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Ottawa ha un obiettivo preciso per l’imminente summit Nato di Ankara: chiudere il vertice con la lista dei Paesi fondatori della Defence, security and resilience Bank, un istituto bancario multilaterale pensato per finanziare a basso costo il riarmo degli alleati occidentali. Secondo quanto riferito a Reuters da Isabelle Hudon, capo negoziatrice canadese per il lancio dell’iniziativa e amministratrice delegata della Business Development Bank of Canada, l’obiettivo è annunciare in Turchia un nucleo di circa dieci membri fondatori. Il premier canadese Mark Carney avrebbe fissato proprio il vertice Nato come termine ultimo per chiudere la partita, in linea con la sua idea di “un’alleanza di medie potenze”.

Che cos’è la Dsr Bank

La Defence, security and resilience Bank nasce da un’intuizione del 2024, quando un gruppo di ex consiglieri per la sicurezza della Nato, alti ufficiali in congedo e banchieri (tra cui Rob Murray, già artefice del Nato Innovation Fund e del Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic) propose la creazione di un veicolo finanziario interamente posseduto da Stati sovrani. Lo scopo della banca è di mobilitare circa 133 miliardi di dollari in finanziamenti agevolati da destinare a governi e aziende della difesa, comprese le piccole e medie imprese. Il progetto ha già raccolto l’appoggio di istituti di peso, tra cui JPMorgan, Deutsche Bank, Commerzbank, Ing e la tedesca Landesbank Baden-Württemberg, affiancati sul fronte canadese da Rbc, Bmo, Cibc, la National Bank of Canada, Scotiabank e la Td Bank. A marzo Montréal ha ospitato un primo round di negoziati tra i rappresentanti di diciotto Paesi per definire lo statuto e la governance dell’istituto, come confermato dal ministero delle Finanze canadese. La sede resta ancora da assegnare e sono cinque le città in corsa: Toronto, Montréal, Ottawa, Halifax e Vancouver.

Chi c’è e chi manca

Al momento l’unico Paese ad aver aderito pubblicamente all’iniziativa è il Lussemburgo, mentre Hudon ha affermato che si aspetta che il primo gruppo sia composto in prevalenza da Stati europei, senza però sbilanciarsi su nomi e cognomi. Berlino, dopo un iniziale distacco, ha aderito ai colloqui in veste di osservatore; Italia, Spagna, Turchia, Belgio e Ucraina starebbero valutando la proposta, mentre la Corea del Sud, sempre secondo la negoziatrice canadese, avrebbe circa il 50% di probabilità di entrare, ma verosimilmente in una fase successiva. Il Regno Unito, invece, ha preferito finora restare fuori, concentrandosi sulla propria iniziativa di finanziamento della difesa, la Multinational Mdm, sviluppata con Paesi Bassi e Finlandia. Il meccanismo di partecipazione all’iniziativa prevede che i Paesi contribuiscano in proporzione al peso della propria economia. Il Canada potrebbe versare fino a 1,5 miliardi di euro, mentre agli Stati più piccoli verrebbe chiesto un impegno compreso tra i 500 e i 750 milioni. È un passaggio che la stessa Hudon ha definito “il più complicato dell’intero negoziato”, dal momento che la credibilità finanziaria della banca (e dunque la possibilità di ottenere un rating a tripla A sui mercati) dipenderà dalla presenza di contributori di peso. 

Perché Ankara

La scelta della Turchia come sede dell’annuncio non è casuale. Il summit Nato di Ankara, il secondo ospitato dal Paese dopo quello di Istanbul del 2004, arriva a un anno dopo l’impegno assunto dagli alleati di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035, di cui almeno il 3,5% in spese militari propriamente dette. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha già indicato la produzione industriale come uno dei tre grandi temi che saranno al centro del vertice, insieme all’aumento della spesa e al sostegno all’Ucraina. Non a caso, il Defence Industry Forum dell’Alleanza si terrà proprio ad Ankara il 7 luglio, giornata di apertura del summit. Questo appuntamento, che quest’anno dovrebbe avere una rilevanza molto più marcata rispetto al passato, rappresenta peraltro un riconoscimento esplicito al peso crescente dell’industria della difesa turca, le cui esportazioni hanno toccato i 10 miliardi di dollari nel 2025, in crescita del 48% rispetto all’anno precedente. Per Ottawa, del resto, la Turchia è un interlocutore industriale sempre più centrale. Negli ultimi mesi il Canada ha intensificato i rapporti industriali con Ankara su dossier come droni, sistemi anti-aerei, munizionamento e tecnologie autonome, capovolgendo di fatto la linea seguita tra il 2019 e il 2024, quando Ottawa aveva imposto restrizioni sull’export di armi verso la Turchia in seguito all’uso di ottiche canadesi sui droni Bayraktar Tb2 durante il conflitto in Nagorno-Karabakh. Il segretario di Stato canadese per gli approvvigionamenti della difesa, Stephen Fuhr, ha definito Ankara un “partner fidato”, indicando nell’esperienza turca di sviluppo di una base industriale della difesa autonoma un modello di riferimento paragonabile a quello di Corea del Sud e Francia.

Il Canada sgomita per dire la sua

L’iniziativa della Dsr Bank va letta come un tassello della strategia più ampia con cui Carney sta ridefinendo il posizionamento internazionale del Canada, tra il richiamo a un’alleanza di medie potenze e la volontà di ritagliarsi un ruolo di primo piano nel finanziamento della sicurezza collettiva occidentale. Riuscire a mettere sul tavolo dieci Paesi fondatori entro il termine del summit rappresenterebbe un successo politico non scontato, considerata la prudenza finora dimostrata da Berlino e Londra. Nei prossimi giorni si capirà se l’ambizione canadese reggerà alla prova dei negoziati finali, oppure se Ottawa dovrà accontentarsi di un annuncio più contenuto, magari con l’intesa di tenere aperta l’adesione ai Paesi ancora indecisi. La stessa Isabelle Hudon ha usato toni cauti, ricordando che il progetto non punta alla perfezione immediata ma a radunare per primi gli Stati pronti a impegnarsi. Intanto, il Canada di Mark Carney continua a dimostrare un dinamismo e una proattività che pochi avrebbero immaginato su un dossier delicato come la difesa e che in Europa trova ancora pochi corrispettivi. Quel che stupisce, e che dovrebbe far riflettere, è che questo dinamismo viene da un Paese che, a differenza dell’Europa e fatte salve le esternazioni umorali di Trump, non ha minacce incombenti ai propri confini.

Una banca per la difesa alleata, ecco la proposta con cui il Canada si presenterà ad Ankara

Il Canada intende sfruttare il summit di Ankara per mettere in piedi il primo nucleo della Defence, security and resilience Bank, un progetto multilaterale pensato per finanziare il riarmo degli alleati atlantici. Dietro l’iniziativa si legge l’impronta della strategia di Mark Carney, che vuole ritagliare per il Canada un nuovo ruolo nella sicurezza occidentale e che punta a una alleanza delle medie potenze

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