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Anduril Industries ha ottenuto un contratto da duecentocinquanta milioni di dollari dal Pentagono per sviluppare tecnologie destinate a contrastare gli attacchi con droni contro le forze armate statunitensi. Il fulcro dell’accordo riguarda il “Roadrunner”, un sistema intercettore di droni riutilizzabile annunciato pochi mesi fa dall’azienda, di cui il Dipartimento della Difesa acquisterà per il momento cinquecento unità. Questo intercettore può trasportare vari tipi di carichi utili, adattandosi alle mutevoli esigenze del Dipartimento della Difesa, una caratteristica fondamentale per affrontare le sfide future, come sottolineato dal Chief Strategy Officer di Anduril Chris Brose. Oltre al Roadrunner, il contratto prevede però anche l’acquisizione di “Pulsar”, una tecnologia di guerra elettronica portatile che può essere integrata nei velivoli per disturbare i sistemi nemici.

La società non ha rivelato il cliente specifico all’interno del Dipartimento della Difesa per motivi di sicurezza, ma ha indicato che il contratto è destinato a supportare varie branche delle forze armate statunitensi in teatri considerati come “prioritari” dove i droni rappresentano una minaccia crescente (i sospetti più forti sono ovviamente sull’Indo-Pacifico, dove gli Stati Uniti stanno lavorando alla rete di droni autonoma nota come “Replicator”, che potrebbe facilmente includere anche gli asset di Anduril). Le consegne sono previste a partire da quest’anno fino al 2025.

Questo contratto rappresenta un’importante estensione della collaborazione tra Anduril e il Dipartimento della Difesa, che già nel 2022 aveva assegnato alla società un contratto da un miliardo di dollari per la fornitura al Comando delle Operazioni Speciali (Socom) di hardware e software destinati alla difesa contro i droni. Socom aveva tralaltro già investito nel progetto “Roadrunner” con un finanziamento di dodici milioni e mezzo di dollari, a cui si sono aggiunti altri diciannove milioni richiesti nel bilancio del 2024.

Parallelamente a Roadrunner, Anduril ha recentemente presentato un altro prodotto innovativo: Bolt, un drone quadcopter a decollo e atterraggio verticale, già ordinato dal Corpo dei Marine nell’ambito del programma Organic Precision Fires-Light (Opf-L). Il Bolt pesa tra i dodici e i quindici chili, può essere lanciato manualmente e ha un’autonomia di volo di circa quaranta minuti, con una capacità di copertura di circa venti chilometri. Nella sua versione standard è progettato per missioni di ricognizione, sorveglianza e soccorso, mentre la versione armata “Bolt-M” può trasportare un carico esplosivo di circa un chilogrammo e mezzo.

Grazie al software “Lattice” sviluppato sempre da Anduril, che permette di condividere i dati raccolti tra le varie piattaforme, migliorando la consapevolezza del campo di battaglia, il drone può volare autonomamente e operare anche in ambienti senza Gps. La versione Bolt-M è capace di colpire obiettivi in modo autonomo, anche in caso di perdita di contatto con l’operatore, e può tornare alla base se l’attacco viene annullato. Brose ha sottolineato che il successo di Bolt risiede nella sua capacità di gestire in modo autonomo l’intera kill chain, fornendo ai militari un maggiore controllo e velocità decisionale. Come già menzionato, il drone è sotto valutazione da parte del corpo dei Marines, e potrebbe essere ufficialmente adottato entro l’anno fiscale 2025.

Pentagono

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