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Donald Trump, che non ha mai fatto politica estera, scende in campo sul fronte libico-siriano: rimpiange Saddam Hussein e Muammar Gheddafi, i due uomini forti di Iraq e Libia rovesciati e uccisi. Sulla Nbc, a chi chiede se il Medio Oriente sarebbe più stabile con i vecchi dittatori ancora al potere, Trump risponde senza esitazioni: “Naturalmente sì, non c’è proprio paragone”. E fa pure un’apertura di credito al presidente siriano Bashar al-Assad e ai suoi alleati russi: “Se vogliono colpire il sedicente Califfato, per me va bene” che intervengano, dice alla Cnn.

Invece, Hillary Clinton, segretario di Stato per quattro anni, punta sul fronte interno e va alla guerra contro le armi, dopo la strage in Oregon: annuncia un piano per frenarne vendita e diffusione, se sarà eletta presidente. Lo fa nel New Hampshire, uno stato ‘liberal’, dove le primarie ci saranno il 9 febbraio e dove deve rintuzzare la forza d’un rivale più forte del previsto, il candidato indipendente ‘socialista’ Bernie Sanders, senatore del limitrofo Vermont.

Trump e la Clinton sono, rispettivamente, i battistrada repubblicano e democratico nella corsa alla nomination: nei sondaggi, Trump è stabile, ma pare avere esaurito la sua spinta, mentre Hillary non ha ancora arrestato l’emorragia di consensi estiva.

In politica estera, il nord della bussola di Trump è semplice: criticare le scelte dell’Amministrazione democratica e mettersi con chi sta contro Obama. Nell’intervista alla Nbc, il magnate dell’immobiliare dichiara: “Se guardi alla Libia e a ciò che abbiamo fatto lì, è un grande caos. Se guardi all’Iraq e a ciò che abbiamo fatto lì, è un grande caos. E sarò lo stesso in Siria”, dove Assad “rischia di essere rimpiazzato da qualcuno di persino peggiore”.

Trump è pure scettico sull’intervento militare russo: “Voglio starmene seduto e vedere che cosa succede”, afferma. “Ora vanno in Siria, ma ci sono così tante trappole … Ma quando sento che vogliono combattere il Califfo mi dico: lasciamoli fare'”. Alla Cnn, aveva così spiegato le scelte russe: “Non rispettano il nostro presidente, non ci rispettano più. Ecco perché lo fanno”. Poi, dopo avere sostenuto che gli Stati Uniti “non devono fare il poliziotto del Mondo”, aveva osservato: “Noi diamo sempre armi, miliardi di dollari in armi, e poi ci si mettono contro. Non abbiamo il controllo. Non conosciamo le persone che pensiamo di sostenere. Non sappiamo nemmeno chi stiamo sostenendo”.

Le posizioni della Siria del candidato Trump s’intrecciano con quelle sull’immigrazione. E lì lo showman ha già detto che se sarà presidente rimanderà a casa tutti i rifugiati siriani, ipotizzando che fra di essi vi siano terroristi o addirittura che essi costituiscano un “esercito d’invasione” camuffato: “potrebbe essere uno dei migliori stratagemmi militari di tutti i tempi”, ha detto a Keane nel New Hampshire. Si ignora dove corra, nelle sue dichiarazioni, il confine tra la boutade e la disinformazione.

Se Jeb Bush, il meno conservatore fra i repubblicani, liquida la strage in Oregon come “una cosa che accade”, Hillary Clinton sta col presidente Obama e si batte per maggiori controlli sulla vendita delle armi. Dopo la sparatoria, con nove morti, l’ex first lady vuole avviare un “movimento nazionale” per contrastare l’influenza della potente lobby delle armi, la National Rifle Association.

Se sarà eletta, annuncia in un comizio nel New Hampshire, utilizzerà il potere esecutivo presidenziale per sanare le falle legislative che consentono di acquistare armi da fuoco su Internet o alle fiere senza subire i controlli o pagare le tasse imposte sugli acquisti ai rivenditori tradizionali. Il New Hampshire sarà il secondo Stato a scegliere, dopo lo Iowa, i delegati alla convention..

La Clinton vuole anche spingere il Congresso ad approvare una legge che cancelli la cosiddetta ‘scappatoia di Charleston’, come viene definita una lacuna legislativa emersa dopo la strage di giugno in una chiesa afro-americana del South Carolina. Se il controllo sui precedenti penali del potenziale acquirente non viene completato in tre giorni, si può procedere alla vendita di un’arma da fuoco. La falla legislativa, secondo la Clinton, solo nel 2014 ha consentito l’acquisto di armi a 2.500 persone che altrimenti non avrebbero potuto procurarsele.

Siria e armi, gli slalom di Trump e Hillary

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