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Da oggi sono avviati ufficialmente i negoziati di adesione all’Ue dell’Albania: i nodi da sciogliere, gli esami superati e la geopolitica dei Balcani a fare da cornice, con il ruolo di primo piano dell’Italia anche in ottica G7. Un Paese che da tempo attende il nulla osta da parte di Bruxelles alla voce allargamento. L’Ue infatti ha chiesto al Paese delle aquile di intensificare gli sforzi in alcuni settori strategici, come lo Stato di diritto, la lotta alla corruzione la proprietà privata e le libertà di espressione. Tirana ha compiuto dei passi in avanti, e al contempo non ha disdegnato relazioni allargate, come quelle con la Turchia. Ecco una mappa delle politiche targate Edi Rama.

I passi in avanti e le criticità

Lo scorso 26 settembre il Consiglio europeo ha deciso che il processo di adesione albanese dovesse essere ufficialmente separato da quello della Macedonia del Nord, dal momento che Tirana aveva già soddisfatto i parametri basilari. Adesso il governo albanese dovrà avviare i negoziati nei dettagli per stabilire le condizioni in base alle quali il Paese potrà entrare a far parte dell’Ue: non ci sono tempistiche ufficiali, ma il premier Rama punta al 2030 e ha espresso su X tutta la sua soddisfazione.

“In questo momento siamo sulla strada giusta con idee molto chiare, con una volontà molto forte e non c’è dubbio che raggiungeremo ciò che dobbiamo raggiungere, ovvero l’Albania nell’Ue entro il 2030”. Per poi commentare come dovrebbero svolgersi l’operazione di adesione, anche valoriale oltre che burocratica, nell’immediato futuro: “Scegliere un’alternativa alla piena adesione all’Ue sarebbe come rinunciare allo stile di vita che alla fine abbiamo scelto dopo aver sopportato epoche di oscurità sotto imperi e regimi che ci sono stati imposti”. La prima conferenza di adesione con l’Ue è del luglio 2022, ma non mancano gli intralci legati alla giustizia e alla corruzione.

La rete di Rama

In questo lungo percorso verso l’Ue che ha caratterizzato il governo albanese spiccano anche le relazioni intrattenute dal premier Rama con una serie di autorevoli capi di governo e di stato, a testimoniare una precisa volontà. Forte è il rapporto con il presidente turco, che pochi giorni fa è stato in Albania per inaugurare la più grande moschea dei Balcani. Nell’occasione Erdogan ha promesso che la Turchia donerà all’Albania “un considerevole numero di droni kamikaze”. In questo senso Ankara affiancherà Tirana anche per “il potenziamento dell’industria militare. Abbiamo identificato investimenti concreti in questo settore”, ha detto Rama. “Dopo aver firmato diversi memorandum d’intesa sulla cooperazione economica, turistica, educativa e culturale, il prossimo obiettivo è portare il commercio bilaterale a 2 miliardi di dollari”.

Con l’Italia la relazione è solida, giunta con il governo Meloni ad un livello superiore: l’alleanza sul dossier migranti lo dimostra ampiamente, con la possibilità che l’accordo venga replicato anche da altri paesi fortemente interessati alla questione, su tutti Germania e Regno Unito. Se l’Italia resta il principale partner commerciale dell’Albania, la Cina sale al secondo posto per importazioni, terza la Turchia.

Scenari

L’accelerazione dell’Ue consentirà sia all’Albania che, ad esempio, anche alla Bosnia Erzegovina di uscire dal potenziale cono di azione di player esterni. Una tesi che è stata presente costantemente all’interno del Processo di Berlino, il format ideato otto anni fa dall’ex cancelliera tedesca Angela Merkel per rafforzare il riavvicinamento tra gli Stati dei Balcani occidentali. La Macedonia del Nord attende dal 2009 l’avvio dei colloqui formali, la Serbia sta negoziando i dettagli dal 2014 e il Montenegro dal 2012.

Il passo in avanti di Tirana potrebbe rappresentare una sorta di voucher anche per gli altri Paesi. Non sfuggirà che la volontà politica andrà legata sapientemente alla capacità amministrativa locale, così da risolvere le criticità ancora in essere.

Albania in Ue (forse) entro il 2030. Pro e contro con un'occhio alla geopolitica

L’accelerazione dell’Ue consentirà sia all’Albania che alla Bosnia Erzegovina di uscire dal potenziale cono di azione di player esterni. Una tesi che è stata presente costantemente all’interno del Processo di Berlino. Il passo in avanti di Tirana potrebbe rappresentare una sorta di voucher anche per gli altri Paesi. Non sfuggirà che la volontà politica andrà legata sapientemente alla capacità amministrativa locale, così da risolvere le criticità ancora in essere

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