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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class Editori, pubblichiamo questo articolo di Francesco Cerisano uscito sul quotidiano Italia Oggi

Dismettere le partecipate per ripianare i debiti e sbloccare gli investimenti. Sulla falsariga di quanto accaduto per le dismissioni immobiliari, potrebbe essere questa la ricetta del governo da inserire nella prossima legge di stabilità per invogliare i comuni a liberarsi di carrozzoni spesso inutili e dannosi in termini di sperpero di risorse pubbliche.

Ad anticiparlo è stato il nuovo commissario alla spending review, Yoram Gutgeld, nel corso di un convegno alla camera dei deputati organizzato dall’associazione di cultura politica ProDemos. Il deputato del Pd, e consigliere economico del premier Matteo Renzi, ha annunciato un deciso cambio di passo rispetto alla logica del mero disboscamento che aveva portato il suo predecessore, Carlo Cottarelli a minacciare il taglio delle partecipate «da 8.000 a 1.000». «Il numero non è importante», ha detto Gutgeld, «importante è concentrare gli interventi sulle società che presentano un maggior impatto economico, ossia quelle che gestiscono servizi pubblici locali». La galassia delle 7.700 partecipate (7.420 per la Corte conti, addirittura 10.000 per la presidenza del consiglio), si presenta infatti quantomai variegata.

Un migliaio di società (circa il 12% del totale) svolge attività strumentali per gli enti azionisti, mentre circa 1.800 operano nel settore dei servizi pubblici locali (acqua, gas, energia, rifiuti, trasporto pubblico locale). Il restante 64% (circa 5.000 realtà) opera nei settori più disparati. Dall’industria alle infrastrutture, dalle farmacie comunali alle banche, dal turismo all’edilizia, dal commercio al magazzinaggio, dalla gestione delle strade ai parcheggi, dalle terme ai servizi professionali. È qui che, secondo ProDemos, bisogna intervenire, iniziando a dismettere le cosiddette «scatole vuote» (in circa 3.000 società i dipendenti sono meno di sei, quindi meno dei componenti del cda, mentre 1.300 hanno un fatturato inferiore a 100 mila euro).

Per quanto riguarda i piccoli comuni, osserva il presidente di ProDemos e direttore dell’Ifel, Pierciro Galeone, «è opportuno prevedere delle dimensioni minime, indicando una soglia ragionevole che potrebbe essere rappresentata un mix di fattori, dal fatturato al numero dei dipendenti, per giustificare i costi connessi alla detenzione delle partecipate». Altrimenti bisognerà procedere ad aggregazioni. La razionalizzazione delle partecipate partirà dalla definizione di precisi ambiti territoriali, ha spiegato Gutgeld, «in modo che tutti i servizi pubblici locali abbiamo una scala minima». «Il paese deve essere diviso in circa in 80 aree. Se in un’area si trovano 10 società di raccolta rifiuti bisognerà prevedere un processo di aggregazione». Nel 2012 le perdite lorde di questa categoria molto variegata di società si aggiravano intorno ai 513 milioni di euro.

Meno delle partecipate operanti nei servizi pubblici locali che hanno bruciato 572 milioni nonostante siano un terzo delle prime. Ecco perché il governo ha deciso di iniziare proprio da qui. E c’è da scommettere che il primo settore a essere oggetto di interventi sarà quello che tra le utility presenta le maggiori criticità: il trasporto pubblico locale. «Stiamo valutando interventi già nella legge di stabilità per completare il quadro, poi, con un probabile intervento successivo ad hoc», ha dichiarato Gutgeld, spiegando che gli effetti saranno visibili «nel medio-lungo termine, mentre è illusorio pensare a ripercussioni immediate». Anche perché dismettere le partecipate significa inevitabilmente doverne ricollocare i dipendenti.

E il governo, già impegnato nella difficile gestione degli esuberi provinciali, vuole procedere con cautela. Ne è convinto il sottosegretario alla Funzione pubblica Angelo Rughetti secondo cui il trasferimento dei dipendenti «non si può fare dall’oggi al domani». Rughetti ha poi annunciato che i primi decreti attuativi della riforma Madia (legge 124/2015) arriveranno a ottobre e riguarderanno «i rapporti tra la p.a. e i cittadini. Il secondo pacchetto, sull’organizzazione della macchina amministrativa, avrà bisogno di qualche settimana in più».

Come calerà la scure di Gutgeld sulle municipalizzate

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