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La Spagna resta in stallo. Anche dopo la fine del primo dibattito, il Partito Popolare sembra non raggiungere i consensi necessari per l’investitura di Mariano Rajoy come capo di nuovo governo. Il Parlamento ci riproverà venerdì 2 settembre, quando basterà la maggioranza relativa per essere eletto. Senza la coincidenza dei voti tra il Pp e il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe), la strada verso le terze elezioni a dicembre sembra essere l’unica percorribile.

Come aveva previsto la politologa spagnola Paloma Román in una conversazione con Formiche.net (qui l’intervista completa), il Psoe e Podemos hanno detto che non voteranno a favore del Pp né si asterranno. Dalle nove alle 15:00, la maggior parte degli interventi e le repliche si sono concentrati su accuse, responsabilità e critiche nei confronti di politici e partiti. Poco si è parlato delle alternative – politiche e strategiche – per sbloccare la situazione politica in Spagna.

PARTITO POPOLARE (PP)

Rajoy si è presentato come capo dell’unico governo possibile “stabile, moderato ed efficace”. “Non abusi, signor Sánchez. Ho capito che non mi sosterrà. Ha detto abbastanza di me. Lo capisco. Lei vuole bloccare la mia investitura e si deve giustificare, ma non esageri”, ha detto dopo l’intervento in cui il leader dei socialisti lo aveva attaccato duramente. Il leader del Pp ha puntato il dito sul Psoe (o meglio, su Sánchez) come responsabile dello svolgimento diterze elezioni in un anno” e di forzare la stabilità soltanto per trarre vantaggio personale.

“Se sono cattivo, quanto è cattivo lei? Pessimo? La maggioranza degli spagnoli non pensano di me quello che lei crede”, ha aggiunto il leader dei popolari. “Non sono venuto qui a chiedere la sua fiducia – ha insistito Rajoy – Sono qui perché abbiamo fatto uno sforzo per arrivare ad un accordo con 170 deputati. Ci lasci governare. Non blocchi ancora la situazione, non ci porti a terze elezioni. Le metto a disposizione 170 deputati e un accordo su otto punti fondamentali. Le chiedo di astenersi, non le chiedo di condividere nulla con noi”.

PARTITO SOCIALISTA OPERAIO SPAGNOLO (PSOE)

Sánchez però non ne vuole sapere. Ha detto che è in gioco la credibilità storica del partito, da sempre all’opposizione dei conservatori: “Il Psoe non si asterrà davanti alla corruzione e il taglio ai diritti. Non ci si può fidare di lei. Non le daremmo un ingiustificabile perdono”. Nelle sue repliche, il leader dei socialisti ha fatto un percorso sulla gestione del PP, ricordando i tagli all’assistenza sociale e i casi di corruzione in cui sono stati coinvolti: “Spagna ha bisogno di un governo pulito, giusto e sociale (…) e questo non accadrà mai con l’attuale leader del Pp”.

A febbraio, il Psoe aveva condiviso un piano con Ciudadanos per l’investitura di Sánchez, in cui 100 su 150 punti coincidono testualmente con quello firmato domenica tra Ciudadanos e il Pp. Ma secondo Sánchez questo accordo serve soltanto a dare continuità al governo di Rajoy.

CIUDADANOS (C’S)

Sebbene Ciudadanos abbia raggiunto l’accordo, e ha messo a disposizione del Pp i suoi seggi, il leader Albert Rivera ha ribadito che non può fidarsi di Rajoy: “In politica, purtroppo, non si può fare sempre quello che si vuole, o quello che sembra più cool (…) in questo momento dobbiamo scegliere tra il male minore e il male, tra il patto o lo stallo. Ciudadanos ha la responsabilità di dare un governo alla Spagna, cominciamo a parlare del che e non del chi. Sappia signor Rajoy che in noi troverà sostegno per l’investitura, ma anche pressioni e critiche per riformare il Paese”.

A Sánchez il leader di Ciudadanos ha detto: “Non penso che noi passeremo alla storia per l’accordo firmato domenica. L’unico che passerà alla storia sarà lei per provocare terze elezioni in Spagna”.

PODEMOS

Il discorso di Pablo Iglesias, leader di Podemos, ha ripetuto gli slogan populisti della campagna elettorale. A Rivera ha detto di essere “la gomma da masticare di Mc Giver perché servi a tutto (…) farete la stessa fine della gomma, vi usurerete”. Iglesias ha chiesto a Sánchez di decidere cosa farà e ha accusato al Pp di avere avuto fondatori che “obbligavano a fare il saluto romano durante il franchismo”. Rajoy ha risposto dicendo che dopo 40 anni di democrazia, forse è arrivato il momento di guardare al futuro per il bene della Spagna.

Mariano Rajoy - Facebook

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