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Domani a Jackson Hole nel tradizionale convegno annuale dei banchieri centrali si ascolterà l’atteso discorso di Mario Draghi. Nella stessa giornata Ignazio Visco, governatore di Bankitalia, interverrà al Meeting di Rimini.

Pur dando la maggioranza degli osservatori per scontato che il presidente Bce non farà annunci straordinari, i fatti che vanno verificandosi – in particolare l’avvicinamento da parte dell’acquisto dei titoli pubblici di Germania e Portogallo al limite massimo del 33% dei rispettivi debiti pubblici – potrebbero far comparire novità nel discorso più atteso del meeting americano. Draghi potrebbe lasciar intendere come si ovvierà eventualmente a questo vincolo. D’altro canto, non potrà non considerare che il medesimo tacere su diversi aspetti della politica monetaria della Bce potrebbe essere considerato un segnale d’incertezza.

Partecipare a un meeting della specie e dare la sensazione di essere evasivo potrebbe trasformarsi in un boomerang e porrebbe l’interrogativo del perché si sia decisa la partecipazione attiva piuttosto che continuare nell’assenza, già verificatasi anche nello scorso anno. Il vincolo imperativo del mantenimento della stabilità dei prezzi che lega l’agire della Bce. mentre ora si è ancora lontani del target «intorno ma sotto il 3%», impone che alcune specifiche e anche impegnative considerazioni vengano svolte, com’è accaduto pure negli anni scorsi con gli interventi di responsabili della Federal Reserve. Come qualcuno ha detto, l’incontro servirà anche per doverosamente congratularsi con Draghi per il successo della politica monetaria, ma ai diffusi favorevoli apprezzamenti non potrà non seguire la domanda su cosa ora si fa e la risposta non potrà consistere nella ripetizione delle formule adottate nel comunicato dell’ultima seduta del direttivo Bce. Si tratta in particolare di sapere se e come il presidente, vista la forte resistenza riscontrata nella risalita dell’inflazione verso l’obiettivo indicato, progetti l’azione futura per un celere avvicinamento al target. Da ciò si potrà anche implicitamente dedurre quali potranno essere i tempi per un progressivo rientro del Quantitative easing, che molti osservatori collocano in ogni caso nel prossimo anno. Il discorso verosimilmente toccherà le strategie delle politiche economiche, comunitaria e nazionali.

Non spetta naturalmente a Draghi decidere tali politiche, ma fa parte dell’opera di alta consulenza della banca centrale svolgere considerazioni su riforme e conti pubblici. Vedremo il dosaggio con cui egli affronterà questi temi, ma anche se e come non dimenticherà il contesto internazionale, l’azione globale molto a rilento nell’introduzione di nuove regole delle attività economiche e finanziarie, i pericoli che vengono dalle intenzioni di Donald Trump di abbattere la riforma bancaria voluta da Obama, in particolare il Dodd-Frank Act e la Volcker Rule. Sarebbe interessante un giudizio sulla fase di primo funzionamento della Vigilanza unica in Europa, anche se è difficile immaginare che Draghi possa mettere il dito nella piaga delle gravi inadeguatezze che tale funzionamento sta presentando. In definitiva, l’intervento a Jackson Hole di Draghi sarà importante per quel che dirà e per quello che non dirà.

Quanto al discorso di Visco a Rimini. pur muovendo da una tematica non strettamente finanziaria il governatore verosimilmente non eluderà la trattazione di sintetici riferimenti almeno ai principali temi dell’attualità bancaria italiana ed europea. Non si tratterà di riscontrare raffronti o di individuare differenze tra i due discorsi, anche per la diversità degli argomenti e delle relative ottiche. Un giudizio su come dovrebbe essere preparata la prossima Legge di Bilancio, stante l’attuale impostazione della politica monetaria (alla cui progettazione il contributo di Via Nazionale è stato fondamentale pur senza essere strombazzato) è atteso: poiché ancora non sono in discussione proposte formali, Banca d’Italia è ancora più libera nello svolgere la tradizionale funzione di alta consulenza agli organi costituzionali. Anche sulla Vigilanza qualche cenno potrebbe non mancare, pur essendo probabile la ripresa dell’argomento in sede di commissione parlamentare di inchiesta, alla quale il vertice attuale di Bankitalia, lontano per esempio dalle decisioni del 2007-2008 su Mps, potrà corrispondere a testa alta, avendo operato al meglio in condizioni di estrema difficoltà, in presenza di una crisi che è risultata la peggiore vissuta dall’Italia post-Unità. Visco, in specie, ha la credibilità e il prestigio anche internazionale per poter rappresentare adeguatamente l’operato, anche sottolineando gli aspetti da modificare ed eventuali errori compiuti, ineliminabili in qualsiasi persona fisica o giuridica.

(Pubblicato su MF/Milano Finanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

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