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Come riportato nella tabella 3, alla fine dell’intero processo elettorale il centrodestra ha sorpassato il centrosinistra nell’amministrazione dei comuni superiori ai 15 mila abitanti al voto. Lo schieramento guidato dal Pd era in controllo di 90 comuni prima delle elezioni e oggi si ferma a 62: una perdita di 28 comuni che corrisponde a 15 punti percentuali sul totale (dal 56,6 al 39%). Al contrario, il centrodestra fa un balzo in avanti conquistando 20 comuni: ne amministrava 51 prima del voto e ora esprime la giunta di 70 municipalità. Questa espansione comunale rende il centrodestra lo schieramento con più comuni superiori amministrati rispetto a tutti i suoi sfidanti. Nel suo insieme, il bilancio è positivo – seppure in misura nettamente inferiore –anche per il M5s (da 3 comuni passa ad 8) e per le liste civiche, che allargano il loro controllo da 15 a 19 comuni.

tabella 3 cattaneo

Il sorpasso del centrodestra sul centrosinistra nell’amministrazione dei 159 comuni superiori ai 15 mila abitanti può essere indagato ulteriormente analizzando tutti i cambi di governo avvenuti nelle città al voto. Complessivamente, il governo comunale ha cambiato “colore” politico in 88 città su 159: la maggioranza uscente è stata sconfitta nella maggior parte dei casi (55% sul totale). Com’era lecito aspettarsi, è stato il centrosinistra a pagare il prezzo più alto in termini di cambi di governo, subendone 52 su 90. Anche il centrodestra ha subito un numero non marginale di alternanze ai suoi danni (22 su 51), ma – come visto sopra – è riuscito a “strappare” diversi comuni ai suoi concorrenti.

Allo stesso modo, il M5s e le liste civiche perdono, rispettivamente, in 3 e 11 comuni. Nel caso del M5s le sconfitte di Mira, Parma e Comacchio sono compensate, almeno in parte, dalla vittoria in altri comuni, tra cui Acqui Terme, Carrara, Fabriano e Guidonia Montecelio.

tabella 4 cattaneo

Insomma, si confermano tempi duri per chi governa, soprattutto a livello locale. È evidente che la domanda di novità o discontinuità ha colpito soprattutto lo schieramento che, prima delle elezioni, controllava il numero maggiore di comuni (90 su 159). In tempi politicamente, socialmente ed economicamente turbolenti, più potere non implica soltanto più responsabilità, ma anche una più alta probabilità di essere scalzati dal governo.

Però, oltre a questo confronto numerico sui comuni passati da uno schieramento all’altro, queste elezioni amministrative ci consegnano un’immagine piuttosto diversa rispetto a quella a cui eravamo abituati in passato. Come si può vedere dalle due mappe riportate qui sotto (figure 1 e 2), il tradizionale radicamento del centrosinistra nei comuni del Centro-nord sembra essere del tutto scomparso. Seppur con segni di crescente cedimento, soltanto in Toscana continua a prevalere un orientamento dei comuni verso il centrosinistra. Di elezione in elezione, con tassi crescenti di astensionismo e con sempre più frequenti cambi di maggioranza, il “cuore” rosso dell’Italia centrale ha ormai smesso di battere a favore unicamente del centrosinistra.

L’aspetto interessante è lo spostamento delle “roccaforti” dei partiti e dei candidati di sinistra dal Nord al Sud. Gli esiti di questa tornata elettorale indicano una maggiore prevalenza del centrosinistra proprio nelle regioni del Sud, soprattutto in Basilicata, Campania, Calabria e Puglia. Un indicatore, forse, del mutamento che sta perseguendo/subendo il Partito democratico, sempre meno dominante al Nord e progressivamente più competitivo nelle zone dov’è meno diffuso o radicato socialmente.

mappa cattaneo 1

In maniera speculare, il centrodestra sta progressivamente spostando i suoi punti di forza dal Sud alle regioni del Centro e del Nord Italia. Grazie soprattutto alla sua strategia unitaria e al rafforzamento delle componenti più “radicali” della sua coalizione, il centrodestra sta mettendo numerose, ma non sappiamo ancora quanto solide, radici nelle zone centrali del paese, confermando peraltro la sua diffusa presenza nelle regioni del Nord-est.

mappa cattaneo 2

Il quadro che emerge da queste due mappe sembra confermare l’esistenza, almeno a livello locale, di un’Italia bipolare e, per certi versi, ancora bicolore. Tuttavia questa fotografia dell’Italia rischia di creare un’illusione ottica se il M5s viene lasciato fuori dall’inquadratura. L’immagine del bipolarismo municipale regge finché esistono precisi incentivi e regolamenti elettorali. Appena si rientra in una dimensione nazionale della competizione politica, l’Italia torna inevitabilmente a colorarsi di diversi colori e varie sfumature. Oppure, ed è il rischio più probabile, si finisce in un’Italia incolore, con partiti senza basi territoriali e radicamenti sociali.

L’analisi completa a cura di Marco Valbruzzi in collaborazione con Michelangelo Gentilini si può leggere qui

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Di Marco Valbruzzi

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