A 110 anni dalla nascita di Aldo Moro, la memoria torna alle sue battaglie per l’unità della Democrazia cristiana e al monito contro le divisioni che avrebbero potuto travolgere il partito. Un’eredità politica che, riletta alla luce della crisi del popolarismo europeo, interroga ancora il presente e soprattutto le nuove generazioni. Il ricordo di Mannino
Politica
Conti pubblici, quel decimale non cancella il risanamento del governo. Parla Stagnaro
Il deficit scende al 3,1% ma l’Italia resta sopra la soglia europea, rinviando l’uscita dalla procedura d’infrazione. Per Carlo Stagnaro (Ibl) il decimale mancato pesa soprattutto sul piano simbolico: la vera partita si gioca sulla traiettoria dei conti, sull’eredità del Superbonus e sulla capacità del governo di continuare a ridurre il disavanzo senza comprimere i margini di crescita. Un percorso nel quale rigore, nuove priorità di spesa e credibilità sui mercati dovranno continuare a muoversi insieme
L’Italia davanti alla sfida dell’IA: innovazione sì, ma sotto controllo. Il Radar Swg
Tra diffidenza verso i rischi dell’intelligenza artificiale e domanda di maggiore presenza dello Stato nell’economia, l’ultimi radar Swg fotografa un’Italia che non vuole fermare l’innovazione, ma chiede di governarla. La tecnologia viene così osservata con interesse e cautela, mentre su sanità, istruzione, ricerca ed energia cresce l’aspettativa di interventi pubblici. Sul fronte politico, invece, il quadro resta sostanzialmente stabile
La rincorsa a Vannacci, la trappola perfetta per il centrodestra. Scrive Di Bartolo
Chi guida l’esecutivo non è chiamato a inseguire le provocazioni o i cori da stadio, ma a riaffermare la propria identità di governo attraverso la concretezza dei risultati, la serietà dei provvedimenti e la dignità del profilo istituzionale. Perdere la bussola per paura dello stato di salute di cui gode il partito di Roberto Vannacci, almeno stando ai sondaggi, equivale soltanto ad accreditarlo e ad alimentarne ulteriormente la crescita. Il commento di Salvatore Di Bartolo
AfD cresce, il Ppe si interroga. De Meo indica la strada del pragmatismo
“Abbiamo bisogno di ritornare a considerare quelle che sono le reali esigenze dei cittadini. Oggi dobbiamo rivedere il Green deal e questo non significa fare un passo indietro, ma renderlo credibile. Rendendo protagonisti di questo grande progetto i cittadini e il sistema produttivo che non possono subire una strategia calata dall’alto”. Conversazione con l’eurodeputato popolare, Salvatore De Meo
Phisikk du role - Da Fenix a Pontida, le feste per dire le cose
Oggi ogni giorno gli addetti stampa devono inventarsi una festa per reggere il ritmo di una comunicazione ansiogena che ha bisogno, per catturare l’attenzione, di sparate sempre più grosse. Ma, in fondo, è solo la forma, l’involucro, che cambia, la sostanza della comunicazione politica è sempre la stessa, dai tempi di Machiavelli. La rubrica di Pino Pisicchio
La coalizione non è mai un pallottoliere. L'opinione di Merlo
Un’alleanza costruita solo per sconfiggere l’avversario rischia di restare un cartello elettorale. Per governare servono coesione politica, credibilità programmatica e una visione comune del futuro dell’Italia. Il commento di Giorgio Merlo
L’Atlantico tornerà forte solo tra alleati. La riflessione di Bonanni
Un’Europa più autonoma sul piano energetico e tecnologico, ma saldamente ancorata all’alleanza con Washington. Il rapporto con il Canada può diventare il banco di prova di una nuova strategia europea, fino all’ipotesi di uno status di “membro associato”. La riflessione di Bonanni
Legge elettorale, la trappola del 42% tra fattore Vannacci e divisioni a sinistra
La nuova legge elettorale, con il premio di governabilità legato alla soglia del 42% e senza ballottaggio, potrebbe produrre un effetto paradossale: nessuna coalizione in grado di raggiungere il quorum e un sistema nuovamente esposto alla frammentazione. Sullo sfondo, il fattore Vannacci e le divisioni nei due principali schieramenti ridisegnano gli equilibri del bipolarismo. L’opinione di Salvatore Di Bartolo
Ecco perché le liberaldemocrazie sono al capolinea. Il commento del prof. Corbino
Le liberaldemocrazie occidentali attraversano una crisi che investe insieme istituzioni, società ed economia. Tra globalizzazione, declino del principio di autorità e trasformazione del diritto, il modello dell’autogoverno appare sempre più distante dagli assetti costruiti nel secondo dopoguerra. L’opinione di Alessandro Corbino
















