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Riproponendo l’allestimento del 1994 (gli anni d’oro del Festival in quanto c’era ancora molto Rossini da scoprire o riscoprire) di un atto unico di novanta minuti, la sezione “Opera” del Rossini Opera Festival (ROF) 2015 ha chiuso davvero in bellezza. Ovazioni di 15 minuti per uno spettacolo vintage con la regia di Graham Vick e le scene ed i costumi di Richard Hudson, allora giovanissimi.

D’altronde anche Rossini era giovane (20 anni) ma esperto donnaiolo, quando nel 1812 compose “L’inganno felice” , un’operina sul tema della moglie di “uomo possente” diffamata e costretta ad un lungo esilio in una miniera (in quanto salvata dalla morte da un capo-squadra minatore) ma in cui tutto si ricompone negli ultimi numeri musicali, il cattivo è punito ed i due coniugi vivranno uniti ancora per numerosi anni. Una storiella banale, ma con una partitura magnifica, in parte fatta da auto-imprestiti da precedenti opere rossiniane ed in parte da anticipi prelibati di lavori futuri.

L’opera era stata messa in scena nel 1994 a Pesaro per la prima volta in tempi moderni. Eppure, nel 1812 il suo debutto veneziano era stato un trionfo. Era stata ripresa in tutte le maggiori città europee (anche Varsavia) ed oltreoceano era stata apprezzata a New York, Buenos Aires, Montevideo, Santiago e Vera Cruz. Tra il 1812 ed il 1868 si contano circa 240 allestimenti, per ciascuno dei quali esistono prove documentarie (locandine, manifesti, programmi sala).

Successivamente il silenzio sino al 1994 a ragione dei cambiamenti di gusto del pubblico illustrati in un precedente articolo di questa testata. Anche nel 1994, però, la partitura non era completa: mancava un quintetto, presente nel libretto, ritrovato per caso e proposto per la prima volta all’Opéra Royale de Wallonie a Leigi.

A chiusura del primo ciclo del Festival si è avuta la versione integrale de “L’inganno felice”. Vick e Hudson non hanno mandato a Pesaro i loro collaboratori ma sono venuti personalmente a curare la ripresa. La scena unica ricorda i pittori della cosiddetta epoca vittoriana, in particolare Lawrence Alma -Tadema, Edward John Poynter  e John William Waterhouse. Anche i costumi sono vittoriani, con l’eccezione di quelli dei militari, ispirati invece alla pittura francese. Colori sobri per rappresentare una costa ruvida (dove c’è la miniera di ferro) e sul cui sfondo (mare aperto) un battello traversa la scena da sinistra a destra durante l’ora e mezza dello spettacolo.

Alla bacchetta un ventiquattrenne russo Denis Vlasenko; in buca un’orchestra sinfonica G. Rossini composta principalmente da ragazze e ragazzi. Ottimi i cinque cantanti (Mariangela Sicilia, Vassilly Kavaya, Carlo Lepore, Davide Luciano e Giulio Mastrototaro), anche essi tutti giovani (unico veterano: Carlo Lepore).

In breve uno spettacolo dolce, di buoni sentimenti e fatto con maestria. Merita di essere visto non solo a Pesaro e riprendere la tournée interrotta nel 1868.

Un’anticipazione: l’anno prossimo il ROF 2016 programma “La donna del lago”, “Il Turco e Ciro in Babilonia”.

Con "L'inganno felice" il Rossini Opera Festival chiude in bellezza

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