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La sua è stata una delle voci del centrosinistra a sostegno del sì al referendum per l’autonomia della Lombardia, insieme a quella del collega di Milano Beppe Sala che, a differenza di lui, essendo all’estero domenica 22 ottobre non è andato a votare: Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, alle urne si è espresso a favore di una maggiore autonomia della regione votando sì alla consultazione fortemente voluta da Roberto Maroni, il presidente leghista della regione che molto probabilmente sfiderà alle prossime elezioni regionali. A due giorni dal voto gli abbiamo chiesto, lo farebbe ancora? “Certamente – risponde Gori a Formiche.net – sono stato tra i primi a chiedere a Maroni di aprire la trattativa con il governo perchè sono convinto che la Regione possa gestire più competenze con efficienza, tra queste soprattutto l’ambiente, visto che la Lombardia è la regione più inquinata d’Italia, Ricerca e l’Innovazione, autonomie locali, lavoro, istruzione tecnica e universitaria”.

Secondo Gori non c’è di sicuro stato il trionfo sbandierato da Maroni: “Rispetto al Veneto, che vince, in Lombardia si esce con un pareggio. Questo risultato non rappresenta né un passo avanti né un passo indietro verso l’autonomia – dice – credo anzi che il risultato referendario non abbia aggiunto granché alla questione autonomista. Se due anni fa Maroni avesse fatto seguito alla richiesta di tutti i sindaci e presidenti di Provincia perché aprisse una trattativa con il governo, adesso saremmo molto più avanti sul percorso e avrebbe avuto la forza del 100% delle forze politiche che siedono in Consiglio Regionale. Purtroppo così non è stato”.

Anche il voto elettronico non ha funzionato come previsto, ci sono stati problemi pure a Bergamo, denunciati dal primo cittadino su Facebook: “Ho letto esponenti della Giunta regionale magnificare il testo del voto elettronico sottolineando il fatto che tutti gli elettori sono riusciti a votare. Mi sembra davvero una difesa assurda. I dati di affluenza non erano ancora definitivi a oltre 12 ore dal voto e, addirittura, sul sito di Regione Lombardia alle ore 14 del 23 ottobre non collimavano numero di votanti e numero di voti – commenta Gori – a Bergamo le cose non sono andate diversamente: c’è stato il pasticcio dei tablet, arrivati prima in numero insufficiente; ci siamo visti recapitare poi i dispositivi destinati a Varese e Busnago; e infine, a dati acquisiti, è stato chiesto di differire il caricamento sul sistema regionale. E’ stata una prova di efficienza mancata, in tutti i sensi”.

Il Pd non ha assunto una posizione univoca sul tema referendum: Gori, con il collega Sala a Milano, ha guidato il gruppo di amministratori di centro sinistra che invece si sono schierati per il sì: “Il Pd è per l’ autonomia delle regioni, come me e come altri amministratori del centrosinistra, basti pensare al comitato dei sindaci a cui abbiamo dato vita nei mesi scorsi – dice – ciò che ha contestato è l’inutilità del referendum. Noi amministratori abbiamo condiviso le obiezioni ma abbiamo deciso che l’oggetto, l’autonomia, fosse più importante delle critiche allo strumento”.

Maroni ha invitato Giorgio Gori al tavolo del governo per negoziare le richieste di autonomia della Lombardia proprio alla luce del risultato del voto: “Io ero disponibile ad andare a Roma con Maroni già nell’autunno del 2015 – risponde il sindaco all’invito – spero che si abbia l’intelligenza di non essere frettolosi: è necessaria la consultazione dei sindaci per capire i bisogni reali della regione e definire le materie da chiedere al governo. Per quanto mi riguarda, se Maroni vorrà intavolare una trattativa seria sulle competenze io ci sarò se si pensa di andare a Roma con l’idea di dimezzare il residuo fiscale e altre trovate propagandistiche, beh, rimarrò a casa”.

Molto probabilmente Gori si troverà contro Maroni per la corsa alla presidenza della regione: se dovesse succedergli alla guida della Lombardia farebbe sue le istanze autonomistiche? “Ho chiesto di lavorare per l’autonomia già nel 2015, raccogliendo ampio consenso tra gli amministratori lombardi. Se il centrosinistra sarà bravo a vincere le prossime regionali, saremo noi a concretizzare la trattativa col governo per acquisire maggiori competenze e risorse – conclude – ossia a fare ciò che la Lega non ha fatto in tutti questi anni”.

Caro Renzi, ti spiego perché il referendum in Lombardia non ė stato inutile. Parla Giorgio Gori

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Giorgio Quagliuolo

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