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Come da consueto appuntamento annuale, il Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica ha presentato al Parlamento la Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026, intitolata “Governare il cambiamento”. La tecnologia vi è indicata esplicitamente come il principale motore di trasformazione sistemica degli equilibri strategici, economici e sociali, capace di ridefinire tanto le minacce quanto gli strumenti di prevenzione e risposta.

Dal punto di vista tecnologico, tre linee di forza attraversano l’intero documento. La prima è la centralità della sovranità tecnologica e digitale nazionale ed europea, intesa come capacità di controllare dati, infrastrutture critiche, algoritmi e filiere produttive strategiche. La seconda è l’aggressività crescente nel dominio cibernetico, segnata dall’azione persistente di attori state-sponsored (i gruppi Apt) e dalla necessità di rafforzare le capacità nazionali di attribuzione. La terza è l’ascesa dell’intelligenza artificiale multimodale, presentata sia come opportunità di potenziamento analitico per l’intelligence sia come fattore abilitante per nuove forme di minaccia ibrida e dual-use.

Si tratta di uno scenario che impone al Paese di agire con urgenza, per trasformare in vantaggio strategico quelle che sono al contempo minacce e opportunità generate dallo sviluppo tecnologico.

Il panorama geopolitico dell’ambito digitale sembra infatti definirsi sempre di più secondo blocchi “tecnologici” competitivi e a volte antagonisti, dove la diffusione di nuovi modelli, expertise e della filiera costituisce la base del potere moderno. In questo ambito, Paesi come gli Stati Uniti e la Cina, assieme all’Unione europea, rimangono divisi ma “contigui” nell’ambire ai mercati tecnologici. Qui, uno shock politico risulta determinante: a partire dal crollo degli export dei semiconduttori durante il periodo della pandemia nel 2020, fino alla competizione odierna per l’approvvigionamento delle Gpu per i data center, ma anche della competizione per accaparrarsi gli stessi dati – “nuovo petrolio” del XXI secolo – ed utilizzarli per addestrare modelli di IA.

Vi è dunque la necessità di poter controllare, in modo autonomo, le proprie risorse, rendendo sovrana la propria filiera, laddove il panorama che si delinea nella Relazione è quello di una ricaduta “a cascata”, in cui i sistemi digitali e fisici diventano sempre più interconnessi, segnalando un’interdipendenza tra dominio di sovranità tecnologica, i domini cinetici dei conflitti e il cyberspazio. In questo quadro, l’intelligenza artificiale multimodale – capace di integrare testi, immagini, audio e video – emerge come acceleratore trasversale, con ricadute dirette sia sul piano militare sia su quello civile. Non è un caso che proprio la Relazione termini con un “inserto” contenente analisi da parte di IA (su fonti aperte e riviste da esperti) sull’attuale panorama geopolitico, con sfide quali l’evoluzione dell’industrial spaziale verso il 2035, la possibilità di un conflitto Russia-Nato, un’ipotesi di crisi innescata dal crollo del valore delle criptovalute, una proiezione sull’andamento dei flussi migratori e un focus sull’evoluzione delle dinamiche di Daesh in Siria dopo la caduta di Assad.

Ciò dimostra il livello di possibile ma certamente attuale integrazione dell’IA nelle nostre società e nelle catene di comando e controllo. Infatti, sul fronte militare, l’IA abilita infatti sistemi autonomi di sorveglianza e riconoscimento, droni intelligenti, decisioni automatizzate e analisi predittiva delle minacce; si tratta di una realtà ormai assodata nella guerra moderna, con l’IA impiegata costantemente in conflitti come quello in Ucraina, Gaza e Iran. Nel civile, l’intelligenza artificiale ottimizza catene di approvvigionamento, automatizza la produzione, migliora la diagnostica sanitaria e personalizza contenuti per miliardi di utenti, modellando percezioni e opinioni collettive.

La Relazione sottolinea il carattere dual-use di queste tecnologie, che potenziano le difese (attraverso machine learning per il rilevamento di minacce avanzate) ma ampliano anche la superficie di attacco, con rischi come il data poisoning o la manipolazione di input. L’Italia ha risposto con la legge 23 settembre 2025 n. 132, in armonia con l’AI Act europeo, ponendo al centro l’approccio antropocentrico e la tutela dei diritti costituzionali. Il dashboard tecnologico della Relazione quantifica la posta in gioco: gli investimenti in IA vedono gli Stati Uniti dominare con oltre 112 miliardi di dollari privati nel 2024 (destinati a salire a 225 entro il 2030), mentre la Cina guida i brevetti sulle tecnologie quantistiche (7.308 nel 2024, in crescita netta), seguita da Usa ed Europa. La quota globale di fabbricazione semiconduttori resta concentrata in Asia (Taiwan 23%, Cina 21% nel 2024), con proiezioni al 2030 che confermano la necessità di ridurre dipendenze strategiche.

Parallelamente, l’aggressività attraverso il dominio cyber si conferma strumento privilegiato degli attori statali. L’attività info-operativa del 2025 ha registrato un interesse crescente degli attori malevoli verso infrastrutture pubbliche nazionali – Amministrazioni Centrali e strutture sanitarie in testa – con offensive Apt di matrice State-sponsored stabili e finalizzate all’esfiltrazione di dati con valore politico ed economico -industriale. Le finalità economiche prevalgono (intorno al 63-67%), ma il trend degli attacchi dedicati allo spionaggio è in costante ascesa dal 2020. Un segnale concreto è l’attribuzione congiunta, il 27 agosto 2025, della campagna “Salt Typhoon” alla Cina: per la prima volta la comunità intelligence italiana ha sottoscritto pubblicamente un report con gli alleati occidentali, rafforzando il processo nazionale di attribuzione.

Infine, la minaccia ibrida sintetizza queste dinamiche: integrazione coordinata di strumenti tecnologici, informativi, economici e politici per colpire sotto la soglia del conflitto armato. La manipolazione informativa e la disinformazione emergono come vettori più pervasivi, operando nel dominio cognitivo per erodere la fiducia nelle istituzioni e minare i capisaldi delle società democratiche. La tecnologia ne è il fattore abilitante centrale, rendendo più complessa attribuzione e deterrenza.

Governare il cambiamento, come titola la Relazione, significa oggi anticipare queste traiettorie: rafforzare la sovranità digitale, integrare l’IA sotto stretto controllo umano e costruire una resilienza condivisa che passa anche dal livello dell’Unione europea. Un imperativo che interpella direttamente la capacità del Paese di trasformare la tecnologia da vulnerabilità in leva di potenza.

Tecnologia, da vulnerabilità a leva di potenza. Così si governa il cambiamento

La Relazione “Governare il cambiamento” evidenzia come la competizione tecnologica stia ridefinendo potere e sicurezza. Stati Uniti, Cina ed Europa si confrontano sulle filiere strategiche mentre l’IA, sempre più integrata nei sistemi civili e militari, amplifica opportunità e vulnerabilità. La lettura di Luigi Martino, docente di Intelligence and National Security Università di Firenze

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