Questa Leopolda pre-elettorale si muove in un’atmosfera carica di paradossi politici. Dal ruolo di Italia Viva nel centrosinistra al nodo delle primarie, la convention fiorentina è chiamata a misurarsi con le contraddizioni del campo progressista. Conoscendo Renzi è lecito aspettarsi che non deluderà. La rubrica di Pino Pisicchio
Politica
Da Kyiv alla difesa europea, i punti non negoziabili del Pd secondo Bazoli
“Tutti siamo alla ricerca delle modalità con le quali arrivare a una pace in Ucraina il più rapidamente possibile, però senza abdicare alle ragioni del diritto e alle ragioni della giustizia, perché la pace non può essere semplicemente l’assenza di conflitto: la pace deve essere soprattutto giustizia”. Conversazione con il parlamentare del Partito democratico Alfredo Bazoli
La Parigi incandescente degli studenti. Cronache di un malcontento tra austerità e politica
Dai cancelli della Sorbonne alle strade di Parigi, la protesta degli studenti contro l’austerità diventa il termometro di un malcontento che attraversa la Francia. Costi universitari, welfare e trasporti sono il detonatore di una mobilitazione che intreccia rivendicazioni sociali, sinistra radicale e nuove fratture politiche, mentre il Paese guarda già alle presidenziali del 2027
Se l’AI pensa al posto nostro. Il dubbio, la libertà e la sfida dell’era digitale nel libro di Cangini
Il vero rischio dell’intelligenza artificiale potrebbe non essere una macchina capace di pensare come l’uomo, ma un uomo sempre meno disposto a farlo. È il paradosso da cui parte l’inchiesta di Andrea Cangini, presentata alla Fondazione Einaudi, dove il confronto con Calenda, Tremonti e Quattrociocchi diventa una riflessione più ampia sulla crisi del pensiero. Tecnologia, potere e libertà si intrecciano così attorno a una domanda cruciale: cosa resta dell’autonomia dell’uomo quando anche il ragionamento può essere delegato a una macchina?
Vannacci, Grillo e Musk. Le variabili esogene che possono scompaginare il bipolarismo
L’ipotesi di nuove forze guidate da Grillo o Vannacci potrebbe mettere in crisi gli equilibri costruiti dalla nuova legge elettorale. Se il premio di maggioranza apparisse irraggiungibile, gli incentivi alla convergenza potrebbero svanire, rendendo più fragile il bipolarismo prima ancora del voto
Giovani, è l’ora di un patto sul diritto a restare. Scrive Liuzzo
Scommettere sulle nuove generazioni non è più un’opzione: è una necessità etica ed economica. L’impegno della Fondazione Guido Carli contro la fuga dei talenti, in memoria della lezione dello statista
Vi racconto cosa vedo della Dc nel governo Meloni. I consigli di Rotondi
“La potenzialità di consenso di Giorgia Meloni è il 60%”, ed è vero che “ci sono pezzi del Partito democratico che sono più in continuità con la Dc rispetto al centrodestra nel suo complesso”spiega Rotondi a Formiche.net. “Ma il centrodestra nel suo complesso è più in continuità del centrosinistra”. Intervista al presidente della Dc, alla vigilia dell’annuale convegno della “Dc con Rotondi” a Saint Vincent, che inizierà venerdì 2 ottobre e si concluderà domenica 4
Premierato, referendum e veti incrociati. Il libro di Calderisi sulle riforme che non passano mai
Alla Fondazione Luigi Einaudi, la presentazione del libro di Peppino Calderisi riaccende il dibattito sulle riforme istituzionali. Con gli interventi della ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati, di Alessandro Sterpa, Andrea Cangini e Giuseppe Benedetto, emerge l’idea di una “Costituente felice” per superare quarant’anni di referendum, bicamerali e accordi bipartisan falliti
Campo largo e Vannacci possono aiutare Meloni. Pombeni spiega perché
La legge elettorale è solo il prologo di una partita molto più incerta: quella che si giocherà nelle urne, tra astensione, voto mobile e rapporti di forza ancora difficili da leggere. Il politologo Paolo Pombeni mette in fila le fragilità del campo largo, dal dossier Ucraina alle primarie, e il paradosso Vannacci: una destra radicale che può finire per offrire a Meloni lo spazio per accreditarsi come destra di governo
Pizzi e Berlusconi, quella comunicazione così diversa e così uguale. Scrive Castellaneta
Berlusconi e Pizzi appartenevano a un’altra stagione. Il primo si esponeva, talvolta troppo, assumendosi il rischio delle proprie parole. Il secondo rimaneva in disparte, facendo parlare un obiettivo che non concedeva sconti. Non erano simboli perfetti, ma rappresentavano due forme dirette di comunicazione: una affidata alla personalità, l’altra allo sguardo. Il commento dell’ambasciatore Giovanni Castellaneta
















