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“Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura. Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori”. E’ questo uno dei passaggi più duri della lettera che il Papa ha inviato ai presidenti delle conferenze episcopali e ai superiori degli Istituti di Vita consacrata e delle Società di vita apostolica riguardo i compiti e il funzionamento della Pontificia Commissione per la tutela dei minori.

LA STRUTTURA DELL’ORGANISMO

La nascita dell’organismo era stata annunciata nel dicembre del 2013 e aveva come scopo quello di “offrire proposte e iniziative orientate a migliorare le norme e le procedure per la protezione di tutti i minori e degli adulti vulnerabili”. A coordinare la commissione, Francesco aveva chiamato il cardinale Sean O’Malley, che da arcivescovo di Boston si è trovato a dover ricostruire un rapporto di fiducia tra Chiesa e fedeli dopo gli scandali che avevano coinvolto la diocesi del Massachusetts. Lo scorso settembre poi, il Pontefice aveva provveduto alla nomina del segretario, l’allora promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, mons. Robert Oliver. Successivamente, rispetto al primo nucleo di componenti, Francesco aveva provveduto a implementare e rafforzare la commissione, integrandola con nuove personalità “in rappresentanza delle chiese particolari di tutto il mondo”. Tra pochi giorni, per la prima volta l’organismo si riunirà al completo.

“AGIRE PER GARANTIRE LA PROTEZIONE DEI MINORI”

Scrive Francesco che in questo contesto “la Commissione potrà essere un nuovo, valido ed efficace strumento per aiutarmi ad animare e a promuovere l’impegno dell’intera Chiesa – ai vari livelli: Conferenze Episcopali, Diocesi, Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica, ecc. – a mettere in atto le azioni necessarie per garantire la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili e dare risposte di giustizia e di misericordia”.

“DOVERE DELLA CHIESA MANIFESTARE COMPASSIONE VERSO LE VITTIME”

In concreto, chiarisce il Papa, è “al Vescovo diocesano e ai Superiori maggiori” che “spetta il compito di verificare che nelle parrocchie e nelle altre istituzioni della Chiesa venga garantita la sicurezza dei minori e degli adulti vulnerabili. Come espressione del dovere della Chiesa di manifestare la compassione di Gesù verso coloro che hanno subito abusi sessuali e verso le loro famiglie, le diocesi e gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica sono esortati ad individuare programmi di assistenza pastorale, che potranno avvalersi dell’apporto di servizi psicologici e spirituali. I pastori e i responsabili delle comunità religiose siano disponibili all’incontro con le vittime e i loro cari: si tratta di occasioni preziose per ascoltare e per chiedere perdono a quanti hanno molto sofferto”.

LE ISTRUZIONI DELL’EX SANT’UFFIZIO 

Tra gli strumenti già disponibili, aggiunge Francesco, c’è la Lettera circolare emanata il 3 maggio del 2011 dalla Congregazione per la dottrina della fede: “Occorre altresì vigilare affinché sia dia piena attuazione” a tale documento, così da “aiutare le conferenze episcopali nel preparare linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici. E’ importante – aggiunge il Papa – che le conferenze episcopali si dotino di uno strumento per la revisione periodica delle norme e per la verifica del loro adempimento”. Di cosa si tratti l’aveva spiegato su Avvenire, poco più d’un anno fa, Gianni Cardinale: “Sembra chiaro che con Papa Bergoglio prosegue la linea Ratzinger espressa nella Lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda del 19 marzo 2010 e articolata nelle norme operative contro i cosiddetti delicta graviora pubblicate il 21 maggio successivo in una versione aggiornata rispetto alla loro prima promulgazione nel 2011”. Una linea “all’insegna di una sempre più adeguata protezione dei minori negli ambienti ecclesiastici e dei dovuti procedimenti canonici nei confronti dei chierici giudicati colpevoli di tali misfatti”.

L’INCONTRO CON LE VITTIME

Nella lettera, il Pontefice ha anche ricordato l’incontro con alcune vittime di abusi avvenuto lo scorso luglio: quel momento, scrive Francesco, “mi ha offerto l’occasione di essere diretto e commosso testimone dell’intensità delle loro sofferenze e della solidità della loro fede. Ciò mi ha ulteriormente confermato nella convinzione che occorre continuare a fare tutto il possibile per sradicare dalla Chiesa la piaga degli abusi sessuali sui minori e aprire una via di riconciliazione e di guarigione in favore di coloro che sono stati abusati”.

Che cosa ha scritto il Papa ai vescovi sugli abusi ai minori

“Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura. Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c'è assolutamente…

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