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Da una parte la preoccupazione per il progetto del gasdotto Tap. Dall’altra un occhio vigile sulla Russia, dalle cui forniture dipende almeno per ora il destino energetico dell’Europa. Sono alcune delle considerazioni emerse dall’audizione ieri dei vertici di Snam in commissione Industria al Senato, dove il presidente Carlo Malacarne (nella foto con Claudio Descalzi) e il neo ad Marco Alverà sono stati ascoltati sulle strategie europee in materia di unione energetica, stoccaggi e sicurezza degli approvvigionamenti.

PERCHE’ IL TAP PREOCCUPA SNAM (MA NON SOLO)

Una delle prime questioni affrontate è stata quella del Tap, il gasdotto che approderà in Puglia per portare in Italia e poi nel resto d’Europa il gas azero  (si punta a 10 miliardi di metri cubi entro il 2018), considerato strategico dai governi di Enrico LettaMatteo Renzi e di cui Snam è socio al 20%. Ma duramente osteggiato dai comitati locali. Proteste che hanno più volte causato un ritardo dei lavori e delle procedure per l’esproprio dei terreni. Il che, ha spiegato Alverà, rischia di ripercuotersi negativamente sulla rete di approvvigionamento europea nonché sull’umore dei soci del consorzio tap. “La criticità di tutto il progetto è la Puglia e tutti i soci del progetto guardano con apprensione a cosa Snam e Tap riusciranno a fare per accelerare l’avvio dei lavori ed evitare ritardi di tutta la filiera”. Il manager ha in particolare riferito di una riunione tenutasi “pochi giorni fa a Istanbul” in cui gli azionisti (tra i quali si conta la spagnola Enagas) hanno espresso una certa preoccupazione sui tempi per la realizzazione del gasdotto. L’intero progetto con cui l’Ue mira a sganciarsi progressivamente dalla Russia in termini di dipendenza energetica e di cui Tap è il punto di partenza vale “oltre 60 miliardi di dollari in infrastrutture ed è fondamentale per tutta l’Europa”.

 L’ITALIA E’ AL RIPARO DA CRISI ENERGETICHE?

Finché il Tap non sarà completato l’Italia e l’Europa continueranno a rimanere legate a doppio filo alla Russia. Ma l’Italia, che ad oggi importa il 90% del gas utilizzato per soddisfare la domanda nazionale, secondo i vertici di Snam ha ottimi anticorpi in caso di crisi energetiche: “Dal 2006 ad oggi ci sono state sette crisi energetiche”, ha spiegato Alverà, “e tutte le volte il Paese è riuscito a fronteggiarle tranquillamente”. Il merito va “alla capacità dei nostri stoccaggi che hanno retto benissimo alle diverse crisi energetiche. In questo senso ci sentiamo di dire che oggi l’Italia è un Paese abbastanza sicuro”.

QUANTO RISCHIA L’EUROPA SENZA MOSCA

Oggi la Russia soddisfa con le sue forniture il 22% della domanda europea. Una quota considerevole se si considera che si tratta di un unico Paese, seppur tra i primi produttori mondiali. Dunque, secondo i calcoli di Snam, in caso di riduzione dei flussi dalla Russia, si andrebbe incontro a una mancata copertura “del 4,5% del fabbisogno”. Tuttavia, “se all’Europa venisse a mancare la componente russa si potrebbe ricorrere alle rotte del Nord Africa e della Norvegia”. Lo scenario si fa ancora più cupo se si considera che secondo i calcoli di Snam finché Tap non sarà operativo si “prevede un aumento del fabbisogno di import perchè è previsto un drammatico declino della produzione interna europea”.

A CHE PUNTO E’ LA PROPOSTA MALACARNE

Per rimanere sempre nel campo dell’approvvigionamento, un ruolo per la salvaguardia dell’Europa in caso di interruzione delle forniture lo giocherebbe la cosiddetta proposta Malacarne, che come ha ricordato lo stesso Alverà è già stata sottoposta all’attenzione dell’Ue. Di che si tratta? In buona sostanza di “replicare per il gas quello che succede per il petrolio”, ha spiegato l’ad di Snam: “Creando una riserva strategica regolamentata, con cui conservare riserve di gas sottoterra da utilizzare in caso di crisi”. Una sorta di “cuscinetto” di sicurezza cui ricorrere qualora si profilassero emergenze. Un’iniziativa che i vertici di Snam vogliono continuare a caldeggiare ai piani alti dell’Ue.

Snam, cosa dicono Alverà e Malacarne di Tap e gas russo

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