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Diritto all’informazione o privacy delle aziende? A deciderlo sarà probabilmente un giudice. Fatto sta che giornalisti e loro fonti potrebbero essere citati in giudizio dalle imprese se rivelano ciò che queste stesse aziende vogliono mantenere segreto.
A deciderlo è la direttiva europea sui segreti aziendali, la 2013/0402, sulla “protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illeciti”, approvata oggi dal Parlamento Ue a Strasburgo. Il testo è passato per 503 sì, 131 no e 18 astensioni.

TIMORI E PRECISAZIONI

Chi oserà denunciare i segreti di un’impresa? In molti temono che per evitare di essere denunciati dalle aziende coinvolte nelle inchieste e correre il rischio di affrontare un processo e pagare multe salate, i media opteranno per la non pubblicazione. Ipotesi respinta più volte dalla relatrice della direttiva Constance Legrip (nella foto, qui un’intervista), eurodeputata Ppe, spiegando che la legge ha subito svariate modifiche per riuscire ad ottenere “le garanzie di libertà di stampa e la ricerca essenziale che la accompagna, come la protezione degli informatori”. L’aggiunta di una menzione esplicita della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue è tra le modifiche adottate.

Nei negoziati con Commissione e Consiglio Ue, il Parlamento ha inserito una tutela espressa per giornalisti e confidenti, i whistleblower. L’articolo 5 esclude infatti queste due categorie dal campo di applicazione della direttiva, sempre che agiscano “per rivelare una condotta scorretta, un’irregolarità o un’attività illecita” e “a condizione che abbiano agito per proteggere l’interesse pubblico generale”

La direttiva è stata depositata al Parlamento italiano il 28/11/2013.

IL PERCHÉ

Nei documenti di lavoro dei servizi della Commissione si spiega così l’esigenza di tale direttiva: “Non esistono norme dell’Ue in materia e la protezione offerta dalle norme nazionali contro la sottrazione dei segreti commerciali non è omogenea. Pochi Stati membri affrontano in modo puntuale nelle loro leggi civili o penali l’appropriazione illecita di segreti commerciali; la maggior parte delle normative nazionali fanno riferimento alla concorrenza sleale in genere o alla disciplina della responsabilità extracontrattuale, nonché a talune disposizioni penali”, si legge nella valutazione d’impatto. Nei suo documenti la Commissione Europea sottolinea inoltre che il “furto dei segreti industriali è un problema crescente. Il 25% delle imprese europee ha subito almeno un furto di informazioni nel 2013 (rispetto al 18% nel 2012)”.

COSA PREVEDE LA DIRETTIVA

La direttiva, si legge, vuole cercare di proteggere “l’accesso e lo sfruttamento di conoscenze che sono preziose per l’impresa che le detiene e non sono diffuse. Questo patrimonio di know-how e di informazioni commerciali di carattere riservato si definisce segreto commerciale”.

CHE COS’È IL SEGRETO COMMERCIALE

Secondo la definizione di segreto commerciale contenuta nei documenti della Commissione europea, la definizione di “segreto commerciale” contiene tre elementi: le informazioni devono essere riservate; le informazioni, in quanto riservate, hanno valore commerciale; e il detentore del segreto commerciale si adopera per mantenerle segrete”. Inoltre “la protezione dei segreti commerciali non si estende alla divulgazione di segreti se servono all’interesse pubblico”.

COSA È ILLECITO

L’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione di un segreto commerciale sono da considerare illeciti in assenza del consenso da parte del detentore del segreto commerciale. La norma stabilisce inoltre che “l’uso di un segreto commerciale da parte di un terzo non direttamente coinvolto nell’acquisizione, nell’utilizzo o nella divulgazione illeciti originari è anch’esso illecito quando il terzo è a conoscenza dell’atto illecito originario, o avrebbe dovuto esserlo, o ne è stato informato”. La scoperta indipendente e la ricerca del segreto di fabbricazione sono considerati invece mezzi legittimi per acquisire informazioni.

L’ESEMPIO DELLA FRANCIA

Nel gennaio 2015 il governo francese cercò di adottare in anticipo alcuni pilastri della direttiva aggiungendo misure penali fino a tre anni di carcere e una multa di 375 mila euro per la violazione dei segreti commerciali. La misura fu però revocata in seguito alla mobilitazione dei giornalisti e alla petizione di Elise Lucet.
“Con il pretesto della lotta allo spionaggio industriale, il Parlamento europeo ha preparato una nuova arma di massa contro il giornalismo, il “segreto aziendale”, la cui definizione, di fatto, è una censura senza precedenti in Europa. In altre parole, con la direttiva “Segreto aziendale”, non avreste mai sentito parlare dello scandalo finanziario Luxleaks, dei pesticidi di Monsanto, o dello scandalo del vaccino Gardasil… E di molte altre cose”, si legge nella petizione che ha ricevuto ad oggi 528.833 sostenitori.

LE REAZIONI

Fin da quando fu proposta per la prima volta nel 2013 dalla Commissione europea, il suo contenuto ha provocato l’ira dei Verdi e di alcuni partiti del gruppo della Sinistra europea. L’eurodeputato dei Verdi Pascal Durand ha espresso recentemente il suo rammarico perché “i pochi miglioramenti che abbiamo fatto non hanno cambiato l’essenza di questo disegno di legge”.
Ciò che preoccupa Durand è soprattutto la difficoltà a difendersi da parte delle piccole testate giornalistiche, visto che le aziende potranno ora appellarsi al segreto commerciale nei confronti di tutta una serie di informazioni rivelate dai giornalisti.

“Lo scopo dichiarato era di regolamentare la concorrenza leale tra le imprese, ma a causa delle lobby la legislazione è diventata la regolazione di un diritto generale al segreto commerciale”, è la denuncia l’eurodeputato spagnolo di Podemos Miguel Ur riportata da Lettera 43.

L’associazione Corporate Europe Observatory ha definito la direttiva una “minaccia diretta per il lavoro dei giornalisti e delle loro fonti, gli informatori, così come dei dipendenti di una società e anche della libertà di espressione e dei diritti di accesso alle informazioni da parte del pubblico”.

Francesca de Benedetti su La Repubblica ha ricordato ieri che tra i contrari ci sono gli “Snowden” d’Europa come Stéphanie Gibaud, che presiede la piattaforma internazionale dei whistleblower: “L’Europa protegge i segreti delle imprese ma non tutela chi come me ha rischiato tutto per denunciare la corruzione”.
Oppure ancora Julia Reda, segretaria dei Giovani Pirati dal 2013 ed europarlamentare dal 2014 per il Partito Pirata tedesco: “Nella direttiva la definizione del segreto è così ampia che saranno di fatto le aziende a decidere cosa è da ritenersi tale dice – in compenso i whistleblower avranno mille difficoltà in più. Così rischiamo di frenare le grandi operazioni verità come LuxLeaks. Io dico no, almeno finché non avremo approvato anche una direttiva per tutelare i whistleblowers”, è il commento di Reda riportato da Repubblica.

Cosa prevede la direttiva europea sul segreto commerciale

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