Si apre ora una lunga e complessa campagna elettorale verso il 2027, un anno che attende gli italiani con una scelta di fondo. Non vi sarà più spazio per un plebiscito pro o contro la persona di Giorgia Meloni; il campo di battaglia sarà quello tra una politica nazionale che persegue riforme concrete, seppur difficili, e una politica illusoria che si nutre di immobilismo e mitologie costituzionali. Il commento di Benedetto Ippolito
Politica
È tornata la gioiosa macchina da guerra. L'intervento di Merlo
La “gioiosa macchina da guerra” torna al centro della scena, con una sinistra radicale che impone linea e toni alla coalizione. Secondo Merlo emerge la necessità di un’alternativa: il progetto riformista e centrista di Calenda, oggi più decisivo che mai
Il verdetto del popolo e il coraggio dei magistrati che hanno sostenuto la riforma
La democrazia vive di decisioni, ma cresce nel confronto. E il confronto, quando è fondato su dati, esperienza e senso dello Stato, non è mai una minaccia. È, al contrario, la sua più alta espressione. Il commento del generale della Guardia di Finanza in congedo Alessandro Butticé, dirigente emerito della Commissione europea e autore di “Io, l’Italia e l’Europa. Pensieri in libertà di un patriota italiano-europeo”
Schlein fa, Conte si accredita. Tutte le insidie per il campo largo dopo il referendum secondo Panarari
La vittoria del No al referendum sulla giustizia nasce da una combinazione di fattori: forte politicizzazione, clima internazionale instabile e mobilitazione emotiva, soprattutto giovanile. Il governo paga l’aver messo in discussione la propria cifra distintiva, la stabilità, e l’incapacità di gestire una narrazione efficace, anche alla luce di alcuni casi interni. Per il centrosinistra si apre una finestra di opportunità che però richiede programma, leadership e coesione. Nessun ritorno immediato alle urne, ma una fase politica più incerta, con nuovi equilibri ancora da costruire. Intervista al politologo Massimiliano Panarari
Giustizia, cosa resta oltre il voto? Scrive Panizzi
Dopo il referendum, il dibattito sulla Giustizia si riaccende tra polarizzazione e riscoperta del suo significato più profondo. Oltre norme e scontri politici, emerge la necessità di un rinnovamento etico e culturale che rimetta al centro la persona e la responsabilità. La riflessione del generale Massimo Panizzi
Con Pomicino finisce quella politica fatta di garbo e Dc. Il ricordo di Stefano Andreotti
Con la morte di Paolo Cirino Pomicino è venuto meno l’ultimo vero democristiano della cosiddetta Prima Repubblica: ha sempre mantenuto questa patente di ‘democristiano’ alla quale non ha mai rinunciato fino all’ultimo. Una vera memoria storica che adesso viene purtroppo meno… Intervista a Stefano Andreotti, già manager Siemens e figlio del sette volte presidente del Consiglio Giulio
Il cretto di Burri sulle riforme? È di argilla. Le pillole liberali di Sterpa su Pareto
Il doppio referendum non chiude la stagione delle riforme: smentisce piuttosto il mito dell’intangibilità della Costituzione. Fermarsi ora sarebbe un errore. Il voto sulla giustizia non blocca il resto dell’agenda: la maggioranza deve andare avanti, cercando un confronto senza subire veti. Sullo sfondo, la crisi delle élite e il carattere plebiscitario dei referendum: colpiscono i leader, ma non sostituiscono le riforme. L’analisi di Alessandro Sterpa, costituzionalista e professore di diritto pubblico all’Università della Tuscia
Dopo il No al referendum, il Sì alla coalizione progressista. La strada verso il voto secondo Patuanelli (M5S)
La grande partecipazione al voto dà speranza che i cittadini vogliano di nuovo scendere in campo per ciò in cui credono, soprattutto i giovani, spiega Stefano Patuanelli a Formiche.net. La maggioranza non ha mai voluto dialogare sulla riforma, ma così non si vince e gli italiani lo hanno detto chiaramente. Il campo progressista? Lavora già assieme tutti i giorni in Parlamento, presto arriverà il programma. Conversazione con il senatore del Movimento 5 Stelle, già ministro dello Sviluppo economico e delle Politiche agricole
Referendum, le ragioni più profonde di una sconfitta non annunciata. Il commento di Polillo
Oggi Giorgia Meloni, come in precedenza i leader degli altri partiti, negli anni passati, si trova nella difficile situazione di dover far fronte a un segnale che non può essere sottovalutato. Risalire la china, dopo il referendum sulla giustizia, in vista delle prossime elezioni, dipenderà dalle future scelte politiche, ma soprattutto dalla postura che vorrà dare al partito di cui è leader
Dal rimpasto al governo tecnico, purché Meloni passi all'attacco
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata l’unica della maggioranza a uscire con una dichiarazione. Onore al merito. Ma ciò non risolve il problema. In teoria il governo non è finito. Può rimettersi in sesto con un rimpasto e riassetto coraggioso. L’opinione di Sisci
















