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Come osservava Zygmunt Bauman, nelle società contemporanee la sicurezza è un problema endemico. Appunto per questo ritengo che la nomina di Vittorio Rizzi a direttore del Dis vada nella direzione giusta, perché ribadisce il valore collettivo della sicurezza, la cui salvaguardia è un bene per tutti.

Da una ricerca sui termini più citati nelle riviste internazionali dell’intelligence spicca il termine “politicizzazione”.

È un pericolo ricorrente, forse inevitabile, ma che si deve cercare con cura di attenuare. Infatti la sicurezza dello Stato non è né di destra né di sinistra: è in alto, come hanno dimostrato le vicende – e i commenti – sulla liberazione di Cecilia Sala, dove ha avuto un ruolo importante l’Aise, diretta da Giovanni Caravelli.

Non per nulla, la prima legge che regolamenta in Italia il funzionamento dei Servizi è del 1977 e viene adottata in conseguenza di una sentenza della Corte Costituzionale che considera la sicurezza il bene costituzionale preminente che consente l’esercizio di tutti gli altri.

È evidente che le sfide che abbiamo di fronte sono caratterizzate dal rischio. La metamorfosi del mondo comporta trasformazioni profonde nei rapporti di potere, nelle organizzazioni sociali, nella sfera personale.

Il nostro Paese deve affrontare: il declino demografico, e meno persone significa meno ricchezza; il basso livello dell’istruzione dove il 30 per cento dei nostri concittadini sono analfabeti funzionali, incidendo nella percezione della realtà, nella selezione della classe dirigente, nella qualità delle decisioni pubbliche e private; la diffusione della criminalità organizzata, che minaccia a livello globale l’economia e la democrazia.

Sono i temi di fondo con i quali i cittadini si misurano ogni giorno, dai quali derivano tutti gli altri.

Sono questi, a mio parere, gli argomenti sui quali dobbiamo provare a incidere in una visione di medio periodo. Pertanto, sono fondamentali la raccolta, l’analisi e l’utilizzo delle informazioni relative alla sicurezza dello Stato per garantire l’interesse nazionale.

Oggi l’intelligence è percepita in maniera differente rispetto al passato. Basta osservare quante volte il termine sia citato nei resoconti giornalistici e televisivi, circostanza impensabile fino a pochissimi anni fa. Addirittura i Servizi partecipano ufficialmente ai tavoli internazionali dove si discutono le questioni più delicate, come sta avvenendo in questo periodo, dalla vicenda ucraina a quella mediorientale.

Anche nel nostro Paese si stanno facendo progressi significativi. Già la Legge di riforma n. 124 del 2007 prevedeva la diffusione della cultura dell’intelligence nella società italiana, come poi sottolineò l’allora Capo del Dis Gianni De Gennaro con una serie di intese con le Università.

Da allora molti passi importanti sono avvenuti. La nomina prima di Paolo Ciocca, un economista, e poi di Roberto Baldoni, un professore universitario, a vice direttori del Dis, l’incarico a Bruno Valensise a direttore dell’Aisi, il primo che proviene dall’interno della struttura e non dalle forze di polizia o dal ministero dell’Interno.

Elisabetta Belloni, nel ruolo che ha svolto fino a ieri di direttore del Dis, ha portato con sé la sua esperienza di conoscenza delle dinamiche internazionali, che ha messo a disposizione anche in occasione del G7, dove il nostro Paese ha confermato un ruolo significativo a livello globale.

Adesso, la premier Meloni coadiuvata dell’autorità delegata Mantovano, ha chiamato a servire la Repubblica Vittorio Rizzi, in un ruolo delicato e in una fase complessa, tenendo conto della sua esperienza professionale, che ha sempre svolto con rigore e riservatezza. Una scelta tecnica, quindi.

Infatti, per ognuno parla la propria storia. Ho avuto modo di studiare un libro curato da Vittorio Rizzi sulle investigazioni. Ne ho colto la profondità culturale, che è un elemento che consente di assolvere meglio ai compiti pubblici.

Si sta discutendo in questi mesi sulla riforma dei Servizi. È un tema di interesse nazionale che vede coinvolte tutte le forze politiche e che va allargato anche all’apporto del mondo imprenditoriale, universitario, della ricerca e dei media.

La sicurezza del Paese è un aspetto talmente importante che non può essere riservato ai soli addetti ai lavori. Una unità di intenti è fondamentale. In questa direzione, Lorenzo Guerini sta conducendo le attività del Comitato Parlamentare di controllo, a conferma che la sicurezza nazionale è un bene di tutti, senza colore.

Alfredo Mantovano sta coordinando in questa fase delicatissima, con equilibrio e chiarezza, la sicurezza nazionale, sia sul versante dell’intelligence che della sicurezza digitale, con un impegno finora inedito anche sul pericolo della droga per il presente e il futuro delle giovani generazioni.

Allora, penso che sia doveroso valorizzare i segnali positivi e su questi costruire il futuro del nostro Paese, che, pur con tutti i problemi, è una delle principali dieci potenze nel mondo.

Perché Rizzi farà bene alla guida dell'intelligence. L'analisi di Caligiuri

La nomina di Vittorio Rizzi a direttore del Dis va nella direzione giusta, perché ribadisce il valore collettivo della sicurezza, la cui salvaguardia è un bene per tutti. L’analisi di Mario Caligiuri, presidente della Società italiana di intelligence e direttore del master in Intelligence (Università della Calabria)

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