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Gli Stati Uniti non vogliono farsi trovare impreparati qualora scoppiasse un conflitto con la Cina. In base a quanto riporta il Financial Times, il Pentagono starebbe mappando le fragilità di Pechino attraverso la creazione di strumenti tecnologici basati sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è quello di identificare eventuali falle nei sistemi del nemico, in modo tale da migliorare le capacità americane e sfruttare i limiti dell’avversario in una eventuale guerra. Per questo il Dipartimento della Guerra guidato da Pete Hegseth sta dialogando con varie aziende, affinché possano aiutare il governo nell’individuazione delle fragilità nelle reti elettriche e, più in generale, nei siti sensibili cinesi – così come in quelle degli alri avversari.

Come scritto, la vera protagonista è l’intelligenza artificiale. Di certo gli Stati Uniti non stanno cominciando solo adesso a studiare il principale nemico, ma grazie all’IA la mappatura sarebbe più facile. La tecnologia permetterebbe di identificare meglio e più rapidamente gli obiettivi, aumentando l’efficienza.

La strategia conferma ancora una volta la visione del Pentagono – e in generale del governo americano. Nel futuro, sarà imprescindibile l’utilizzo dell’IA. E questo vale soprattutto per le questioni legate alla Difesa, con il segretario Hegseth che vorrebbe integrare quanto più possibile gli strumenti tecnologici nell’esercito. L’uomo da solo può arrivare fino a un certo punto.

La questione assume una rilevanza maggiore visto il momento. Le discussioni tra il Pentagono e Anthropic – per permettere all’esercito americano di utilizzare Claude senza restrizioni – sembrano arrivate al capolinea. L’ultimatum di Hegseth, che minaccia di bollare l’azienda come un rischio per la catena di approvvigionamento e di servirsi del Defense Production Act per servirsi di Claude, sembra ormai respinto da Dario Amodei. Così il Dipartimento è costretto a guardare altrove, rivolgendosi ad altri partner. Tra questi ci sono Google, OpenAI e xAI, interessate a collaborare con il governo americano nonostante i loro modelli (Gemini, ChatGPT e Grok) non abbiano le stesse capacità di Claude.

Anche il Congresso si è espresso sulla vicenda. I parlamentari Democratici chiedono al Pentagono di posticipare l’ultimatum ad Anthropic e chiedono di essere coinvolti nelle discussioni con l’azienda. A unirsi ai progressisti è un solo repubblicano. Numeri troppo bassi per poter influenzare la politica del Dipartimento della Difesa.

Da vedere dunque come si comporteranno i vari laboratori di intelligenza artificiale di fronte a questa nuova richiesta dell’amministrazione di Donald Trump. Potrebbero prendere la decisione di Anthropic, rifiutandosi di collaborare. O potrebbero seguire Elon Musk, che con xAI ha sottoscritto un accordo la Difesa per lavorare anche su materiale classificato – prerogativa esclusiva di Claude, finora. Gli eserciti di mezzo mondo già utilizzano l’IA per le loro funzioni, non solo quello americano. Ora si tratta solo di consentire alla tecnologia di poter essere utilizzata in ogni contesto. Fermo restando che l’essere umano deve avere l’ultima parola. Da uno studio del King’s College di Londra che ha simulato contesti di guerra è emerso che, in una situazione di stallo, nel 95% dei casi Gemini, Clade e ChatGPT avrebbero risolto la questione utilizzando armi nucleari.

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