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A Roma Silvio Berlusconi ha fondato il centrodestra (con l’appoggio a Gianfranco Fini alle comunali del 1993), a Roma Silvio Berlusconi ha sfondato il centrodestra (cincischiando su Guido Bertolaso, snobbando Giorgia Meloni e sostenendo alla fine il civico e centrista Alfio Marchini). Così si borbotta a destra dopo la mossa del leader di Forza Italia. Mai dire mai, comunque, con Berlusconi. In pochi mesi si è passati dal terzetto festante a Bologna (con Matteo Salvini dominus del palco a fianco dei comprimari Meloni e Berlusconi) alle divisioni nella capitale con tanto di battibecchi piuttosto smoderati.

Eppure la sortita (o la mattana, dipende dai punti di vista) di Berlusconi ha una sua logica. Anzi ne ha più di una una. Forza Italia punta a un candidato tecnico, non di partito, civico, dal profilo liberale, moderato e riformatore. Esattamente il profilo di Stefano Parisi, candidato sindaco del centrodestra unito a Milano. Inoltre Forza Italia punta, proprio come con Parisi, su un candidato ben poco estremista come viene considerata da molti forzisti la leader dei Fratelli d’Italia. La mossa di Berlusconi è anche un siluro a Salvini, il leader della Lega che sostiene con calore la corsa di Meloni all’insegna di un lepenismo italico.

Meloni e Salvini ora accusano Berlusconi di favorire indirettamente il candidato di Renzi, Roberto Giachetti. Sarà. Eppure a uno come Berlusconi che si trastulla ancora con i sondaggi, i numeri – che indicano come Marchini al ballottaggio abbia maggiori possibilità di sconfiggere la grillina Virginia Raggi rispetto alle chance di Meloni – lo hanno fatto ringalluzzire. Così ha chiesto a Guido Bertolaso di restare in panchina, magari per tornare in campo in caso di vittoria di Marchini con un posto di rilievo in giunta. E pensare che Marchini non dispiaceva fin dall’inizio a Salvini, che non a caso lo aveva inserito nella scheda delle gazebarie leghiste a Roma.

Certo la giravolta di Berlusconi fa sì che adesso gli azzurri si ritrovino a sostenere un candidato che era già appoggiato da partiti moderati e centristi con cui Forza Italia ha guerreggiato non poco: infatti Marchini conta da tempo sul sostegno di Ncd di Angelino Alfano che è al governo (con Beatrice Lorenzin tifosissima di Marchini) e dei Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto (con il luogotenente romano Luciano Ciocchetti) e di Idea di Gaetano Quagliariello che – invece in Parlamento – sono all’opposizione dell’esecutivo Renzi. Come si vede, uno degli slogan di Marchini (“liberi dai partiti“), è tanto altisonante quanto bislacco. Forse è giunta l’ora che i politici la smettano di contribuire a identificare i partiti con conventicole para delinquenziali.

Ma ora, a schieramenti definiti, sarebbe auspicabile anche che i candidati iniziassero a parlare di programmi, magari poco ambiziosi e paradisiaci e molto banali, ovvero veritieri. Perché i problemi e i mali di Roma sono ormai dei bubboni, in alcuni casi non ancora definiti (basti pensare al caso della Nuova Fiera di Roma sull’orlo del fallimento), per non parlare del baratro contabile di Atac o del pozzo del debito o della greppia fiscale. Per mettere al bando chiacchiere e slogan, si potrebbe partire da qualche analisi illuminante (e preoccupante) come quelle che da tempo l’economista Gianfranco Polillo scrive per Formiche.net sui conti del Comune e delle aziende comunali.

Bando a scaramucce, ora. Grazie.

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