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La scommessa di Virginia Raggi su Roma ha tre punti fermi: lo smaltimento dei rifiuti, il riordino dei trasporti al collasso e maggiore trasparenza “sostanziale” negli atti dell’amministrazione. Al di là delle polemiche sui frigoriferi per strada, la sindaca della Capitale, dalla cui prova di governo “dipende molto del futuro politico di M5S anche nella prospettiva di un prossimo voto nazionale”, l’intervista rilasciata da Raggi a Mario Calabresi, direttore di Repubblica, disegna le prossime mosse del Movimento nella Capitale, tra chiarimenti e omissioni.

L’OBIETTIVO MINIMO

Obiettivi da raggiungere in 100 giorni la sindaca di Roma non ne aveva, perché una logica simile “spinge a dare solo una bella mano di bianco”, dice Raggi nelle prime battute della conversazione con Calabresi. “Noi abbiamo arato un terreno e cominciato a seminare, le prime piantine si vedono già nascere” spiega ancora, sottolineando che i suoi obiettivi minimi sono tre: “trasporti, rifiuti e trasparenza”.

IL DISASTRO TRASPORTI

“Abbiamo preso 150 autobus nuovi in leasing” dice Raggi, perché i mezzi Atac al momento sono talmente usurati da essere impossibili da riparare. Una decisione presa in realtà, da Marco Rettighieri, quando ancora era direttore generale di Atac e che attendeva solo l’approvazione da parte della giunta capitolina. “La prima urgenza è cominciare a garantire un servizio degno”, sostiene la sindaca rispondendo alle domande di Calabresi, perché la situazione dei trasporti è “disastrosa”. E così si tocca anche il tema, sempre caldo, della Metro C, che oltre ad essere ancora incompleta (qui un articolo sui lavori infiniti della nuova linea della metropolitana), presenta molte criticità nella parte ultimata: “La Metro C, la più nuova, ha un problema di disallineamento dei binari che distrugge subito le ruote, qui bisogna fare lavori e manutenzione”, ci sono poi i mini autobus elettrici per il centro – “mai usati” – con problemi a batterie e telaio che vanno sostituiti. Un vero e proprio disastro che, però, ha dei responsabili: “Bisogna trovare chi ha sbagliato – spiega Raggi – e colpire chi è responsabile di questo sfascio”.

COME AGIRE SU ATAC

Virginia Raggi vede un disegno dietro il disastro di Atac e di molte partecipate del Comune, un disegno politico: affossare la gestione pubblica delle partecipate dei trasporti e della raccolta dei rifiuti ha lo scopo di mostrare che il pubblico è incapace di offrire servizi efficienti, così da aprire la strada alle privatizzazioni. “Quando eravamo all’opposizione sentivamo che si voleva svendere Atac a Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) poi abbiamo cominciato a intuire un disegno per andare alla privatizzazione, ora al Senato c’è una mozione di Pd e Forza Italia per commissariare Atac e farla gestire a Rfi. C’è un disegno fatto sulla testa dei cittadini: il pubblico funziona male se viene messo in condizione di funzionare male”. Perché, si chiede la sindaca, l’Atac (e l’Ama) sono state abbandonate? “Forse perché c’era la volontà di far vedere che il pubblico non era in grado di gestire per poi far subentrare i privati. E quello che stanno facendo in Parlamento per Atac ne è la prova provata” spiega Raggi.

IL CAOS RIFIUTI

Ed è invece sui rifiuti che si è consumato uno degli scandali che hanno travolto la giunta Raggi: l’iscrizione nel registro degli indagati per l’assessore all’ambiente Paola Muraro, iscrizione tenuta nascosta da Muraro stessa, dalla sindaca Raggi e, infine, dai vertici nazionali dei 5 Stelle (Luigi Di Maio sapeva, ma a suo dire ha letto male l’email in cui gli veniva segnalato) (qui la ricostruzione completa di Andrea Picardi). Una vicenda che tocca due temi fondamentali per Raggi (e non solo), ossia l’Ama e la trasparenza. Ma tornando ai rifiuti, Raggi spiega al direttore di Repubblica di aver trovato “una società che sembrava portata volutamente al collasso, l’Ama era completamente paralizzata e dopo la chiusura di Malagrotta nessuno ha mai pensato a delle alternative”. “Noi ora – continua Raggi – ci troviamo a smuovere una montagna, ma lo faremo, non è un problema”.

COME SMUOVERE LA MONTAGNA

Il piano di Raggi e Muraro per “smuovere la montagna” di rifiuti che travolge Roma è la chiusura del ciclo dei rifiuti, ossia fare sì che Ama “si occupi di tutta la filiera anche nelle parti che possono essere remunerative”. Al momento, infatti, la partecipata del Comune “si occupa solo della parte più onerosa, quella della raccolta dei rifiuti, e paga dei privati per lavorazione, smaltimento e rivendita”. Inoltre Raggi intende rimettere in funzione gli impianti di Salario e Rocca Cencia, ma “ci vuole un po’ di tempo”, conclude la sindaca, che sui rifiuti per strada – “non ho mai visto tanti rifiuti pesanti, divani, frigoriferi abbandonati per strada. Non so se vengono fatti dei traslochi, se tanta gente sta rinnovando casa, ma è strano…” – chiede anche la collaborazione dei cittadini: “Le isole ecologiche ci sono e ora finalmente funzionano ma adesso abbiamo bisogno della collaborazione dei cittadini, si vedono ancora cassonetti vuoti e troppi rifiuti appoggiati fuori”. Ma nel breve termine cosa intende fare la sindaca per gestire la raccolta dei rifiuti? Appoggiarsi agli inceneritori. “È inevitabile mandare i rifiuti fuori – spiega Raggi rispondendo ala domanda mirata di Calabresi -. Ma lavoriamo a cambiare il sistema”, anche con l’introduzione della raccolta differenziata che in alcuni quartieri non è mai partita.

LA TRASPARENZA “SOSTANZIALE”

La trasparenza, è noto, è uno dei baluardi del Movimento 5 Stelle, anche se per alcuni versi è proprio con la vicenda delle indagini su Muraro che i 5 Stelle (e la stessa Raggi) si sono mostrati più oscuri. “Penso a una trasparenza sostanziale – spiega Raggi parlando della pubblicazione degli atti dell’amministrazione –, perché possiamo pubblicare tutti i documenti di Roma capitale nel sito, ma se non sono indicizzati allora non serve a nulla”.

L’AUDIT (MANCANTE) SUL DEBITO

Per avviare tali cambiamenti, però, Raggi avrà bisogno di risorse dal budget, in rosso, della Capitale. Ed è proprio sul debito di Roma che la sindaca aveva promesso un audit per certificarne l’effettiva consistenza, ma che non è ancora stato fatto. Marcello Minenna, ex assessore al bilancio dimissionario, non ha provveduto alla stesura dell’audit perché “si stava concentrando su altri aspetti, per esempio ha trovato i 18 milioni per evitare la paralisi della metro A”, spiega Raggi, ma ora se ne sta occupando il nuovo assessore, Andrea Mazzillo.

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