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L’aggressività di Putin. Il nuovo corso americano. L’Europa è davanti a un bivio. O l’irrilevanza e il vassallaggio, oppure un salto in avanti. La difesa dell’Unione è una necessità non rinviabile. E passa di nuovo – quante volte lo abbiamo sentito? – per una vera, compiuta integrazione.

“Ora o mai più”, l’enunciato è diventato un refrain spesso disatteso, quasi fosse un modo di dire. Ma stavolta è letteralmente così. Bisogna muoversi adesso. Per continuare a garantire la nostra sicurezza ma anche per salvaguardare la straordinaria eredità, di una cultura democratica che non ha eguali nel mondo, di ciò che Sergio Mattarella ha definito “eccezionalità europea”. I profondi e rapidi mutamenti del contesto mondiale non sono, infatti, l’unica ragione. Il mercato, da solo, ha esaurito la spinta propulsiva che ne ha fatto, fin dagli albori, il principale motore dell’integrazione. Lo hanno usato Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Paul-Henri Spaak, Jean Monnet e gli altri apripista, per dare il via al percorso. Lo ha usato Jacques Delors, per approfondire l’integrazione e arrivare alla moneta unica. Lo ha usato Romano Prodi, per rendere possibile la più grande fase di allargamento. Ma oggi non basta più. Da esso continueranno a passare le vie dell’integrazione, ma non può più fare da surrogato all’unificazione politica.

È la realtà a imporre il recupero del mito fondativo, l’ambizione originaria del sogno europeo: democrazia, libertà, giustizia, pace. […] Riportare l’intera avventura europea nella sua dimensione essenziale, significa tornare su un piano prettamente politico. E la difesa ci obbliga a farlo, perché non esiste nulla di più politico di questo tema: insieme a giustizia e fisco, è il cuore della sovranità, la ragion d’essere del patto sociale. I grandi europeisti del passato sapevano che il mercato non sarebbe stato sufficiente. Erano consapevoli che la chiave unificatrice sarebbe comunque dovuta passare dalla difesa. Lo sapevano Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi, che arrivarono vicinissimi a realizzare la Comunità Europea di Difesa, iniziativa che avrebbe completamente cambiato la storia europea. Ne era convinto Jacques Delors, quando sottolineava che il problema di una politica estera e di sicurezza comune andasse prima di tutto affrontato «sul piano politico, pratico, persino filosofico». Del ruolo vitale della difesa era certo anche Nino Andreatta, economista e statista cattolico, figura chiave del pensiero riformista italiano della seconda metà del Novecento e, tra i numerosi incarichi, ministro della Difesa dal 1996 al 1998. Nel 1984 a Firenze, aprì un convegno intitolato La sicurezza dell’Europa: retorica e realtà, con queste parole: “Si teme, inoltre, che l’Europa economica su cui si fondava la speranza di un prossimo traguardo politico non sia nemmeno in grado di reggersi da sola […]. Solo una comune difesa europea, prova evidente e concreta di una rinuncia, anche solo parziale, alla sovranità nazionale in un settore che ne è il simbolo stesso, potrebbe determinare lo strappo indispensabile fra il passato individuale e un destino collettivo. L’unico modo possibile perché gli europei “sfuggano alla trappola delle loro antiche tradizioni”. 

Lo strappo indispensabile: un’immagine che nel gergo ciclistico fa pensare a quei pezzi di salita particolarmente impegnativi, dove i campioni riescono a fare la differenza, dove si decide tutto. Oggi, la nostra ultima possibilità. Il contesto mondiale e il tradimento da parte dell’America di Trump dei valori condivisi suggeriscono che, questa volta, rimandare ancora significherebbe assestare il colpo definitivo alla nostra preziosa avventura collettiva e a tutto ciò che essa rappresenta. 

Non c’è nulla di più pericoloso, in questo momento storico, della tendenza a rimuovere, a non guardare in faccia la realtà. Dobbiamo invece renderci conto di ciò che è cambiato e agire di conseguenza, conoscendo quanto ci stiamo giocando, i rapporti di forza e le alternative disponibili. Questo libro nasce perché in Italia la consapevolezza della posta è scarsa, nebbiosa. E questa nebbia rischia di farci smarrire la strada, distaccandoci dal resto dei Paesi europei. Rischiamo di non veder passare il treno della Storia, proprio nel momento in cui l’Europa ha più bisogno di noi.

