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Mentre si discute quale ruolo possa avere Enel nella partita della banda larga, i rapporti tra Telecom Italia e Cassa depositi e prestiti (Cdp), dopo mesi di trattative, sembrano giunti al capolinea. Ecco perché.

I PIANI DEL GOVERNO

Secondo le intenzioni dell’esecutivo, Metroweb, controllata dal fondo F2i e partecipata dal Fondo strategico italiano di Cdp, dovrebbe diventare il veicolo per la realizzazione della rete di nuova generazione. Ma per farne parte, Telecom ha dichiarato fin da subito di volerne acquisire la maggioranza. Richiesta che si è però scontrata con la volontà di Cdp e le dichiarazioni dell’Antitrust, secondo cui i finanziamenti pubblici dovranno andare a un operatore di rete “puro”, partecipato da diversi operatori, di cui nessuno in posizione di controllo.

LE CRITICHE DI BASSANINI

Il presidente della Cassa depositi e prestiti e di Metroweb, si è mostrato scettico anche sugli obiettivi presentati a febbraio da Telecom Italia con il piano industriale, e confermati nella comunicazione a Infratel, società in house del Mise, attraverso la quale il gruppo guidato da Marco Patuano ha prenotato le zone su cui concentrare i propri investimenti in fibra.

“Rifiuti pure il condominio, proceda da sola, ma con 500 milioni di euro, piuttosto che cablare 40 città, realizzerà la fibra solo in qualche quartiere”, ha commentato Bassanini il mese scorso.

LE DIVERGENZE

Tra le idee di Bassanini e quelle di Patuano sulla banda larga ci sono almeno quattro differenze che emergono dal confronto tra un documento intitolato “Linee guida del Progetto nazionale della fibra”, presentato nel marzo scorso dalla Cassa depositi e prestiti e dal Fondo strategico italiano al vertice di Telecom, e una risposta ben più articolata con cui la società guidata da Patuano ha inteso chiarire le sue intenzioni sullo sviluppo della fibra.

Ecco su che cosa si sono scontrati Telecom e Cdp secondo la ricostruzione fatta da Fabio Tamburini sul Corriere della Sera sulla base di carte riservate.

IL NODO DEL CONTENDERE

Il documento presentato a marzo dalla Cassa e dal Fondo strategico italiano fissava gli obiettivi per la realizzazione del piano della Banda ultralarga del governo: “Le aree del perimetro del progetto per la banda ultralarga da portare nelle case degli italiani, è scritto nel documento, ‘includeranno circa il 51% della popolazione italiana’. Più esattamente 14 città pari al 14% e altri 572 comuni pari al 37%. La proposta era di collegare direttamente in fibra ottica l’80% delle unità immobiliari”, ha scritto Tamburini.

LE DUE FASI

Il progetto avrebbe dovuto prevedere due fasi: “Nella prima fase Cdp, Fsi e i soci Metroweb (la società motore dell’operazione) avrebbero controllato il 60% del capitale contro il 40% di Telecom, ottenendo la maggioranza del consiglio di amministrazione. La seconda fase scattava al raggiungimento entro il 2018 di una copertura in fibra ottica ‘pari ad almeno il 25% delle unità immobiliari nazionali e in comuni che comprendano almeno il 30% della popolazione’”, si legge sul Corriere della Sera.
Fatto ciò? “Telecom avrebbe avuto l’opzione per ottenere il controllo della società salendo fino al 60%”, ha scritto Tamburini.

LA RISPOSTA DI TELECOM

Ma Patuano ha in mente altro. E lo ha messo nero su bianco tre settimane fa in una lettera d’intenti mandata a Cdp-Fsi. Il progetto alternativo, lungo sette cartelle, ha ricordato Tamburini, è stato però considerato inaccettabile dal gruppo pubblico.
La lettera d’intenti di Telecom da firmare entro il 15 maggio, per poi arrivare all’accordo definitivo entro il 30 giugno, contiene secondo il Corriere quattro sostanziali differenze rispetto al piano Cdp-Fsi.

Le prime due prevedono la riduzione del perimetro a circa 250 comuni e la realizzazione di una rete Fiber to the house/building (Ftth/B), cioè portando la fibra ottica fino agli edifici e lasciando l’ultimo tratto in rame, di cui Telecom ha l’esclusiva.

A pagina 3 della lettera d‘intenti riportata da Tamburini si legge che nella fase iniziale Telecom si è candidata “‘al 50 per cento del capitale sociale ordinario votante (corrispondente al 40% del capitale sociale complessivo)’, quota identica a quella del partner pubblico, più ‘il 100% di una categoria speciale di azioni della società, corrispondente al 20% del capitale sociale complessivo, con diritto di voto sospensivamente condizionato al raggiungimento di determinati obiettivi di copertura (dei collegamenti in fibra ottica, ndr), preliminarmente stimata in 3,3 milioni di unità immobiliari’ (che, secondo stime Cdp, equivalgono al 10% della popolazione, ndr)”.

Ma soprattutto, Telecom, ed ecco la quarta differenza, “si è candidata a comandare da subito, con l’opzione a salire al 100% in tre fasi”.

Telecom Italia, ecco perché Patuano e Bassanini hanno bisticciato

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