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L’Unione europea non trova l’accordo sul nuovo pacchetto di sanzioni per Mosca. Tre giorni consecutivi di negoziati senza esito tra ministri e ambasciatori dei Ventisette Paesi dell’Unione hanno portato a un rinvio della decisione sul ventunesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, nel frattempo prorogando fino al 23 luglio il tetto al prezzo del petrolio russo fissato a 44,10 dollari al barile. Gli ambasciatori torneranno a riunirsi il 22 luglio nel tentativo di sbloccare l’intesa ed evitare che, per effetto dell’aumento delle quotazioni del greggio legato allea ripresa delle ostilità nello stretto di Hormuz, il price cap venga automaticamente rivisto al rialzo, offrendo a Mosca maggiori entrate dalle esportazioni energetiche.

L’impasse evidenzia ancora una volta le difficoltà dell’Unione nel mantenere l’unanimità sulle misure restrittive nei confronti del Cremlino. Se in passato era stata soprattutto l’Ungheria di Viktor Orbán a rallentare il processo decisionale, questa volta le principali resistenze arrivano da Austria e Grecia. Vienna chiede una soluzione per compensare Raiffeisen Bank dopo l’esproprio delle proprie attività in Russia, proponendo l’utilizzo di beni russi congelati presenti sul territorio austriaco, mentre Atene continua a sollevare obiezioni sugli effetti delle restrizioni già introdotte sul commercio del gas naturale liquefatto russo. Secondo quanto emerso dai negoziati, una possibile soluzione alle richieste austriache sarebbe stata individuata martedì, anche se i dettagli non sono stati resi pubblici, mentre restano invece aperte le questioni poste dalla Grecia.

Il pacchetto in discussione viene considerato “uno dei pacchetti di misure piuttosto forti adottati nei confronti della Russia dall’inizio del conflitto, perché non soltanto include 250 individui nelle misure restrittive, ma va a colpire alcuni settori che sono particolarmente importanti per alimentare l’economia di guerra russa. Un’economia che dobbiamo ricordarlo è in forte sofferenza, con altissimi livelli di inflazione e una diminuzione dei proventi dal settore energetico del 40% all’inizio del 2026”, commenta per Formiche.net Nicoletta Pirozzi, responsabile del programma “Ue, politica e istituzioni” dell’Istituto Affari Internazionali, che spiega come queste nuove sanzioni sono importanti non soltanto perché permetterebbero all’Unione europea di mantenere il tetto sul prezzo del petrolio, ma anche perché “andrebbero a colpire le misure che la Russia ha messo in atto per aggirare le sanzioni, come la flotta ombra russa che permette l’approvvigionamento di risorse energetiche, o ancora le transazioni finanziarie in criptovalute in Paesi terzi e così via”.

L’esperta dello Iai sottolinea come a livello Unione europea sembra esserci una crescente difficoltà da parte degli Stati membri di far combaciare l’unità di intenti nei confronti dell’Ucraina per quanto riguarda il supporto militare, economico e politico e le azioni nei confronti della Russia con un clima di forte incertezza internazionale dal punto di vista politico ed economico.

Una dinamica che mal si combacia con la necessità di trovare un consenso unanime. “In generale è un clima difficile perché ancora una volta ci si scontra con regole europee che non sono all’altezza delle ambizioni dell’Unione Europea di giocare un ruolo decisivo a livello internazionale. Ma allo stesso tempo è giusto notare che da parte dell’Unione Europea c’è una rinnovata consapevolezza in questo senso. Sia ad Ankara che ad Evian abbiamo visto i Paesi europei, e in particolare i cosiddetti “Grandi sei in Europa” (Germania, Francia, Spagna, Italia, Polonia e Paesi Bassi ndr) molto determinati nell’andare avanti sia per quanto riguarda il mantenimento dell’unità sul fronte ucraino, anche rispetto agli Stati Uniti, ma anche di voler fare passi decisivi per quanto riguarda il settore della difesa e la capacità europea di acquisire un’autonomia strategica a tutti gli effetti. Dunque, è chiaro che per raggiungere questi obiettivi o si arriva a ipotizzare dei meccanismi più agevoli per quanto riguarda il processo decisionale europeo, o inevitabilmente dovremo affidarci all’iniziativa politica di un gruppo ristretto di Stati membri che possa davvero trainare l’Europa”.

Ovviamente però, conclude Pirozzi, questo significa che a livello negoziale sarà necessario uno sforzo ulteriore per convincere tutti i Paesi al tavolo “a sostenere un’azione più dinamica e più incisiva dell’Unione Europea anche con decisioni conseguenti nei settori che richiedono l’approvazione di tutti, e in primis quello delle sanzioni”.

 

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