati con le disposizioni attualmente in vigore.

Se l’operatività dei mezzi sottomarini militari è già disciplinata da un quadro normativo specifico, lo stesso non si può dire per il crescente numero di mezzi operati da personale civile. Questi, come nel caso del Titan – sinistrato nel giugno 2023 al largo dei Grandi Banchi di Terranova – sfuggono ai sistemi di registrazione, certificazione e controllo previsti per i mezzi di superficie. Inoltre, non è chiaro quali siano le organizzazioni internazionali e le amministrazioni nazionali competenti in materia. Chi può garantire interventi efficaci in situazioni di emergenza a decine o centinaia di metri di profondità? Quali sono i rischi imprenditoriali e le soluzioni disponibili per la tutela degli investimenti nella dimensione sottomarina? Chi dirime le controversie tra privati o tra Stati nel caso di attività confliggenti sui fondali e nella colonna d’acqua? 

Durante il convegno sono state illustrate le iniziative nazionali pionieristiche legate all’istituzione di un Polo Nazionale per la Subacquea e alla creazione di un’Agenzia per la Sicurezza delle Attività Sottomarine. Quest’ultima avrà il compito di tutelare le «infrastrutture subacquee di interesse nazionale», ovvero quelle designate come tali a livello politico se: 1) appartengono a soggetti di nazionalità italiana o ad amministrazioni pubbliche nazionali; 2) sono rilevanti per la connessione, le comunicazioni e i servizi digitali, o per il rifornimento del territorio nazionale e di installazioni nazionali situate nella Zee o nella piattaforma continentale; 3) presentano potenziali rischi ambientali per il territorio nazionale o per le zone marittime sottoposte alla giurisdizione nazionale.

Alla Marina sarà attribuita in particolare la funzione di garantire la protezione dell’infrastruttura subacquea nazionale mediante l’uso della forza, nel rispetto della normativa vigente, in caso di violazioni dei limiti imposti alla navigazione subacquea, qualora si configuri un’attività criminale di distruzione, danneggiamento o manomissione di condutture e cavi sottomarini che approdano nel territorio nazionale o che siano di interesse nazionale ai sensi della legge.

Più in generale, alla Marina sarà demandato il controllo delle acque interne, del mare territoriale e della piattaforma continentale nazionale per fini di difesa militare dello Stato, con l’obiettivo di prevenire la navigazione subacquea non autorizzata.

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