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Un aereo da cargo (sanzionato) dell’aviazione bielorussa, un caccia Typhoon della Royal Air Force e un aereo da trasporto nordcoreano. Sono almeno ventitre, dall’agosto del 2025, i voli compiuti “sotto falsa identità” dall’aeromobile corrispondente al codice identificativo YILO4200, ovvero un drone cinese a lungo raggio Wing Loong 2. Durante i suddetti viaggi, iniziati con il decollo dal Qionghai Boao International Airport di Hainan, il sistema in questione ha camuffato il suo segnale trasponder trasmettendo stringhe alfanumeriche afferenti a velivoli pilotati di altri Paesi, mentre sorvolava la zona compresa tra la provincia cinese di Hainan, il conteso arcipelago delle isole Paracel e la costa del Vietnam.

“Non abbiamo mai visto nulla di simile prima d’ora. Si tratta di una sorta di prova di inganno condotta in tempo reale utilizzando velivoli che non sono esattamente poco appariscenti. Non sembra affatto casuale”, è il commento che Ben Lewis, fondatore della piattaforma di dati open source PLATracker che si occupa di monitorare le forze armate cinesi, ha rilasciato a Reuters.

Facile, capire che dietro questi esperimenti ci sia una ratio militare. Anche se sembra improbabile che la mascheratura riesca a ingannare completamente i controllori del traffico aereo o i radar militari, potrebbe causare confusione e perdite di tempo in caso di conflitto, in modo non troppo dissimile dalle grandi barriere costituite da enormi flotte di pescherecci tra la fine del 2025 e il 2026; o ancora, nascondere attività di sorveglianza sensibili o essere utilizzata a fini di propaganda o disinformazione. Inoltre, le traiettorie analizzate mostrano lunghe permanenze in volo con pattern a stella o a clessidra, tipici delle missioni di sorveglianza dei grandi droni militari. E le parti del Mar Cinese Meridionale interessate da questi droni sembrano essere alquanto sensibili, poiché spesso frequentate da sottomarini. Non una casualità, se si pensa che il Wing Loong 2 è stato concepito anche per svolgere funzioni di Asw (Anti-Submarine Warfare).

Per Alexander Neill, analista con sede a Singapore e fellow del Pacific Forum, le operazioni sembrano parte di un più ampio ventaglio di opzioni digitali cinesi per “confondere le acque” in caso di escalation regionale “non sembrano essere semplici esercitazioni, quanto piuttosto il tipo di azione che il Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti ha descritto come prove generali per uno scontro: tutto ciò che i cinesi possono fare per seminare confusione nelle menti dei loro rivali è a loro vantaggio”, ha affermato Neill. “Gli Stati Uniti e i loro alleati sanno che, data la realtà dei conflitti convenzionali altamente automatizzati, anche i millisecondi contano nella catena dell’escalation”.

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