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Dopo la Spagna e l’Islanda, anche il Libano esce dall’instabilità e da vita a un nuovo governo. Dopo mesi di tensioni, giovedì 3 novembre il Parlamento libanese ha votato in favore della nomina di Saad Hariri a primo ministro.

IL SOSTEGNO IN PARLAMENTO

Con 110 voti favorevoli (su 127 deputati), il Parlamento ha approvato la designazione di Hariri alla guida dell’esecutivo, secondo un comunicato stampa diffuso dalla Presidenza. Il nuovo primo ministro, leader del Partito futuro, ha avuto il sostegno delle principali forze politiche del Paese: Forze libanesi, Unione democratica, Resistenza e di altri parlamentari indipendenti. Si sono astenuti, invece, gli sciiti di Hezbollah e i membri del Partito Siriano nazionale Ssciale.

La nomina di Hariri giunge dopo che il suo partito, lo scorso lunedì, ha avallato l’elezione del presidente Michel Aoun. Per due anni il Partito futuro ne è stato ferreo oppositore. Grazie a questo compromesso politico, si è sbloccata una situazione di stallo che aveva lasciato al Paese senza governo da maggio 2014.

LA TRATTATIVA CON IL PRESIDENTE

L’ex generale Aoun, del Movimento patriottico libero, è stato eletto capo dello Stato grazie al sostegno di 83 deputati, dopo due votazioni fallite. Solo la terza volta è stata superata la soglia del 50 per cento più uno. Secondo la legge elettorale libanese, il presidente deve appartenere alla comunità cristiana maronita, mentre il premier deve essere musulmano sunnita e il presidente del Parlamento musulmano sciita.

LA MORTE DEL PADRE

Non è la prima volta che Saad Hariri sale alla guida del governo. Tra il 2009 e 2011 è stato premier, ma si è dovuto dimettere dopo l’uscita dei ministri sciiti dal gabinetto.

Nato nel 1970, Hariri è un politico sunnita, figlio del miliardario libanese Rafic Hariri, ucciso nel 2005 dall’esplosione di un’auto-bomba a Beirut. La sua carriera politica è stata fortemente segnata da questo evento, che ha spinto Hariri a opporsi all’organizzazione di Hassan Nasrallah e al governo di Bashar al-Assad, che considera responsabili della morte del padre.

IL PROGRAMMA DI GOVERNO

Nelle prime dichiarazioni rilasciate dopo la vittoria, Hariri ha detto che spera di potere formare un governo di unità nazionale, inclusivo di tutte le forze politiche del Paese, per potere fare fronte alla minaccia terroristica e proteggere il Paese dalla guerra in Siria.

Il ravvicinamento strategico di Hariri, noto alleato dell’Arabia Saudita, verso Aoun e i suoi soci di Hezbollah – vicini invece all’Iran e al presidente siriano Assad -, ha provocato scompigli tra i membri del partito e i suoi simpatizzanti.

LA CRISI POLITICA ED ECONOMICA

Da quando è entrato in politica, Hariri si è sempre opposto all’organizzazione di Hassan Nasralhlh. Mentre la popolarità di Hezbollah non è stata scalfita negli ultimi anni dall’alleanza con Assad, Hariri non ha avuto la stessa fortuna con la comunità sunnita. Nelle scorse elezioni municipali ha perso voti a Beirut e Tripoli, anche per via dell’ascesa politica di Ashraf Rifi. Il ministro della Giustizia si sta consolidando come il principale rivale di Hariri tra i sunniti in Libano. In più, i conti economici non tornano: gli affari di Hariri e del grande alleato Arabia Saudita, attraversano una storica crisi finanziaria.

Le nuove tensioni interne con Hezbollah e con il governo siriano, purtroppo, non mancheranno.

Chi è Saad Hariri, il nuovo premier (anti-Assad) libanese

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