Skip to main content

Tra Usa e Ue serviva uno scivolo, un lubrificante, uno scalino che aiutasse entrambi a scendere dalle proprie posizioni arroccate e la premier Giorgia Meloni, accarezzando per il verso giusto il pelo dell’ego del presidente Donald Trump, lo ha trovato. America e Unione Europea si incontreranno presto a Roma per parlare di commercio bilaterale, dazi e probabilmente anche di difesa e magari forse Cina.

Questo il risultato più vero e sostanziale dal punto di vista politico del viaggio di Meloni a Washington. L’Italia non ha risolto i problemi ma ha prodotto un risultato cruciale in tutte le mediazioni. Ha iniziato la svolta, facendo quello che Trump pretendeva per il suo pubblico interno, una genuflessione imperiale, e che Germania o Francia non avrebbero potuto concedere per la loro storia e la loro politica interna.

Una frase all’inizio del comunicato congiunto sembra avere prodotto il miracolo: “Usa e Italia sottolineano che la guerra in Ucraina deve finire e appoggiano completamente la guida del presidente Trump nel mediare un cessate il fuoco e fornire una pace giusta e duratura”.

Questo tipo di fiducia non era stato espresso dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo sfortunato incontro a Washington un mese fa.

Certo, nel frattempo, la prospettiva di un cessate il fuoco con la Russia si è allontanata e si avvicina invece l’orizzonte di una ripresa del riarmo dell’Ucraina che dovrebbe pesare più pesantemente sulle spalle degli europei. Inoltre, la trattativa commerciale Usa-Ue sarà guidata probabilmente dalla Germania di Friederich Merz, locomotiva economica del continente e avvocato d’affari in America, quindi doppiamente qualificato per l’impegno.

Ancora: la volatilità introdotta dalla ridda di annunci e contro annunci della Casa Bianca hanno gettato sull’America l’ombra della recessione. C’è un aspro scontro commerciale, e non solo, con la Cina.

Queste cose potrebbero incrinare la popolarità di Trump, portarlo a una sconfitta alle elezioni di midterm dell’anno prossimo e renderlo quindi una anitra zoppa per il resto del suo mandato.

Sono comunque tutti elementi ancora lontani e che potrebbero andare in direzioni diverse. Dopo la recessione l’economia americana potrebbe rimbalzare. La Cina prima delle elezioni di midterm potrebbe cedere e mille altre cose potrebbero accadere in un momento di enorme volatilità politica.

Forse, perciò, l’Italia dovrebbe prepararsi a dare forza al ruolo appena acquisito strutturandosi meglio. Ma potrebbe fare a pugni con la fragilità del sistema Paese. Qui la debolezza forse maggiore di medio lungo termine. L’Italia nel mezzo di un grande gioco avrebbe bisogno di una marcia in più che per ora forse non ha. Da un punto di vista puramente interno, oggi Meloni gioca da sola. Il coro di scetticismo e di freddezza dell’opposizione e di certi alleati di governo in realtà rafforzano la premier sia con l’America che con l’Europa.

È l’unica che si muove in maniera opportuna in politica internazionale. La mancanza di opposizione responsabile però è un grave vulnus della politica italiana. Senza opposizione il governo non ha bisogno di stare attento a non sbagliare, e quindi più facilmente le cose possono andare storte per il Paese.

Se Giorgia Meloni balla da sola. Il commento di Sisci

Da un punto di vista puramente interno, oggi Meloni gioca da sola. Il coro di scetticismo e di freddezza dell’opposizione e di certi alleati di governo in realtà rafforzano la premier sia con l’America che con l’Europa. È l’unica che si muove in maniera opportuna in politica internazionale. La mancanza di opposizione responsabile però è un grave vulnus della politica italiana. Il commento di Francesco Sisci

Il cammino che trasforma. La Via Crucis secondo papa Francesco

Impossibile soffermarsi su tutto, ma alcuni passaggi possono essere estrapolati per la forza e la chiarezza, innanzitutto di un invito chiarissimo, sorprendente per chi non conosce la spiritualità di Francesco: “La Via Crucis è la preghiera di chi si muove. Interrompe i nostri percorsi consueti, affinché dalla stanchezza andiamo verso la gioia”. La riflessione di Riccardo Cristiano

