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Il fatto che i 5 Stelle giustifichino la scelta di parenti, amici, fidanzati nei vari organigrammi con la competenza e la fedeltà dei loro cari non è solo un incidente di percorso ma il segno di una mutazione genetica del Movimento. I grillini che sono arrivati in Parlamento e poi anche nelle amministrazioni locali si sono sempre fatti un vanto della loro “incompetenza” irridendo la competenza altrui come l’origine dei mali del Paese che era loro compito far dimenticare.

La truppa che sbarcò in Parlamento la prima volta nel 2013 (ma anche quelli che cominciarono a sedere nei consigli comunali e regionali) non erano stati scelti in base alla loro competenza, anzi era ragione d’orgoglio presentarsi come cittadini tra i cittadini, con le loro storie, le loro lauree fuori corso, le loro professioni qualsiasi. Prendevano un po’ di voti (pochi) nelle varie primarie on-line e venivano catapultati nelle assemblee elettive con tutta la loro “fresca” incompetenza, la loro naiveté, la loro promessa di novità e onestà. Da questo conseguiva che l’unica “fedeltà” che dovevano garantire era quella verso gli elettori e i cittadini, di cui erano solo “portavoce”, in Parlamento come altrove.

Il fatto che oggi i criteri richiesti per essere immessi nelle giunte, nei direttori, negli uffici direttivi siano “competenza e fedeltà” parla dunque di un Movimento che ha compiuto la sua trasformazione in partito, dove la selezione ha lasciato le plaghe digitali ed è divenuta completamente endogamica, interna alla èlite consolidata. Per questo non si risponde più a i cittadini, ma agli amici, ai parenti, ai fidanzati o mariti che hanno garantito su fedeltà e competenza.

Proprio come Paola Taverna in perfetta buona fede, garantisce la competenza e la fedeltà del suo fidanzato che sta per entrare nel direttorio romano al posto di Roberta Lombardi. In questo modo i 5 stelle diventano a pieno titolo un partito politico. Italiano.

Stefano Vignaroli e Paola Taverna

Movimento 5 Stelle fra competenza, fedeltà e familismo

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