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Che il partito di governo della Georgia, il Sogno Georgiano, si stia muovendo sempre di più in direzione di Mosca è stato reso evidente da molteplici eventi, dall’introduzione della “Foreign agents law”, le presunte violazioni e brogli nelle recenti elezioni parlamentari e la dichiarazione unilaterale di Tbilisi di interrompere il processo di adesione all’Unione Europea. L’opposizione georgiana ha apertamente descritto la legge sugli agenti stranieri come una “legge russa” e la decisione di fermare i negoziati di adesione all’Ue come un tentativo deliberato di deviare la Georgia dal suo percorso europeo per riportarla nell’orbita russa; viceversa, i leader e le figure pubbliche russe hanno elogiato le controverse politiche del Sogno Georgiano.

Vi sono pochi dubbi sul fatto che il Cremlino abbia investito risorse per incrementare la sua influenza nel Paese caucasico. E secondo l’analista Rahim Rahimov il rinnovato interesse russo per la Georgia può essere ulteriormente compreso all’interno del contesto delle attuali relazioni tra Armenia e Azerbaigian. La sconfitta dell’Armenia nella guerra del 2020 in Nagorno-Karabakh ha portato a un drastico indebolimento dell’influenza russa nella regione. Nonostante Mosca abbia mediato l’armistizio tra Azerbaigian e Armenia, il suo ruolo è andato progressivamente riducendosi, culminando con il ritiro anticipato delle truppe di pace russe dopo l’operazione offensiva azera del 2023. Da allora, l’influenza russa nella regione è ulteriormente diminuita con lo schieramento di una missione di monitoraggio dell’Ue in Armenia e la firma di un accordo di partenariato strategico tra Yerevan e Washington.

Dal canto suo l’Azerbaigian, nota Rahimov, continua a perseguire una politica estera indipendente, allineandosi strettamente con il Movimento dei Non Allineati e rafforzando la sua posizione all’interno dell’Organizzazione degli Stati Turchi. Baku evita di coinvolgersi nelle contrapposizioni geopolitiche tra l’Occidente e la Russia, sottolineando invece l’importanza di un nuovo polo di potere turco. Nel frattempo, Armenia e Azerbaigian hanno compiuto progressi lenti ma significativi nella risoluzione del conflitto, compresa la delimitazione e demarcazione di una parte del confine senza il coinvolgimento russo.

In questo contesto, Mosca cerca di aumentare la propria influenza sulla Georgia non solo per il paese in sé, ma per mantenere un ruolo strategico in tutto il Caucaso meridionale. La posizione geostrategica della Georgia rappresenta per il Cremlino una questione cruciale per la sua presenza nella regione. Tuttavia, la Russia non dispone di strumenti di pressione efficaci, soprattutto a causa della sua invasione del 2008 e del riconoscimento ufficiale di Abkhazia e Ossezia del Sud come stati indipendenti. Se la Russia riuscisse a riportare la Georgia nella sua sfera d’influenza, le conseguenze sarebbero significative anche per Armenia e Azerbaigian, poiché la Georgia rappresenta un ponte essenziale per l’accesso ai mercati europei.

Uno degli obiettivi di medio termine di Mosca è il ripristino delle connessioni ferroviarie dell’era sovietica, estendendole dalla Russia attraverso Georgia, Armenia, Iran e Turchia. Tuttavia, il governo georgiano ha evitato di concedere il via libera a questa proposta a causa delle obiezioni dell’opposizione e della società civile. Un simile sviluppo potrebbe ridurre la rilevanza del Corridoio di Zangezur e rafforzare l’influenza russa sulle infrastrutture energetiche e di transito strategiche della regione. Inoltre, il recente abbattimento di un aereo passeggeri azero da parte della difesa aerea russa ha ulteriormente inasprito le preoccupazioni di Baku.

Sul fronte della pace tra Armenia e Azerbaigian, persistono divergenze inconciliabili, rendendo difficile un accordo definitivo. Tuttavia, entrambi i paesi dovrebbero riflettere sulle opzioni negoziali disponibili, poiché un’eventuale tregua o cessate il fuoco tra Russia e Ucraina potrebbe portare Mosca e altri attori internazionali a concentrarsi nuovamente sul Caucaso meridionale. Tale scenario non garantirebbe necessariamente esiti favorevoli per Armenia e Azerbaigian, dimostrando che una dipendenza eccessiva da una grande potenza non è una strategia sostenibile. Di conseguenza, sia Baku che Yerevan dovrebbero valutare con attenzione le proprie alternative prima che le opportunità attuali svaniscano.

Cremlino

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