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Duole citarsi, ma è doveroso. Settimane fa Formiche.net in un articolo aveva già adombrato uno scenario: la Cina sta studiando un ingresso corposo nel gruppo Telecom. L’articolo non era frutto di vaneggiamenti o di elucubrazioni scenaristiche, ma il risultato di alcune indiscrezioni finanziarie, che tra l’altro erano già in possesso di agenzie di stampa straniere che però – in mancanza di riscontri e conferme ufficiali, evidentemente – non avevano dato corso alle indiscrezioni e non hanno lanciato alcun take.

Formiche.net, invece, in un articolo ricognitivo sulle mire di Pechino per altri gruppi italiani – tra cui Snam e Terna attraverso Cdp Reti, e le Ansaldo in fase di potenziale dismissione da parte di Finmeccanica – aveva dato conto di voci sempre più insistenti in ambienti sia milanesi che romani di un interesse da parte dei colossi di Stato cinesi per la capogruppo Telecom Italia o per una controllata del gruppo presieduto da Giuseppe Recchi e guidato dall’ad, Marco Patuano.

Oggi è Repubblica a dare ulteriori dettagli sugli obiettivi di Pechino. Nel mirino c’è – o ci sarebbe – Telecom Italia Sparkle. Sparkle ha in portafoglio una ragnatela di cavi lunga 450 mila chilometri tra Europa, America Latina e Mediterraneo: “Fa viaggiare – scrive Aldo Fontanarosa di Repubblica – i dati e le telefonate sia della casa madre Telecom Italia sia di altri 500 operatori del mondo, che pagano per questo servizio”.

I super-cavi sottomarini di Sparkle sono un asset di pregio, quanto le reti strategiche di Snam, e Terna. C’è “Mediterranean Nautilus”, che collega l’Italia alla Grecia, alla Turchia, a Israele. Ma pesano anche “SeaMeWe4” e “Imewe” – ricorda Repubblica – che uniscono l’Europa all’Asia con un’efficienza tale da attirare ora l’attenzione di un fondo d’investimento cinese tra i più liquidi del Paese. D’altra parte, Sparkle non è un nome sconosciuto a quelle latitudini, lì nello scacchiere asiatico, dove ha una controllata con sede a Singapore e un ufficio antenna ad Hong Kong”.

La notizia del potenziale compratore cinese sta creando un discreto scompiglio dentro Telecom Italia, che controlla Sparkle, racconta Fontanarosa: “Dentro Telecom Italia, si distinguono nitide due scuole di pensiero. I top manager più vicini al presidente Recchi chiedono che la porta sia aperta ai miliardari di Pechino, i cui (tanti) soldi servirebbero a ridimensionare l’indebitamento generale del gruppo. D’altra parte, Telecom Italia mastica già un po’ di cinese, avendo la People’s Bank of China come azionista, sia pure al 2.07%. Molto, molto prudenti su Sparkle sono invece i manager prossimi all’amministratore delegato Patuano, frenati da ragioni di opportunità politica”.

Lo shopping cinese, dunque, non conosce soste.

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