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Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, aspira con il turno di ballottaggio di domenica prossima alla riconferma. Punto di forza e motivo ricorrente della sua campagna elettorale è stato il richiamo alla sua onesta condotta di pubblico amministratore. E’ difficile certificare dove inizia l’onestà, e quando il comportamento di un esponente politico si può configurare come disonesto. Benedetto Croce nelle elezioni amministrative a Napoli del luglio 1914 si schierò apertamente con il “Fascio Liberale dell’Ordine” contro il “Blocco popolare”, spiegando il proprio favore con l’onestà e la bontà degli esponenti più rappresentativi del Fascio, che combattevano senza reticenze la rivoluzione sociale propugnata dal Blocco. La compagine sostenuta da Croce purtroppo fu sconfitta. La stampa napoletana dell’epoca dovette prendere atto pubblicamente che i buoni e gli onesti non bastano per amministrare bene una città.

E allora? La speranza come recita l’antico proverbio è sempre l’ultima a morire. I napoletani, per esprimere un giudizio compiuto sulle qualità e sulle proposte dei due concorrenti, pensavano ad un confronto vivace, serrato e proficuo tra De Magistris e Lettieri nei giorni precedenti il turno di ballottaggio, invece, il quadro è stato di una desolazione spaventosa. Solo eventi autoreferenziali nell’entourage del sindaco uscente che, incassato il sostegno di pezzi della Cgil napoletana e di qualche esponente del PD locale, ha ritenuto di continuare a seguire lo schema osservato durante la prima fase della campagna elettorale, non smettendo mai gli abiti del “ribelle”, grillesco considerati i suoi toni, le sue parole, il suo tronfio comiziare. Gli insulti rivolti al candidato del centrodestra Gianni Lettieri sono emblematici del profilo aggressivo del primo cittadino di Napoli, (l’intervista di Biagio de Giovanni pubblicata da Formiche.net è illuminante). Non parla di ciò che ha realizzato nei cinque anni passati(niente) né illustra il programma futuro di governo per la città. Dietro i suoi toni boriosi si nasconde il nulla. Non a caso solo a Napoli non c’è stato un confronto pubblico tra i due sfidanti al ballottaggio, nonostante Lettieri si fosse dichiarato a ripetizione e pubblicamente disponibile.

I problemi della terza città d’Italia non possono passare in secondo piano. Napoli non è l’eden, vive una condizione amministrativa, socio-economica, ambientale, sanitaria, di gravi mancanze, al limite della disperazione aggravatasi con il quinquennio di amministrazione dell’ex pm. De Magistris però sfugge, parlando di altro. La gente a questo punto perché dovrebbe votarlo? Lui deve chiedere la rielezione a sindaco solo se è in grado di mostrare ai napoletani le cose buone portate a termine durante il suo mandato, e cosa intende fare per il futuro. Ci sono problemi gravi che affliggono da decenni le periferie, e tali restano dopo i cinque anni di De Magistris sindaco, nessuno della giunta comunale si è preoccupato di esaminarli per individuare le soluzioni necessarie. Partendo da Secondigliano, Barra, San Giovanni, Piscinola, Marianella, Miano e arrivando a Fuorigrotta, Soccavo, Pianura è un continuum di disagi che si finge di non vedere o che si affronta con il solito bla bla bla. Napoli è stanca di chiacchiere oziose, di toni alti e di arringhe contro gli avversari. C’è la questione Bagnoli che può risolvere tanti spinosi problemi: occupazionali, economici, sociali, ambientali se affrontata con serietà, ma De Magistris sorvola, crede più utile adottare il solito cliché della sterile e demagogica contrapposizione col governo nazionale. Uno che aspira a svolgere vita politica romana evidentemente non ha grande attrazione per Napoli e le sue complicatissime vicende, meglio dedicarsi ai roboanti proclami della politica politicante.

I napoletani il 19 giugno potrebbero ritrovarsi con De Magistris sindaco per la seconda volta, non si sa per quanto tempo, visto che lui ha mire parlamentari nazionali, sappiano però che l’effetto di una tale scelta sarà il proseguimento della devastante stagnazione amministrativa. Napoli non merita una sorte del genere, è necessario che i cittadini-elettori, andando alle urne domenica prossima, con responsabilità riflettano e scelgano un futuro di buon governo.

Vi racconto l'inconcludenza boriosa di Luigi De Magistris

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