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Abbiamo molto apprezzato il riconoscimento che il Presidente del Consiglio ha voluto dare all’impegno che i parlamentari di Scelta Civica hanno profuso, in particolare negli ultimi mesi, per progettare e condurre in porto riforme che il Paese attendeva da anni e che soprattutto grazie alla leadership e alla premiership dello stesso Matteo Renzi hanno avuto il sostegno del PD: dal jobs act alla riforma costituzionale e a quella elettorale, dalla riforma della pubblica amministrazione alle nuove politiche di bilancio, dalla politica della giustizia a quella della scuola. E abbiamo anche apprezzato l’invito di Renzi a un cammino e alla ricerca di un approdo comune che sia utile al cambiamento dell’Italia, obiettivo per il quale è urgente accelerare l’ attuazione dell’agenda riformista.

Questo invito cade nel momento in cui molti di noi hanno definitivamente convenuto sulla crisi del movimento di Scelta Civica, nato nel dicembre 2012 per iniziativa di Mario Monti in funzione delle riforme indispensabili per rimettere in moto il Paese, per ridare speranza ai cittadini e alle imprese, per ridare dignità e qualità alle istituzioni e alle amministrazioni pubbliche. Mentre per un verso la rinuncia di Mario Monti all’impegno politico in prima linea e l’abbandono del movimento da lui creato ne ha reso inevitabile il rapido esaurimento, per altro verso l’agenda di ispirazione liberaldemocratica sulla cui base persone e movimenti erano confluiti in questo progetto politico è stata in gran parte fatta propria dal programma e dall’azione del Governo Renzi. Da questo processo è derivato l’allargamento della base sociale ed elettorale del PD di oggi, il quale parla a settori della società che il PD postcomunista di ieri non era in grado di aggregare. Il PD renziano ha assorbito il centro della società prima ancora che quello politico . Ha assorbito la base sociale ed elettorale di Scelta Civica che, infatti, alle elezioni europee nel maggio scorso ha scelto in massa le liste di questo nuovo PD.

È così venuta meno la ragion d’essere originaria di Scelta Civica, che rischia di ridursi a un piccolo partito dedicato, come sempre è avvenuto nella recente storia italiana, più ad esercitare il proprio potere di coalizione e di interdizione che a spingere per l’attuazione di una propria agenda. Capace di coltivare una propria identità politico-culturale ma non di produrre risultati rilevanti al servizio del Paese.

Per questo accogliamo l’invito rivoltoci da Matteo Renzi a un percorso e a un approdo comuni e riteniamo che si debba andare nella direzione che i nostri elettori ci hanno già indicato. Per questo decidiamo di aderire ai Gruppi del Partito Democratico di Senato e Camera, alcuni di noi anche al Partito stesso. Ci muove la convinzione– particolarmente sentita da quelli di noi che in altra stagione con sofferenza hanno lasciato il PD – che ora è finalmente possibile voltar pagina rispetto ai partiti, alle ideologie e alla storia politica del secolo scorso. Oggi ci ripromettiamo di portare nei gruppi parlamentari del nuovo PD i nostri valori liberaldemocratici, le nostre idee, i nostri progetti, le nostre competenze e il nostro spirito di servizio, con l’obiettivo di concorrere al lavoro entusiasmante che attende il Parlamento nei prossimi anni: quella riforma europea dell’Italia che sola può dare speranza nel futuro a noi e ai nostri figli.

Gianluca Susta

Stefania Giannini

Alessandro Maran

Linda Lanzillotta

Pietro Ichino

Ilaria Borletti Buitoni

Irene Tinagli

Carlo Calenda

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