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La Russia ha vietato l’ingresso nel paese a Michael McFaul. L’ex ambasciatore americano a Mosca (2012-2014) sostiene che questa sanzione personale sia stata alzata dal Cremlino a causa della sua vicinanza a Barack Obama.

McFaul, ora responsabile del Freeman Spogli Institute e senior fellow all’Hoover Institution, entrambi all’Università di Stanford (a fine luglio è uscito sul New York Times il suo saggio “How to counter Putin playbook” sul come contrastare la diffusione dei valori dell’autocrazia russa all’estero, di cui Sputnik è tra i vettori preferenziali), ha detto di aver scoperto il divieto mentre preparava un viaggio in Russia nell’ambito dei lavori preliminari del transition team (lo staff che si occupa dei due mesi di transizione tra neo-eletto e vecchio presidente) di Hillary Clinton. Nei mesi passati McFaul aveva assunto posizioni critiche rispetto all’ingerenza russa dietro alla candidatura del vincitore delle elezioni presidenziali Donald Trump. In una, per esempio, McFaul si era scagliato contro la propaganda russa che dava spazio all’affermazione secondo cui Obama fosse il “fondatore dell’Isis”, uscita direttamente dalla bocca del frontrunner repubblicano durante un comizio – in quell’occasione il diplomatico invitò via Twitter i media governativi del Cremlino a non dare spazio a “certe stronzate”.

La Tass, agenzia di stampa statale russa, ha confermato che l’ambasciatore è stato messo sotto sanzioni, citando una fonte del ministero degli Esteri. “Michael McFaul si sbaglia, come al solito: è stato messo sulla lista nera non a causa della sua vicinanza a Obama, come ha scritto, ma a causa della sua partecipazione attiva nel distruggere le relazioni bilaterali e come lobbista in una campagna creata per esercitare pressioni sulla Russia” dice la fonte, che continua: “McFaul è stato messo sulla nostra stop-list più di due anni fa, durante una delle prime ondate di estensione delle liste di sanzioni nei confronti di cittadini degli Stati Uniti, che rispecchiavano le azioni ostili della somministrazione di Obama nei confronti di cittadini russi”. In gergo queste di Mosca vengono definite sanzioni tit-for-tat, ossia di rappresaglia, in reazione a quella alzate contro la Russia dopo le azioni clandestine in Crimea e Ucraina (la Russia ha sanzioni contro un ampio numero di nazioni, tra cui il divieto totale di importare cibo dalla UE, USA, Canada, Norvegia e Australia).

In realtà l’ex ambasciatore ha detto in un tweet (uno di una serie in cui ha spiegato la sua condizione) di aver appreso solo adesso, mentre cercava di ottenee il Visa, della sanzione, che “probabilmente” era stata attivata nel 2014. Siparietto: la risposta, sempre su Twitter, di Andriy Shevchenko, ambasciatore ucraino in Canada, anche lui impossibilitato di viaggiare in Russia: “Benvenuto in questo elenco distinto di persone perbene. Grazie per il tuo costante impegno per la giusta causa”. In un post su Facebook McFaul ha scritto che essere sanzionato per la sua affiliazione con Obama è da prendere “come un complimento!” dato che gli Stati Uniti hanno sanzionato gli uomini dell’inner circle di Vladimir Putin: “Al meglio delle mie conoscenze, George Kennan è stata l’ultimo ambasciatore americano in URSS/Russia ad essere bandito da viaggiare lì. Buona compagnia!”. (Kennan, ha servito come ambasciatore in Russia fino al 1952, fu tagliato fuori da Mosca per aver paragonato le condizioni in cui viveva nella sede dell’ambasciata americana a quelle dell’internamento nazista durante la Seconda Guerra Mondiale).

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McFaul è considerato uno dei massimi esperti al mondo nell’analisi della Russia post-comunista – dal 2009 al 2012 è stato assistente speciale del Presidente e senior advisor per gli affari russi ed eurasiatici del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. Tuttavia la sua coabitazione col governo russo è stata a volte problematica per via dell’apertura che da diplomatico ha concesso alle voci dell’opposizione politica e alla voce critica sul potere del governo. Una polemica contro di lui fu sollevata dal Cremlino per aver invitato all’ambasciata diversi leader anti-Putin proprio nei giorni successivi alla sua nomina, nel novembre del 2012. Tra questi c’era anche Boris Nemtsov, guida del partito della Libertà popolare, assassinato in circostanze misteriose il 27 febbraio del 2015 in un ponte a pochi passi dalla Piazza Rossa.

(Foto: Stanford News, Pete Souza, McFaul e Obama durante una conversazione con l’allora presidente russo Dmitri Medvedev)

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