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Regole. Iper-regolamentazione. La Commissione Europea, pubblicando le nuove linee guida sull’attuazione dei divieti previsti nell’AI Act cade “nell’ennesimo paradosso”, rischiando di “alimentare la visione di un’Ue più attenta a regolamentare che a fare, fornendo un possibile espediente agli Usa per legittimare la politica sui dazi”. A dirlo nella sua conversazione con Formiche.net è Stefano da Empoli, presidente di I-Com, analista delle dinamiche europee e internazionali.

Dove sta il paradosso?

Nel fatto che abbiamo gli Stati Uniti da una parte, dall’altra la Cina che avanza nella vicenda DeepSeek e l’Ue invece si focalizza sulla regolamentazione, peraltro focalizzandosi su un articolo dell’AI Act, con un documento di 135 pagine. Linee guida che, per lo meno sul piano teorico, dovrebbero chiarire l’applicazione dei divieti.

I rapporti con gli Stati Uniti rischiano di incrinarsi ulteriormente?

Il contesto non è certamente fra i migliori anche se nel merito non penso che queste linee guida possano incidere sensibilmente. Certo, con questa tendenza all’iper-regolamentazione si corre il rischio di prestare il fianco a strumentalizzazioni e a fornire un pretesto per l’applicazione dei dazi da parte della nuova presidenza americana. Intravedo, comunque, un altro tipo di problematica.

Quale?

La tendenza iper-regolatoria dimostrata anche in questo frangente dalle istituzioni comunitarie rischia di rappresentare un elemento di disincentivazione da parte dei grandi player industriali – a partire da quelli americani – non solo a investire in Ue, ma anche a portare le ultime frontiere innovative nella Comunità Europea. Posto che non sono per l’assenza di regole sull’Intelligenza Artificiale, ma neanche troppe.

Nel concreto, che impatto prevede rispetto all’applicazione di queste linee guida?

In linea di massima dovrebbero delineare con maggiore precisione i contorni entro cui i soggetti coinvolti si devono muovere. Non prevedo siano peggiorative rispetto a ciò che già sappiamo. Certo, potrebbero essere un problema per le start-up e per le piccole imprese in generale che si troverebbero a dover affrontare un’altra mole burocratica imponente.

Sarà demandata alle autorità di vigilanza dei singoli Paesi la corretta applicazione delle norme. 

Sì, questa è un’altra potenziale criticità. Ogni Paese percorre una strada, in termini di Vigilanza, che spesso è divergente. Per cui demandare ai singoli Stati potrebbe creare un disallineamento. Del resto anche da noi c’è un provvedimento, incardinati al Senato, che sta facendo suo percorso ma che non è ancora stato approvato.

L’Intelligenza Artificiale sarà sempre di più un elemento che determinerà i rapporti tra l’Europa e gli altri Paesi. Che tipo di approccio sta adottando l’Unione?

Mi pare che ancora troppo spesso si proceda in qualche modo con il pilota automatico. Che, in parte è positivo, ma in parte rischia di non tenere conto delle mutate condizioni del contesto internazionale. Molto, dunque, dipenderà dalla disponibilità dei leader dei singoli Paesi a muoversi nella medesima direzione.

Vi spiego dove ci porterà l'ennesimo paradosso europeo sull'AI. Parla da Empoli

La tendenza iper-regolatoria dimostrata anche in questo frangente dalle istituzioni comunitarie rischia di rappresentare un elemento di disincentivazione da parte dei grandi player industriali – a partire da quelli americani – non solo a investire in Ue, ma anche a portare le ultime frontiere innovative nella Comunità Europea oltre a essere un potenziale pretesto per i dazi. Conversazione con il presidente di I-Com, Stefano da Empoli

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