Senza Difesa, non c’è più l’Europa. Il nuovo libro di Michele Bellini

Di Michele Bellini

Il nuovo disordine globale e le incertezze transatlantiche riportano al centro il tema cruciale della difesa europea. Un’urgenza storica che l’Unione non può più rimandare, se vuole continuare a esistere come progetto politico autonomo. Questi i temi del volume “Rendiamoci conto. Senza difesa non c’è più l’Europa” di Michele Bellini, di cui proponiamo qui un estratto

Ricostruzione Ucraina, l’Italia c’è. L’amb. Castellaneta spiega come

L’Italia si prepara a ospitare la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. A Roma, il 10 e 11 luglio, si cercherà di riportare al centro i fatti, le alleanze europee e la proiezione pragmatica del nostro Paese in uno scenario internazionale sempre più instabile. L’analisi dell’ambasciatore Giovanni Castellaneta

Tutto sul nuovo colpo delle forze speciali ucraine su suolo russo

Un’unità delle forze speciali ucraine ha colpito un aeroporto militare russo nella regione di Voronezh, sede di cacciabombardieri impiegati nei raid su obiettivi civili. Nella stessa notte, la Russia ha lanciato più di 300 droni sull’Ucraina. Sullo sfondo, una telefonata “produttiva” Zelensky-Trump e una nuova fase della guerra

Dall'Ucraina al Medio Oriente. L'agonia della diplomazia raccontata dall’amb. Starace

Di Giorgio Starace

In un’era in cui le decisioni vengono adottate velocemente e le guerre costituiscono anche ottimi pretesti per giustificare precari risultati in ambito economico in Occidente, la diplomazia non trova spazi. L’opinione di Giorgio Starace, già ambasciatore d’Italia negli Emirati Arabi Uniti, in Giappone e in Russia, autore del libro “La pace difficile – Diari di un Ambasciatore a Mosca” (Mauro Pagliai Editore, 2025)

Popolari, come superare la frammentazione. La versione di Merlo

C’è un gran fervore attorno alla ricostruzione di un luogo politico centrista, riformista e di governo. Un fervore che, però, si scontra puntualmente con l’esibizionismo muscolare e il protagonismo dei singoli. Sono due le risposte necessarie per creare questo luogo politico:favorire e promuovere un processo di ricomposizione politica e organizzativa dell’area popolare presente nel nostro Paese e individuare un “federatore” vero, credibile e autorevole di questo mondo che sappia unire le varie schegge e superare e battere gli inutili esibizionismi che si manifestano quotidianamente. L’opinione di Giorgio Merlo

Ecco come salvare le città dalla desertificazione commerciale

Di Vincenzo De Luca

Misure fiscali precise possono aiutare i centri urbani in piena agonia. Ma per fare ciò è indispensabile, però, il coinvolgimento di tutti: istituzioni locali, cittadini, commercianti, proprietari di immobili; ossia di tutti coloro che sono accomunati dal desiderio di riappropriarsi della propria città e dei suoi valori culturali e storici. Il commento di Vincenzo De Luca, responsabile fisco di Confcommercio

Addio TV tradizionale? Lo sport guida la rivoluzione dello streaming. L’analisi di Preta

Il 2024 segna un punto di svolta per l’industria dello streaming video, tra nuovi modelli di business, l’integrazione strategica dei contenuti sportivi e una crescente personalizzazione dell’esperienza utente. Augusto Preta, fondatore e amministratore unico ITMedia Consulting racconta in anteprima i risultati del XXI Rapporto “VOD in Europe 2025-2028: il potere dello sport e il futuro dello streaming”

Zohra, la musica che sfida il silenzio dei Talebani. Il racconto di Bettanini

Di Tonino Bettanini

Nata in Afghanistan sotto l’egida del National Institute of Music, l’orchestra femminile Zohra è diventata un potente simbolo di emancipazione e resistenza in un Paese dove alle donne è proibito anche solo far sentire la propria voce. Tra persecuzioni, fughe e concerti internazionali, la loro musica mescola strumenti tradizionali afghani e sonorità occidentali, portando al mondo un messaggio di libertà e bellezza. Il 10 luglio le ragazze di Zohra suoneranno a Milano, al teatro No’hma, in una serata che è molto più di un concerto: è un inno alla vita e alla dignità contro ogni forma di oscurantismo

Da modello a contro-narrazione. Trump sui dazi dimentica la lezione di McKinley

William McKinley, il venticinquesimo presidente degli Stati Uniti, è tra le persone che hanno ispirato Donald Trump. Il parallelo tra i due presidenti repubblicani è affascinante ma mentre il primo, dopo anni di protezionismo, finì per riconoscerne i limiti e i pericoli, il secondo sembra celebrare proprio quegli aspetti che il predecessore aveva ripudiato. Una lezione che, proprio in queste ore di trattative con l’Ue, occorrerebbe ricordare. L’analisi di Lorenzo Castellani, professore di Storia delle istituzioni politiche presso la Luiss Guido Carli

La cintura della regolamentazione digitale in Ue è diventata troppo stretta. Il commento di da Empoli

Con circa 100 tra direttive e regolamenti in ambito digitale vigilate da oltre 270 regolatori il quadro dell’acquis comunitario in ambito digitale è quantomai complesso. Problema accentuato dal fatto che una parte importante di questo effluvio legislativo è ancora in via di attuazione e nessuno davvero sa quanto sarà stretta alla fine la cintura regolatoria. È infatti l’interoperabilità regolamentare una delle parole chiave dello studio presentato nei giorni scorsi in Parlamento europeo a Bruxelles da PromethEUs, network di think tank dell’Europa meridionale, coordinati dall’Istituto per la Competitività (I-Com). La lettura di da Empoli, presidente di I-Com

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