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Un linguaggio grillino e disfattista senza entrare nel merito accademico delle questioni. Gianfranco Viesti, professore ordinario di Economia Applicata nel Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bari (già alla Fiat e in Banca d’Italia, poi consulente di Ocse e Banca Mondiale) commenta così con Formiche.net il rapporto “Il disastro dei fondi strutturali europei” pubblicato su Lavoce.info dagli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi, secondo cui in 5 anni sono stati messi in campo 504 mila progetti di formazione, per una spesa di quasi 7 miliardi e mezzo di euro e con benefici ignoti. Rapporto poi rilanciato ed enfatizzato dal quotidiano Repubblica.

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Contro una tale armata di comunicazione politica non ci resta che l’ironia, soprattutto quando si rifiuta il dibattito scientifico e si attacca a testa bassa. Un fiume di denaro in piena, osserva il rapporto: è d’accordo? Proprio come i finanziamenti per il Mezzogiorno, ma soprattutto come tutto ciò che non piace a chi scrive. E’ strano che un sito di altissima qualità come Lavoce.info, che si occupa con grande attenzione di molteplici temi, quando tocca le politiche per il Mezzogiorno scelga un linguaggio da Novella 2000: ovvero “l’è tutto da rifare”. O meglio, da disfare. Gli autori sono abituati a un linguaggio di matrice scientifica che, mai come in questo caso, si può applicare proprio in virtù della complessità dell’argomento. Invece, chissà perché, hanno scelto un linguaggio “grillino”: tutto mafia, tutto disastro.

Secondo Roberto Perotti e Filippo Teoldi, autori del rapporto, ogni euro di fondi strutturali che riceviamo ci viene a costare due euro: uno che dobbiamo versare all’Unione Europea, e uno che dobbiamo mettere come cofinanziamento. E’ così?

Il nostro Paese fa delle politiche di sviluppo regionale, sempre di meno rispetto al passato e quasi esclusivamente attraverso i fondi europei, che hanno come principio quello del cofinanziamento: associa qualche risorsa nazionale a quelle continentali. Fare i conti del dare-avere sulle politiche pubbliche in questo modo ha l’effetto di ignorare tutti gli effetti che tali politiche hanno. Si tratta di un modo contabile sui generis di vedere le cose. Se non fossimo in Europa risparmieremmo il contributo che versiamo all’Ue ma forse perderemmo qualche altro introito in più rispetto a quel risparmio.

Quindi fino ad oggi i fondi europei hanno prodotto buoni risultati, soprattutto al Mezzogiorno?

I risultati sono stati modesti, molto variabili, e contromano soprattutto negli ultimi anni rispetto alla crisi economica. Come tutte le politiche pubbliche, a maggior ragione quando i denari sono pochi, vi è un imperativo etico ancor prima che economico di migliorare il più possibile. Ma per farlo serve capire come stanno le cose. Se le analisi partono dicendo che siamo nella notte dove tutte le vacche sono nere, allora a quel punto diventa difficile migliorare.

Quali i punti deboli del report?

Gli autori non mi pare puntino al miglioramento di quelle politiche, quanto ad una cancellazione come lo stesso Perotti ha già proposto sul Sole 24 Ore, tra l’altro con un meccanismo del tutto inapplicabile.

Come controbattere nel merito alla tesi degli autori secondo cui “i benefici sono ignoti e dei progetti finanziati con fondi europei nessuno è in grado di valutare gli effetti”?

Innanzitutto questa è una delle politiche più trasparenti, nel senso che è l’unica politica italiana per la quale tutti i passaggi sono disponibili on line, grazie al portale Opencoesione. Cosa che non accade per nessun’altra politica pubblica italiana. Inoltre tali politiche, prevalentemente per merito delle regole europee, hanno sin dall’inizio una componente di valutazione -prima, durante e dopo- molto ampia. Per cui è assurdo sostenere che si tratta di interventi con esiti ignoti e nonostante Perotti citi 280 documenti di valutazione. Forse non vanno bene perché non li ha redatti lui. E tra l’altro non entra mai nel merito di quei documenti. Per cui è complesso controbattere, perché chiunque non sia lui ha difficoltà ad interloquire.

Come giustificare, allora, questa entrata a gamba tesa sui fondi strutturali europei?

Da tempo osservo un’entrata a gamba tesa su politiche simili da parte di Lavoce, Boeri e Perotti, ed è frutto delle proprie convinzioni ideologiche, del tutto rispettabili, secondo cui le politiche pubbliche sono inutili se non dannose. Tutto ciò sposa, avendo a sostegno solo alcuni elementi accademici, un’ondata grillina che scelgono di cavalcare, trovando in Repubblica un megafono notevole. Personalmente credo che i giornali dovrebbero aiutarci a conoscere e capire, non solo stuzzicare la nostra indignazione.

twitter@FDepalo

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