Quando i legami sociali cedono, crescono paura e impotenza; quando paura e impotenza si incontrano, il demagogo trova il suo mercato: fabbrica un nemico e vende delega in cambio di protezione. L’antidoto non è un populismo più presentabile. È una democrazia più partecipata. Il commento di Raffaele Bonanni
Politica
Chi prende più voti governa. Balboni spiega la filosofia della nuova legge elettorale
Il sottosegretario Balboni difende la riforma elettorale approvata dal Senato: preferenze, indicazione del premier nel programma e premio di maggioranza per rafforzare il bipolarismo e legare più direttamente il voto degli italiani alla scelta del governo. Una legge che, nella sua lettura, punta a garantire stabilità e governabilità. Sullo sfondo, la sfida a Vannacci e alle forze fuori dai due poli
La politica non si salva da sola. Capi partito, fatevi aiutare. L'appello di Sisci
Aprite il dibattito interno, capi partito, smettetela di cambiare legge elettorale a ogni legislatura, prendete di petto i problemi veri. Il Paese vuole aiutarvi, fatevi aiutare, spalancate le porte a idee e competenze diverse. Resterete di più e meglio al potere, e aiuterete anche il Paese, no? Il commento di Francesco Sisci
Vincere o salvare l'identità? Se Vannacci cambia la logica della legge elettorale. La versione di Quagliariello
Il confronto sulla legge elettorale si intreccia con un quadro politico profondamente mutato dall’ascesa di Vannacci e delle forze anti-sistema. Quagliariello analizza i rischi per la governabilità, il dilemma del centrodestra tra vittoria e identità e il peso decisivo che il nodo delle preferenze potrebbe avere sugli equilibri della legislatura, fino all’ipotesi di un ritorno anticipato alle urne
Prima il programma, poi il leader (e le primarie). L'Ucraina? Troveremo la quadra. Parla Alfieri
Dopo la foto di famiglia del campo largo alla festa di Avs, il senatore Pd Alessandro Alfieri indica la rotta: prima un programma condiviso, poi la leadership. Dalla sicurezza alla sanità, dal lavoro alla transizione energetica, fino alla politica estera, l’obiettivo è allargare il perimetro dell’alternativa. Sullo sfondo il voto in Sassonia, che secondo il dem insegna a sinistra a non ignorare paure e fragilità sociali
Cosa racconta il voto in Sassonia e perché non è la fine del mondo. L'opinione di Di Bartolo
La storia recente d’Europa è piena di movimenti antisistema che, una volta entrati nelle stanze dei bottoni o messi di fronte agli oneri della gestione pubblica, hanno dovuto moderare i toni, mostrare i propri limiti strutturali o semplicemente istituzionalizzarsi. È dunque il momento di smetterla di disperarsi per il consenso altrui e iniziare a lavorare sul proprio. L’opinione di Salvatore Di Bartolo
L’Afd e i motivi della crescita della destra europea. La riflessione di Ippolito
In vista dei cruciali appuntamenti elettorali del 2027 negli Stati europei, Italia inclusa, il precedente della Sassonia-Anhalt dimostra che l’avanzata della destra identitaria è ormai un mutamento rivoluzionario irreversibile all’interno delle democrazie occidentali. Per sostenere una rinascita spirituale e materiale dell’umanesimo europeo, diventa storicamente imprescindibile che le forze di centro abbandonino ogni compromesso con le sinistre e si schierino organicamente con la destra in chiave antisocialista e anticomunista. Il commento di Benedetto Ippolito
A Meloni quel che è di Meloni, al Cav quel che è del Cav. Il commento di Di Bartolo
In politica, ma non solo, i meriti sopravvivono, o perlomeno dovrebbero sopravvivere, a chi li ha generati. I trionfi di oggi sono inevitabilmente i frutti maturi di un seme piantato oltre trent’anni fa, dopo il rovinoso crollo della Prima Repubblica, con un coraggio e una visione fuori dal comune
Può un’economia di anziani crescere e prosperare? La riflessione di Monti
La cultura e la vivacità culturale di un Paese rappresentano inevitabilmente dei fattori di stimolo e che un’economia che cresce in un Paese in cui la cultura invecchia, può anche essere un Paese che consuma, ma sicuramente non è un Paese che prospera. La riflessione di Stefano Monti
Proporzionale ma non troppo, maggioritario se vi pare. A che punto siamo con la legge elettorale
Giorgia Meloni dovrà essere abile ad evitare la sindrome della bolla e non diventare l’unico bersaglio di ogni fallimento economico, problema sociale o crisi internazionale. Se la classe dirigente selezionata dall’alto si rivela inadeguata e distante dai bisogni dei cittadini, il meccanismo maggioritario accelera la caduta del leader esattamente con la stessa velocità con cui ne decreta l’ascesa. L’analisi di Domenico Fracchiolla, docente di Storia delle Relazioni Internazionali all’Universitas Mercatorum
















