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Purtroppo tutte le istituzioni hanno perduto molta credibilità, come ben sappiamo. Quelle grandi, di tipo internazionale, sembrano talvolta perdere perfino il proprio significato. Tale è la sensazione che prova la gente comune quando apprende di interventi molto discutibili come l’iniziativa dell’Onu nei riguardi dell’Italia.
Si legge, infatti, che il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha deciso di rimproverare il nostro Paese in tema di aborto e rispetto del diritto delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza, invitando a “garantire i servizi”. Il Comitato si dice “preoccupato per le difficoltà di accesso agli aborti legali a causa del numero di medici che si rifiutano di praticare l’interruzione di gravidanza per motivi di coscienza”.

Diritti umani? Garantire i servizi? Il rimprovero è espresso soprattutto per la distribuzione in tutto il paese dei medici obiettori, per “il numero significativo di aborti clandestini”. “Lo Stato – prosegue il comunicato – dovrebbe adottare misure necessarie per garantire il libero e tempestivo accesso ai servizi di aborto legale, con un sistema di riferimento valido”.

È veramente da non credere. Forse sarebbe utile che i responsabili di questo singolare pronunciamento si ricordassero i principi per cui furono create le Nazioni Unite. L’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”, mentre, ancora più inequivocabilmente, l’Articolo 3 specifica: “Ogni individuo ha diritto alla vita”. Ogni individuo, dunque, ma evidentemente non coloro che stanno per nascere.

Ebbene, a far pensare è proprio questa contraddizione morale che, rispetto a ideali umani tanto elevati e impegnativi, posti a fondamento del modello stesso di un’istituzione internazionale di eccellenza come l’Onu, può spingere perfino ad andare contro coloro che in questo momento esprimono la validità concreta dei suoi valori: i medici obiettori, per l’appunto. È chiaro che nessuno può essere favorevole agli aborti clandestini, tanto più oggi che ci sono metodi molto più veloci e anonimi per praticare l’interruzione di gravidanza, come la pillola del giorno dopo.

Ma questa sentenza appare, oltre che inopportuna, addirittura una dannosa e inutile causa persa. Ma come fa un organismo etico di quel genere ad intervenire su una questione tanto delicata sul piano personale come l’obiezione di coscienza dei medici, senza tradire appunto le finalità stesse che presiedono alla sua esistenza. Probabilmente sarebbe molto più consono alla relativa funzione odierna che le Nazione Unite promuovessero una moratoria contro l’aborto piuttosto che preoccuparsi che ragazze che sono incinte, magari disperate e senza alcuna solidarietà, decidano di mettere fine alla vita di un bambino innocente.

I tempi sono cambiati in questo senso. Oggi sappiamo molto di più. È sufficiente un’ecografia per rendersi conto del miracolo di una vita che nasce e si sviluppa già a livello embrionale. Mi sembra naturale che molti medici sentano la pratica dell’interruzione di gravidanza come la più perfetta negazione della propria vocazione professionale alla salute e alla vita umana. In aggiunta, forse una considerazione profonda dovrebbe essere fatta anche a proposito della coscienza.

Si parla tanto, e lo si è fatto a maggior ragione in questi giorni, dell’identità dell’Europa, dei valori dell’Occidente, e così via. Ora, la libertà di coscienza, vale a dire la capacità che vi è innata in ogni persona di rispondere alla verità che comprende nella propria interiorità, costituisce esattamente uno dei patrimoni identitari della nostra civiltà e un pilastro portante dei diritti umani universali. Veramente le Nazioni Unite pensano che adempiere ad obblighi specifici contro la vita debba avere un primato sulle convinzioni che spingono molti medici a non voler praticare l’aborto?

Ma via. Un po’ di serietà, per favore. In questo momento storico in cui il crollo demografico è sintomo di un malessere profondo del mondo evoluto, in cui vi sono uomini e donne che decidono di uccidere deliberatamente il prossimo per la disperata agonia di recrudescenti fondamentalismi, non si può pensare che le Nazioni Unite si preoccupino di garantire la morte anziché la vita, ritenendo che un medico debba diventare l’esecutore materiale senza coscienza della volontà altrui.

Nessuno dice che si debba vietare l’aborto, ma cosa ben diversa è sostenerne la pratica in modo perfino coercitivo, al limite delle sanzioni, in nome di non si sa bene quale principio libertario evidentemente in contrasto frontale con la legge morale naturale e con il buon senso generale.

Mi diceva una volta un amico: se vai contromano, non puoi stupirti che le macchine ti vengano addosso. Ebbene se un’istituzione etica così autorevole va contro la vita, non può stupirsi poi che perda significato, credibilità e popolarità.

Berlusconi, atlantismo, biotestamento, ippolito, bipolarismo

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