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Le preferenze negate, quando autoconservazione e populismi prevalgono sul popolo

Il vero paradosso è che, nell’epoca in cui quasi tutte le forze politiche rivendicano un rapporto diretto con il popolo e fanno della sovranità popolare uno dei cardini della propria narrazione, quando si tratta di restituire agli elettori una maggiore capacità di scegliere i propri rappresentanti prevale la logica della conservazione. È in questa contraddizione che si misura la distanza tra la retorica e la pratica della politica. Ed è proprio in queste dinamiche che i populismi finiscono per prevalere sul popolo. Il commento di Salvo Di Bartolo

Il voto sulle preferenze non cambia nulla, ma serve il ballottaggio. Parla Petruccioli

Per Claudio Petruccioli il voto che ha bocciato l’emendamento sulle preferenze non modifica gli equilibri politici né apre una crisi di governo. L’ex presidente della Rai su Formiche.net legge quanto accaduto come l’ennesima prova di un sistema bloccato dalle convenienze dei partiti e rilancia la necessità di restituire agli elettori un ruolo nella scelta dei parlamentari. La vera riforma, sostiene, resta il ritorno del ballottaggio, indispensabile per costruire maggioranze stabili e contenere gli estremismi

Niente presa della Bastiglia, perché nessuno vuole le preferenze. L'analisi di Sterpa

Di Alessandro Sterpa

La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze conferma la centralità delle segreterie di partito nella selezione della classe parlamentare. Tra le contraddizioni di maggioranza e opposizione, il voto del 14 luglio riapre il tema della rappresentanza e della distanza tra eletti ed elettori, con il rischio di alimentare ulteriormente la sfiducia verso le istituzioni. L’analisi di Alessandro Sterpa, costituzionalista e professore di Diritto pubblico all’Università della Tuscia

Phisikk du role - Preferenze? No grazie. Meglio il listino bloccato dal capo

Le campagne elettorali con la preferenza erano tutt’altra cosa: erano l’esito, certamente impegnativo ma anche di grande coinvolgimento popolare, di un confronto continuo con gli elettori nel corso della legislatura. Se il Parlamento è fatto di nominati che devono sempre dire sì al nominante, beh, forse allora quella battutaccia di Berlusconi, “Non abbiamo bisogno di tanti parlamentari: bastano solo i capigruppo che alzino la mano e votino per tutti”, ha trovato una sua mestissima ragione. La rubrica di Pino Pisicchio

Quaranta franchi tiratori e una crisi che Meloni non può più ignorare. Scrive Nicodemo

Il problema non è il sistema elettorale: è che il governo, da mesi, ha smesso di comandare la propria maggioranza. E finché questo non cambierà, ogni riforma — elettorale o meno — rischierà di trasformarsi nell’ennesima occasione persa. La riflessione di Francesco Nicodemo

Dalla Sicilia al Mediterraneo (globale). La rotta di Ecr spiegata da Giordano

“La tre giorni di Ecr in Sicilia? Perché la visione dei conservatori sul fronte sud si mescola all’attenzione verso il Mediterraneo, tutti temi ribaditi da Giorgia Meloni non solo al meeting Nato. La fiaccolata per Borsellino? Per la prima volta parteciperà una delegazione europea con le bandiere delle nostre nazioni a rendere omaggio ai nostri eroi dell’antimafia”. Conversazione con il segretario generale di Ecr

Democrazia come valore e non solo come regola. Mayer ricorda Franco Cazzola

Le lunghe chiaccherate con Franco mi resteranno per sempre nel cuore come il segno di una bella e vivace amicizia nella consapevolezza che dall’impegno civile e dal rigore intellettuale di Franco Cazzola non solo la sinistra, ma tutta la politica italiana hanno davvero molto da imparare. Il ricordo di Marco Mayer

Da Conte a Schlein, se il campo largo inciampa sulla politica estera. Scrive Cicchitto

Di Fabrizio Cicchitto

Il debutto del campo largo evidenzia tutte le sue fragilità politiche. Al di là dell’aritmetica elettorale, le divisioni sulla politica estera, riemerse con le posizioni di Giuseppe Conte sulla guerra in Ucraina e sulla Russia, mettono in discussione la tenuta dell’alleanza. Il silenzio del Pd di Elly Schlein, rinvia ma non risolve il nodo più delicato della coalizione. Il commento di Fabrizio Cicchitto, presidente ReL Riformismo e Libertà, direttore Civiltà Socialità

Conte, Salvini e Vannacci devono decidere: nella Nato o fuori. La versione di Sisci

Il terzetto non può continuare nell’alleanza con gli Usa e la Nato e intanto dire che la Russia non è una minaccia. La Russia lo è per i nostri alleati, quindi o si chiede di cambiare alleanze oppure riconoscano che la Russia è una minaccia. Il commento di Francesco Sisci

Come liberarsi del ricatto degli estremisti e dei filo-russi. La versione di Parsi

Le nuove parole di Giuseppe Conte su Russia e riarmo riaprono la frattura nel campo largo. A Formiche.net il politologo Vittorio Emanuele Parsi spiega perché la politica estera rappresenti il vero nodo irrisolto del centrosinistra e mette a confronto le ambiguità dell’opposizione con la maggiore compattezza del centrodestra sui dossier internazionali

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