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Venerdì, a poche ore dall’esito del voto sulla Brexit, Franz-Walter Steinmeier ha invitato i suoi colleghi ministri degli Esteri dei sei Paesi fondatori (parteciperanno  Francia, Germania, Italia, Belgio Paesi Bassi e Lussemburgo) a un incontro in una villa vicino a Berlino, per il giorno successivo, sabato 25  giugno. Insieme all’invito sono emersi – per esempio ne accenna la Frankfurter Allgemeine –  i primi dettagli di un documento franco-tedesco, una specie di Piano B, di cui si era parlato negli ultimi giorni. E’ stata presto abbandonata l’idea che a produrlo fosse la Commissione europea dell’indebolito Jean-Claude Juncker, per mezzo della Task force sul referendum britannico, guidata dall’inglese Jonathan Faull. E’ emersa invece l’ipotesi che fosse il tandem franco-tedesco a lavorarci sopra.

D’altra parte l’ottima conoscenza del tedesco dal parte del ministro francese degli Affari esteri Jean-Jacques Ayrault ha facilitato la collaborazione con suo omologo tedesco Franz-Walter Steinmeier. Si sono visti con regolarità sui dossier più importanti, il 22 febbraio a Kiev e il 23 febbraio a Berlino, il 5 aprile a Celle-Saint-Cloud e poi 7 aprile a Metz per il vertice franco-tedesco, il 16 aprile a Tripoli, dall’1 al 3  maggio in Mali e Niger e poi 5 maggio a Berlino. Il 15 giugno si poi sono rivisti a Brandenburg an der Havel, non lontano da Berlino. In conferenza stampa avevano assunto un impegno per la salvaguardia dell’Unione, sottolineando che in caso Brexit l’Unione sarebbe stata qualcosa di diverso, e non solo “un’Unione a Ventotto meno uno” : un segnale di prospettiva .

Ora, il 25 giugno, subito dopo il voto, i ministri degli esteri dei sei Paesi membri fondatori avranno dinnanzi una proposta franco-tedesca, per un’Unione europea “più flessibile”, espressione che richiama il modello dei “cerchi concentrici” e dell’Europa “à la carte” di cui si parlava già dopo la caduta del muro di Berlino, nei primi mesi del 1990. Il documento dovrebbe sottolineare come  alcuni Paesi  – nei Ventisette – non intendono procedere verso un’unione più stretta, che la dinamica dell’Unione va proseguita ma con uno schema diverso e più libero, lasciando la possibilità ai Paesi che lo vogliono di procedere verso un’integrazione più stretta.

In sintonia con questa posizione è stato Guy Verhofstadt, che in una conferenza stampa di venerdì 24 giugno ha sottolineato che occorre adesso un’Unione europea capace di assumere le decisioni che occorrono, e che non si riescono ad adottare a 28 o a 27, com’è avvenuto per esempio sull’immigrazione, sul terrorismo o sull’economia.

D’altra parte sia Verhofstadt sia Manuel Valls per il governo francese hanno sollecitato il governo britannico ad attivare immediatamente l’art. 50 del Trattato, per procedere con rapidità alla separazione del Regno Unito dall’Unione.  Infatti la dichiarazione mattutina del primo ministro David Cameron lasciava supporre un trascinamento fino all’autunno, con effetto d’incertezza e danni economici continentali (e globali), per mere ragioni di equilibri interni al partito conservatore britannico.

Dopo la riunione di sabato 25 a Berlino, lunedì 27 si riuniranno a Berlino Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi insieme al presidente del Consiglio Donald Tusk, per consolidare la proposta già tracciata con i ministri dei Sei, in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno.

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