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Inconsapevoli, disinteressati, indifferenti. Gli uomini, molti uomini, continuano a ignorare il problema culturale ed economico della nostra società. Ogni giorno, con distrazione, ignoranza e noncuranza, sviano, sminuiscono, deridono. E poi arriva l’8 marzo. E auguri, ci dicono in tanti oggi. Buona Festa della donna, buon 8 marzo. Dolcemente complicate, come fate voi le cose nessuno e per fortuna che sapete fare più cose insieme, ecco la vostra mimosa. Eppure, oggi non è la “Festa della donna”: l’8 marzo è la “Giornata internazionale dei diritti delle donne”.

Ecco, a proposito di diritti: non fateci gli auguri. Noi non stiamo festeggiando.

E non festeggeremo questa giornata per i prossimi 134 anni (nel 2021, questo dato era 108 anni), tempo necessario a raggiungere la parità di genere secondo i dati dell’ultimo Global Gender Gap, che vede il nostro Paese scivolare all’87° posto della classifica per la parità di genere. Riusciamo cioè ad andare ancora più in basso rispetto al 79° posto del 2021. Peggio di noi? Solo Ghana, Laos, Kirzghizistan.

Un peggioramento che parla chiaro: e forse, dear not-all-men, è il caso che vi diate una mossa e iniziate a rendervi conto che questa disparità di genere significa che le donne (tradotto: le vostre sorelle, mogli, compagne, figlie, parenti e amiche) hanno meno possibilità di voi.

Eh ma “Il numero assoluto di donne occupate è aumentato”, ci rassicura oggi Giorgia Meloni. Sì, peccato l’Italia sia da anni il Paese con il tasso di occupazione femminile più basso d’Europa. Dire che l’occupazione femminile ha raggiunto il massimo storico può essere tecnicamente corretto, ma ignora il fatto che il divario con gli uomini rimane enorme e che in Europa siamo ancora indietro.

Ma “le donne non dovranno più scegliere tra vita privata e carriera”, tuona fiera e battagliera Meloni! Eppure, ancora oggi – dopo tre leggi di bilancio a firma sua – una donna su cinque lascia il lavoro dopo il primo figlio. Secondo i dati, metà delle donne che abbandona il lavoro lo fa perché non riesce a conciliare vita privata e professionale, e 1/5 lo fa per motivi economici. “Il nostro impegno è garantire a ogni donna le opportunità per essere protagonista in ogni settore, senza ostacoli”. Ottimo, ne siamo contente. Mi sembrava di averlo già sentito. Eppure le donne guadagnano sistematicamente, da anni, circa 1/3 in meno rispetto agli uomini.

E guardate, cari uomini, che questa cosa vi coinvolge: vuol dire che se vostra figlia fa un colloquio, potrebbe non passarlo perché ammette di voler, un domani, provare a diventare madre. Se la vostra compagna guadagna di meno, costantemente, trasversalmente, significa che la quota di mutuo cointestato che potete chiedere è inferiore. Semplicemente perché siete una coppia con dentro una donna, eh, non necessariamente perché lei ne sappia meno dei suoi colleghi. Perché se una donna guadagna mediamente in meno degli uomini, chi pensate guadagni meno, in fondo? Solo lei o tutta la famiglia – voi compresi?

Certo, c’è un dato positivo: più donne si laureano. Ma a che serve se poi non arrivano ai vertici, visto che solo il 29% delle posizioni manageriali è occupato da donne (indovinate? al di sotto della media Ue, del 35)?

Almeno siate coerenti e diteci: “Auguri, donne sottopagate, che non arrivano a fine mese, che subiscono molestie, che vengono chiamate ‘signore’ e non dottoresse, che ci rifiutiamo di chiamare ingegnera o avvocata perché ci suona male, che non mettiamo a capo di correnti politiche, di cui cerchiamo di limitare i diritti sul corpo, auguri a voi che avete meno conti correnti degli uomini. Auguri a voi in attesa del prossimo otto marzo, in cui gli indicatori continueranno a scendere, in cui noi vi daremo però un buffetto, vi sorrideremo e vi diremo ‘ah ma come siete brave voi a fare tante cose insieme’.

Almeno così anche noi vi possiamo rispondere “auguri anche a voi, uomini inconsapevoli o, peggio, disinteressati. Auguri a voi, che vivete in un Paese che perde miliardi di euro di Pil ogni anno perché il talento di metà della popolazione viene sottoutilizzato o ostacolato. Auguri a voi, che lavorate più ore perché le vostre colleghe sono costrette a lasciare il lavoro dopo il primo figlio. Auguri a voi, che vivete in famiglie meno solide, perché se noi guadagniamo meno di voi, il reddito familiare complessivo è più basso e la sicurezza economica più fragile. Auguri a voi, che potreste condividere il carico familiare, ma vivete in un sistema che continua a dirvi che cambiare pannolini e prendere congedi parentali non è da uomini. Auguri a voi, che vi sorprendete ancora quando una donna diventa ingegnera, Ceo, politica, perché culturalmente siamo state relegate a ruoli più “docili” e meno competitivi”.

Auguri a voi, cari uomini, anche se non dovreste sorridere manco voi: perché un sistema che penalizza le donne non è un sistema che avvantaggia gli uomini, è solo un sistema che impoverisce tutti.

Allora, cari uomini, invece di farci gli auguri oggi, fate una cosa diversa e magari anche utile: svegliatevi.

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Oggi non è la “Festa della donna”: l’8 marzo è la “Giornata internazionale dei diritti delle donne”. Ecco, a proposito di diritti: non fateci gli auguri. Noi non stiamo festeggiando. L’opinione di Martina Carone

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