Tra sicurezza e sviluppo, così la Somalia punta sul Piano Mattei. Parla l'amb. Shegow

Di Vas Shenoy

“La presidente del Consiglio Meloni ha assegnato grande importanza alla Somalia all’interno del suo Piano Mattei, sul quale contiamo molto”. Intervista all’ambasciatore somalo in Italia, Omar Shegow, che racconta a Formiche.net il rapporto con l’Italia per lo sviluppo del suo Paese, uno degli attori più strategici dell’Africa, ancora afflitto da problemi di sicurezza enormi che bloccano crescita sociale ed economica

Non solo dazi, il nodo è il debito Usa. La versione di Cangelosi

“Indubbiamente c’è una sintonia ideologica tra Meloni e Trump, questo l’abbiamo constatato anche nel linguaggio del corpo e nel modo in cui si comportavano. Ma per il momento Trump resta ancorato sulla sua decisione di porre i dazi sulle merci importate e valuterà alla luce degli interessi e delle pressioni che avrà all’interno”. Il viaggio della premier analizzato dall’ambasciatore, già consigliere diplomatico del presidente Giorgio Napolitano, Rocco Cangelosi

Italia e Usa alleati anche su Imec e Indo-Mediterraneo

Il comunicato congiunto tra Trump e Meloni parla di Imec come strumento di connettività verso una “prosperità condivisa”. L’Italia per gli Usa è un cardine dell’Indo-Mediterraneo, con l’India, dove arriverà il vicepresidente Vance dopo la visita a Roma

Cavi sottomarini e satelliti. La sfida dell'Europa per la sovranità tecnologica

Di Ufficio di Roma di ECFR

A febbraio si è tenuto a Varsavia il terzo e ultimo di una serie di workshop a porte chiuse nell’ambito del progetto “Towards an Open, Free and Global Internet”. L’evento si è concentrato sulla libertà della componente fisica (dunque infrastrutturale) nel modello open internet, ad oggi sempre più minacciato

Meloni convince Washington e rassicura Bruxelles. L'analisi di Rizzo (Ac)

Meloni rafforza il proprio ruolo internazionale e guadagna influenza anche a Bruxelles. Mentre l’Ue cerca una strategia comune con gli Stati Uniti, Trump sembra avere già una preferenza: parlare con chi “fa accordi”, come Meloni. Intervista a Rachel Rizzo, senior fellow dell’Atlantic Council

Italia-Usa. Il comunicato congiunto segna il futuro dell’alleanza

Il Joint Statement firmato da Meloni e Trump rilancia l’alleanza strategica tra Italia e Stati Uniti su sicurezza, economia e tecnologia. Dalla cooperazione industriale in difesa alla lotta alla criminalità transnazionale, dagli investimenti digitali e infrastrutturali al ruolo del Piano Mattei nel Mediterraneo. In evidenza anche l’impegno congiunto su energia, innovazione e protezione delle infrastrutture critiche

Vi spiego il ruolo strategico della sovranità tecnologica “coopetitiva”. Scrive Cerra

Alla base dell’ipotesi di inasprire in Europa la tassazione sulle Big Tech Usa in risposta all’aumento dei dazi americani c’è una competizione strategica riconducibile alla logica del “Tit for Tat” e che nella realtà ha esiti spesso incerti. Per questo una strategia di lungo periodo in cui gli Stati competono per la leadership tecnologica, ma al contempo collaborano in modo mirato e consapevole con altri Paesi diventa fondamentale. La coopetizione spiegata da Rosario Cerra, fondatore e presidente del Centro Economia Digitale

La “trappola dei dazi” di Trump a Xi spiegata da Singleton (Fdd)

Craig Singleton su Foreign Policy descrive la “trappola dei dazi” in cui Trump ha messo la Cina, utilizzando le tariffe come strategia primaria per ottenere concessioni: ogni escalation alimenta la successiva, lasciando Pechino senza vie d’uscita

×

Iscriviti alla newsletter