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Il decreto per salvare Montepaschi è come un goal al 94esimo che fa evitare la retrocessione. Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, usa una metafora calcistica per definire la necessità e il ritardo con cui lo Stato è intervenuto per mettere in sicurezza Rocca Salimbeni.

IL CASO MPS

“Non so se il Tesoro sia stato troppo generoso (come affermato in un’intervista a Formiche.net da Lorenzo Codogno, ex capo economista del Mef, ndr). La verità è che la terza banca italiana non poteva andare a gambe all’aria”, spiega il parlamentare Pd che critica l’operato del Tesoro il quale “in questi due anni si è comportato in maniera intermittente: è passato dal dire ‘deve risolvere tutto Jp Morgan’ a non sapere più che fine ha fatto Jp Morgan. Il Tesoro deve essere tale 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno”. Insomma, via XX Settembre “ha subito il fascino dei banchieri d’affari con 20 anni di ritardo e invece ora serviva un Tesoro con un approccio come quello dei tempi di Andreatta o di Ciampi, che esaminava i problemi e indicava la strada per risolverli”. Una visione diversa avrebbe favorito un intervento di tipo diverso, non “diretto”, da parte dello Stato. “Si sarebbe potuto creare un fondo terzo, certo con una dotazione più corposa rispetto ad Atlante perché 4,5 miliardi sono veramente pochi. Ne occorrevano almeno 20 di cui 10 forniti dallo Stato con Cdp e 10 da banche nazionali e internazionali. Con un veicolo del genere si sarebbero potuti garantire gli aumenti di capitale per gli istituti che ne avevano bisogno e si sarebbe data vita a una sorta di salvadanaio che interveniva e in seguito gestiva”.

I PASSI DEL TESORO

A questo proposito si pone anche il problema dell’attuale tolda di comando. Deve restare a Siena Marco Morelli, amministratore delegato e direttore generale? “Non doveva neppure entrarci – chiarisce Boccia – perché era nel vertice del management che ha contribuito a creare lo sfascio che c’è stato. Non so chi l’abbia messo a capo di Mps e sarebbe il caso di chiarirlo. A mio parere dovrebbe rimettere le deleghe in modo che il ministro dell’Economia possa poi fare una scelta di Stato confrontandosi con il governo. Io non do giudizi sulla persona, sia chiaro, non ho conosciuto personalmente né lui né Viola”. Il presidente della quinta commissione di Montecitorio vede di buon occhio la divulgazione della lista dei creditori top della banca. “Credo che sia giusto farlo e che più trasparenza c’è più si gestisce questa fase con chiarezza. E’ l’unica medicina che abbiamo a disposizione”.

LE POPOLARI DELLA DISCORDIA

Un altro fronte bancario particolarmente caldo è quello della riforma delle popolari, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato il 12 gennaio prossimo: il rischio è che venga protratta la sospensione dell’obbligo di trasformazione in spa. Forse si poteva intervenire nel decreto milleproroghe? Perché ancora non lo si è fatto visti i vari responsi della giustizia amministrativa e civile? “Questo occorre chiederlo a Palazzo Chigi – risponde il deputato -. Se ci fossero state le idee chiare si sarebbe fatto qualcosa nel dl banche; invece è evidente che già nel 2015 le idee non erano chiare o comunque erano sbagliate. Non si può ignorare, come se nulla fosse successo, la pessima gestione delle quattro piccole banche per le quali ora anche i deputati Pd del territorio chiedono un intervento correttivo del ministro Padoan. Si è perseverato nell’errore sia per quanto riguarda il diritto di recesso sia in merito alla trasformazione in spa. Sono due temi che ho sempre criticato. In Italia, prima della riforma delle popolari, c’era bisogno di un’analisi approfondita delle sofferenze e di provvedimenti specifici sul tema e poi, come dicevo, occorreva potenziare con soldi veri strumenti come il fondo Atlante. Solo in seguito si sarebbe dovuto mettere mano a riformare popolari e Bcc”. Per Boccia si tratta di “un errore grave i cui effetti dovranno assumerseli politicamente quelli che hanno voluto e hanno portato avanti tale riforma sulla quale si è fatta e si continua a fare demagogia proprio per nascondere gli sbagli. Qual era il problema da risolvere? Il voto capitario? O l’opacità di alcune gestioni? Si poteva intervenire con norme semplici ed elementari che eliminassero il voto capitario o imponessero una rotazione nei cda. Il punto – continua il parlamentare Pd – è che l’esecutivo Renzi ha fatto cose importanti su welfare e diritti ma su alcune scelte economico-finanziarie ha preso abbagli. E non lo si vuole riconoscere. Sulle popolari la politica che difende scelte indifendibili dovrà mettere la faccia davanti ai risparmiatori. Ne riparleremo in Parlamento nei prossimi giorni. Senza sconti per nessuno”.

SCENARIO E AUSPICI

In merito alla proposta del presidente della commissione Finanze del Senato, Mauro Maria Marino, di intervenire sulle popolari con un emendamento nel decreto Montepaschi, Boccia si dice d’accordo: “Occorre agire e farlo presto perché questa riforma è un capolavoro di norma sbagliata, dove si esalta il nanismo degli istituti. Certo, il danno per quelli che stanno sopra la soglia degli 8 miliardi è già stato fatto. Il problema vero ora riguarda il diritto di recesso: ci sono dei risparmiatori cui occorre dare risposte”. Dunque, un appello ai suoi colleghi di partito: “Mi auguro che Marino, magari insieme al presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, Giorgio Tonini, organizzi un ciclo di audizioni con tutti gli attori coinvolti nella vicenda”.

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